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Roberto Bolle and Friends

Un'occasione imperdibile per vedere sullo stesso palco l'Étoile dei due mondi Roberto Bolle con star internazionali della danza, un vero e proprio viaggio attraverso la bellezza e la magia di questa forma d'arte. Roberto Bolle, protagonista assoluto della danza, di questi Gala non è solo interprete ma anche direttore artistico. I suoi Gala sono diventati uno straordinario strumento di diffusione della danza e delle sue eccellenze ad un pubblico trasversale, composto da migliaia di appassionati e non solo. Bolle, forte della sua esperienza sui palcoscenici più importanti del mondo, riesce a rendere ognuno di questi spettacoli unici nel loro genere ricreando un'atmosfera magica che celebra la bellezza e l'eleganza della danza. Accanto a lui i più importanti ballerini del mondo per realizzare un programma sorprendente, in grado di affascinare un numero di spettatori sempre più vasto ed eterogeneo. I Gala Roberto Bolle and Friends rappresentano un'opportunità culturale rara e di grandissimo prestigio, un viaggio imperdibile attraverso diversi stili e scuole differenti che suscitano emozioni sempre nuove.

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Debora Villa - Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere

“Tanto tempo fa, i Marziani e le Venusiane si incontrarono, si innamorarono e vissero felici insieme perché si rispettavano e accettavano le loro differenze. Poi arrivarono sulla terra e
furono colti da amnesia: si dimenticarono di provenire da pianeti diversi.”
Il testo di John Gray è un best seller mondiale che ha venduto cinquanta milioni di copie ed è stato tradotto in quaranta lingue, si basa su un pensiero tanto semplice quanto efficace: gli
uomini e le donne vengono da due pianeti diversi.
A portare in scena l’adattamento teatrale, una esilarante terapia di gruppo collettiva, del libro più celebre dello psicologo statunitense John Gray sarà per la prima volta in assoluto una
donna: l’attrice Debora Villa. Cercando di restare imparziale, Debora vi condurrà per mano alla scoperta dell'altro sesso senza pregiudizi. Per la prima volta quindi, sarà una rappresentante di Venere a ricordarci, con la sua comicità travolgente e irriverente, raffinata e spiazzante, quali sono le clamorose differenze che caratterizzano i Marziani e le Venusiane.
Uomini e donne impareranno a conoscersi di nuovo “perché – come sostiene Gray- quando si imparano a riconoscere e apprezzare le differenze tra i due sessi, tutto diventa più facile, le
incomprensioni svaniscono e i rapporti si rafforzano

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La Divina Commedia - Musical

A 10 anni dal primo debutto torna lo spettacolo che ha incantato il pubblico di tutte le età coinvolgendo con la sua storia, emozionando con le sue musiche, affascinando con le creazioni fantastiche del tre volte Premio Oscar Carlo Rambaldi. LA DIVINA COMMEDIA Opera Musical, ispirato al poema di Dante Alighieri, raccoglie l’anima operistica di un avvincente racconto in musica, con composizioni originali coinvolgenti redatte dalla nota mano di Marco Frisina, e quella appassionata, viva e modernissima di una narrazione che punta dritto allo spettatore, conducendolo con diversi linguaggi, dentro uno show ricco di storia, effetti speciali e magia.

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Giuseppe Giacobazzi - Noi mille volti e una bugia

Andrea Sasdelli alias Giuseppe Giacobazzi, ovvero l’uomo e la sua maschera.

Un dialogo, interiore ed esilarante, di 25 anni di convivenza a volte forzata.

25 anni fatti di avventure ed aneddoti, situazioni ed equivoci, gioie e malinconie, sempre spettatori e protagonisti di un’epoca che viaggia a velocità sempre maggiore. Dove in un lampo si è passati dalla bottega sotto casa alle “app” per acquisti, dal ragù sulla stufa ai robot da cucina programmabili con lo smartphone; il tutto vissuto dall’uomo Andrea e raccontato dal comico Giacobazzi. Come in uno specchio, o meglio come in un ritratto (l’omaggio a Dorian Gray è più che voluto), dove questa volta ad invecchiare è l’uomo e non il ritratto.

Sono proprio questi i “NOI” che vediamo riflessi nei nostri mille volti (i rimandi letterari non mancano, dal già citato Wilde a Pirandello, da Orwell a Hornby), convivendo, spesso a fatica con la bugia del compiacerci e del voler piacere a chi ci sta di fronte.

È uno spettacolo che con ironia e semplicità cerca di rispondere ad un domanda: “Dove finisce la maschera e dove inizia l’uomo?”, che poi è il problema di tutti, perché tutti noi conviviamo quotidianamente con una maschera.

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Francesco Tesei - Human

Improvvisamente camminiamo in una foresta di emozioni che ci riconnettono con l’infinito del nostro io, per un’esperienza di condivisione suggestiva quasi al limite del nostro credere, e un’esplorazione profonda del nostro inconscio.

Il nuovo spettacolo di Francesco Tesei propone uno sguardo alla sua arte da una prospettiva originale e quanto mai attuale: il mentalismo come modo per tornare a stupirsi per le magie dei rapporti umani.

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La vedova allegra

Die lustige Witwe (titolo italiano: La vedova allegra) (The Merry Widow in inglese e La Veuve joyeuse in francese) è un'operetta in tre parti di Franz Lehár, su libretto di Victor Léone Leo Stein, dalla commedia L'Attaché d'ambassade di Henri Meilhac (1861).

Debuttò con enorme successo al Theater an der Wien a Vienna il 30 dicembre 1905 con la boema Mizzi Günther, soprano di operetta, ed il tenore viennese Louis Treumann sotto la direzione del compositore. L'operetta è stata scritta per un'orchestra di grandi dimensioni comprendente l'Arpa ed il Glockenspiel. Dopo duecento rappresentazioni (arriveranno ad oltre quattrocento) la direzione del teatro dona a Lehár una medaglia di riconoscimento.

In Italia debutta il 27 aprile 1907 al Teatro Dal Verme di Milano nella traduzione di Ferdinando Fontana con Adrienne Telma, in arte Emma Vecla. Dopo cinquecento repliche Lehár viene in Italia appositamente a complimentarsi con lei. (wikipedia)

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Così parlò Bellavista

In occasione del 90° compleanno di Luciano De Crescenzo, Alessandro Siani e Geppy Gleijeses adattano per il teatro il film di culto e il romanzo Così parlò Bellavista. È un omaggio doveroso, ma vivo e teatralissimo all’opera principale di De Crescenzo.

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Piero Angela, Alberto Luca Recchi - I segreti del mare

Un’icona tutta italiana Piero Angela, un esploratore instancabile Alberto Luca Recchi e una voce straordinaria Noa, si uniranno per una serata incredibile per “I Segreti del Mare”.

Uno show inedito, tra racconti e immagini mozzafiato, un viaggio tra le curiosità e le meraviglie degli Oceani con due accompagnatori d’eccezione come Piero Angela, divulgatore per antonomasia e Alberto Luca Recchi esploratore e fotografo del mare, protagonista delle prime spedizioni nel Mediterraneo alla ricerca di squali e balene, l’unico italiano ad aver realizzato un libro fotografico per il National Geographic.

I due protagonisti hanno scritto tre libri sul mare insieme ad Alberto Angela.

Gli spettatori si divertiranno a scoprire le meraviglie e le fragilità del mare, un secondo paradiso ancora inesplorato che rischiamo di perdere prima ancora di averlo conosciuto.

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Biagio Izzo - Tartassati dalle tasse

Giulio Andreotti soleva dire che l’Umiltà, che di per sé costituisce una grande virtù, si trasforma in una vera iattura quando gli Italiani la praticano in occasione della loro dichiarazione dei debiti.

“Io le tasse le pagherei. Ed anche volentieri! Se solo però poi le cose funzionassero veramente!”

Quante volte abbiamo ascoltato simili confidenze?  E quante volte anche la nostra coscienza di pur buoni ed onesti cittadini ha segretamente partorito concetti del genere? Il problema, però, è che se poi davvero ragionassimo tutti quanti sempre così, come e perché mai le cose potrebbero veramente funzionare?

Sarà costretto improvvisamente a domandarselo anche Innocenzo Tarallo, 54 anni ben portati, napoletano, imprenditore nel settore della ristorazione: il classico “self made man”, che da nipote e figlio di baccalaiuolo si ritrova ora proprietario orgoglioso di un ristorante internazionale di sushi all’ultima moda. E che dopo tanti sacrifici avrebbe voluto ora godersi anche un po’ la vita; magari anche grazie a qualche piccola “furbizia” di contribuente…

E che si ritroverà invece in balia di mille peripezie e problemi. Soprattutto costretto a risolvere il quesito che angustia la stragrande maggioranza di noi: come è possibile che due parole che da sole evocano così tanta bellezza: “Equità” e “Italia”, quando si uniscono si contraggono dolorosamente come chi è in preda alla più dolorosa delle coliche addominali?

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Maurizio IV

Maurizio è un regista che sta per mettere in scena il “Gioco delle Parti” di Pirandello. Con lui un tecnico appena assunto, Carmine, siciliano di mezza età, che non sa nulla dello spettacolo.
Pur di lavorare il meno possibile, Carmine si mette a discutere ogni dettaglio. Le sue idee sono talmente innovative che spingono Maurizio a pensare a una regia completamente diversa: un Pirandello pulp.
Progressivamente i ruoli fra i due si invertono: Carmine prende in mano la situazione e Maurizio lo asseconda. Eppure non tutto è come sembra, e la scoperta di inquietanti verità scuote i precari equilibri e fa precipitare la commedia verso un finale inaspettato.

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Caligola

In an entertaining journey between present and past, made even more engaging by live music and choreography on stage, the actor plays the role of Don Michele, in order to perform in front of the audience a sort of laud reflection. The protagonist explores the relationship between generations, wondering if technology and globalization have not only changed our way of life, but also changed friendship and love relationships, as well as our big dreams.

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Lucio incontra Lucio

In an entertaining journey between present and past, made even more engaging by live music and choreography on stage, the actor plays the role of Don Michele, in order to perform in front of the audience a sort of laud reflection. The protagonist explores the relationship between generations, wondering if technology and globalization have not only changed our way of life, but also changed friendship and love relationships, as well as our big dreams.

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Mi piace

Grandma Concetta used to say "Every bit of life or memory of each of us is in an attic or in a basement", but with the advent of the internet the hiding place is replaced by a hashtag in which you can keep your emotions. Gabriele opens his # to his audience right on the stage, the only place where the actor manages to be the very image of himself.

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Carmen

Carmen è un'opéra-comique di Georges Bizet in quattro atti (o quadri, come vengono chiamati dal compositore), su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy. Tratta dalla novella omonima di Prosper Mérimée (1845), vi apporta delle modifiche salienti tra cui l'introduzione dei personaggi di Escamillo e Micaela, e il carattere di Don José, che nel romanzo viene descritto come un bandito rozzo e brutale. Bizet stesso collaborò al libretto, scrivendo anche le parole della celebre habanera L'amour est un oiseau rebelle.La sua prima rappresentazione avvenne all'Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875.

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Il barbiere di Siviglia

Musica Gioachino Rossini

Opera buffa in due atti

Libretto di Cesare Sterbini
dalla commedia omonima di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais

Prima rappresentazione assoluta,
Teatro Argentina di Roma, 20 febbraio 1816

Durata: 2,55 h circa - I ATTO 1,30 h - INTERVALLO 30' - II ATTO 55'

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Turandot

Musica di Giacomo Puccini

Dramma lirico in tre atti e cinque quadri
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni

 

Prima rappresentazione assoluta, Teatro alla Scala di Milano, 25 aprile 1926

DIRETTORE

 Alejo Pérez

REGIA, SCENE, COSTUMI

 Ai Weiwei

 

 

MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani
LUCI Peter van Praet

 

PRINCIPALI INTERPRETI

TURANDOT Anna Pirozzi / Ewa Vesin

L’IMPERATORE ALTOUM Carlo Bosi

TIMUR Marco Spotti / Antonio Di Matteo

IL PRINCIPE IGNOTO (CALAF) Gregory Kunde / Arsen Soghomonyan

LIÚ Francesca Dotto

PING Alessio Verna

PANG Francesco Pittari

PONG Pietro Picone

UN MANDARINO Andrii Ganchuk*

 

* dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

 

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
con la partecipazione della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma

 

Nuovo allestimento

con sovratitoli in italiano e inglese

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Con tutto il cuore

Dopo lo straordinario successo per due stagioni teatrali, battendo ogni record d’incasso con Una festa esagerata, Vincenzo Salemme propone la sua nuova divertentissima commedia: “Il mio nuovo spettacolo sarà ancora una commedia. Anche stavolta vorrei che il pubblico si divertisse molto. E anche stavolta al centro della vicenda c’è un piccolo uomo, il mite insegnante di lettere antiche Ottavio Camaldoli, che subisce un trapianto di cuore, ma non sa che il cuore gli è stato dato in dono, è quello di un feroce delinquente, Pasquale Mangiacarne, morto ucciso, il quale prima di morire ha sussurrato alla mamma, le ultime volontà: che il proprio cuore continui a pulsare anche dopo la sua morte, affinché colui che lo riceverà in dono (Ottavio appunto), possa vendicarlo. Il povero Ottavio però, pur avendo effettivamente cambiato il cuore, non ha modificato il carattere. E non ha nessuna intenzione di trasformarsi in assassino. Lui che già subisce le angherie di una ex moglie, della figlia ventenne che vive in casa con lui…lui che rispetta la legge… quest’uomo dovrà sottostare alla prepotenza della signora Carmela (mamma di Mangiacarne) e dovrà diventare un duro. Un cinico. Un uomo capace di rendere il proprio cuore chiuso come la pietra. Forse tutto questo per dimostrare che in ognuno di noi ci sono tutte le sfumature e tutti i colori dell’animo umano. E che è sempre l’occasione che ci costringe a fare delle scelte. E in quelle scelte si capisce davvero qual è la nostra natura più profonda”.

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Kat’a Kabanova

Musica di Giacomo Puccini

Dramma lirico in tre atti e cinque quadri
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni

 

Prima rappresentazione assoluta, Teatro alla Scala di Milano, 25 aprile 1926

DIRETTORE

 Alejo Pérez

REGIA, SCENE, COSTUMI

 Ai Weiwei

 

 

MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani
LUCI Peter van Praet

 

PRINCIPALI INTERPRETI

TURANDOT Anna Pirozzi / Ewa Vesin

L’IMPERATORE ALTOUM Carlo Bosi

TIMUR Marco Spotti / Antonio Di Matteo

IL PRINCIPE IGNOTO (CALAF) Gregory Kunde / Arsen Soghomonyan

LIÚ Francesca Dotto

PING Alessio Verna

PANG Francesco Pittari

PONG Pietro Picone

UN MANDARINO Andrii Ganchuk*

 

* dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

 

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
con la partecipazione della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma

 

Nuovo allestimento

con sovratitoli in italiano e inglese

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Luisa Miller

Musica di Giuseppe Verdi

Melodramma tragico in tre atti
Libretto di Salvadore Cammarano tratto dalla tragedia Kabale und Liebe(Intrigo e amore) di Friedrich Schiller

 

Prima rappresentazione assoluta, Teatro di San Carlo di Napoli, 8 dicembre 1849

Durata: 2h 55' circa con un intervallo

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Aida

Romeo and Juliet (The Most Excellent and Lamentable Tragedy of Romeo and Juliet) is one of the tragedies by William Shakespeare, composed between 1594 and 1596, among the most famous and represented, as well as one of the most popular love story in the world. The story of the two protagonists has assumed a symbolic value over time, becoming the archetype of perfect love, but opposed by society. There are innumerable musical and cinematographic reductions (among the most popular, those directed by Zeffirelli and Luhrmann).

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Dolore sotto chiave

Un dittico con la regia di Carlo Cecchi che riunisce due atti unici di Eduardo De Filippo: Dolore sotto chiave e Sik-Sik, l’artefice magico. Due piccoli gioielli della tradizione eduardiana che sono una riflessione sul mondo del teatro come metafora della vita.
Il grande maestro del teatro Carlo Cecchi, funambolo e innovatore della scena che ha attraversato il Novecento, restituisce con questo dittico l’amarezza e il realismo di Eduardo De Filippo, la sua capacità di graffiare anche con una sola, fulminea invenzione paradossale. Un incontro tra due intelligenze severe, inflessibili e rivoluzionarie del palcoscenico che hanno da sempre combattuto, dentro e fuori la scena, per un “teatro vivente”. Un rigoroso esempio di coscienza critica nel classico gioco “del teatro nel teatro”, proprio attraverso quella contrapposizione tra realtà e finzione, spinta oltre l’asfittico dibattito tra vita e forma. Due anime artistiche vigorose si saldano così sulle tavole del palcoscenico, per entrambi “specchio” in cui la realtà si riflette nella finzione e viceversa. Con Dolore sotto chiave e Sik-Sik, l’artefice magico Carlo Cecchi offre al pubblico un doppio Eduardo, dalla prospettiva e con lo sguardo di un uomo, prima che un artista, che ha dedicato una carriera e una vita all’arte del teatro.

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Morte di un commesso viaggiatore

Tracciando bilanci del secolo che si concludeva, agli inizi dell’anno 2000 la rivista Time elencò i dieci lavori teatrali più significativi del Novecento. Il primo posto assoluto toccò a I sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello. Il secondo andò a Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller: senza alcun dubbio la Grande commedia americana, quella che gli americani sentono come più autenticamente “loro”. Viene ripresa in continuazione in tutto il mondo, ma con Broadway ha un rapporto particolare. In una occasione particolarmente solenne, cinque o sei anni fa, il grande Mike Nichols la mise in scena riproducendo meticolosamente scene, costumi, musica e regia dell’edizione originale del 1948, con un interprete di eccezione come Philip Seymour Hoffman. Alla fine dell’ultima replica di questa produzione il pubblico come se si fosse dato un segnale non applaudì ma si alzò in piedi compatto, come davanti a un rito. 

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Don Chisciotte

Chi è pazzo? Chi è normale?
Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. Di più: forse ci vuole una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per compiere atti eroici.
La lucida follia è quella che ti permette di sospendere, per un eterno istante, il senso del limite: quel “so che dobbiamo morire” che spoglia di senso il quotidiano umano, ma che solo ci rende umani.
L'animale non sa che dovrà morire: in ogni istante è o vita o morte. L'uomo lo sa ed è, in ogni istante, vita e morte insieme. Emblematico in questo è Amleto, coevo di Don Chisciotte, che si chiede: chi vorrebbe faticare, soffrire, lavorare indegnamente, assistere all’insolenza dei potenti, alle premiazioni degli indegni sui meritevoli, se tanto la fine è morire?
Don Chisciotte va oltre: trascende questa consapevolezza e combatte per un ideale etico, eroico. Un ideale che arricchisce di valore ogni gesto quotidiano. E che, involontariamente, l'ha reso immortale.
È forse folle tutto ciò? È meglio vivere a testa bassa, inseriti in un contesto che ci precede e ci forma, in una rete di regole pre-determinate che, a loro volta, ci determinano? Gli uomini che, nel corso dei secoli, hanno osato svincolarsi da questa rete - avvalendosi del sogno, della fantasia, dell'immaginazione - sono stati spesso considerati “pazzi”. Salvo poi venir riabilitati dalla Storia stessa. Dopotutto, sono proprio coloro che sono folli abbastanza da credere nella loro visione del mondo, da andare controcorrente, da ribaltare il tavolo, che meritano di essere ricordati in eterno: tra gli altri, Galileo, Leonardo, Mozart, Che Guevara, Mandela, Madre Teresa, Steve Jobs e, perché no, Don Chisciotte.

Alessio Boni

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La classe

I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente che ha ulteriormente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, paradossalmente, ha anche portato lavoro, non ultima la costruzione di un muro intorno al campo per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina.

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Paolo Borsellino - Essendo Stato

Arrivano per la prima volta in scena le parole pronunciate da Paolo Borsellino che gli Italiani non hanno mai ascoltato, raccontate da Ruggero Cappuccio. 

Proprio sull'ultimo secondo di vita di Paolo Borsellino, il 19 luglio del 1992, si concentra il testo di Cappuccio, che dilata questo singolare residuo di tempo e denuncia la solitudine in cui i due magistrati sono stati lasciati, perché esiste una parte deviata dello Stato che vuole controllare la piaga rappresentata dalla mafia ma non guarirla: di quell'infezione ha infatti bisogno, anche per mettere a morte le parti sane del suo corpo che desidera siano messe a morte.

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Barbara Foria in EU...FORIA

Approda  per una one night al Teatro Brancaccio la prorompente comicità dell’attrice napoletana con il meglio della sua produzione artistica e dei suoi personaggi.

“IL MEGLIO DI…” raccoglie il meglio dei monologhi che Barbara Foria ha scritto e portato in scena nell’ultimo decennio nei migliori teatri italiani.

Uno spettacolo che contiene tutte le risposte alle domande che nessuno le ha mai fatto. Perché il problema, checché ne dica la Mannoia, non è tanto quello che le donne non dicono, ma quello che le donne dicono e gli uomini non capiscono!

Per fortuna con l’età si diventa più saggi e così impari finalmente a vivere; impari a mostrare gli anni e nascondere i danni; impari che quando la vita ti offre limoni la cosa migliore è cercare qualcuno da limonare; impari che la forma dell’amore non e’ a cuore ma rotonda, un po’ come la sua pancia ed i tuoi fianchi, e ti accorgi così che innamorarsi a 20 anni significa avere tanti sogni nel cassetto, ma superati i 40 in quel cassetto trovi solo un sacco di medicine ordinanatamente disposte in ordine alfabetico.

In fondo va bene così: il compito di renderci felici non spetta agli altri, ma a noi stesse.

Dobbiamo solo cominciare a farci del bene: non fiori, ma sandali di Jimmy Choo, non massaggi, ma viaggi a Cuba!

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Che disastro Peter Pan

Dal 2016 il pubblico di tutta Italia apprezza ed applaude il “tragico” cast di Che disastro di commedia - versione Italiana del pluripremiato successo planetario The play that goes wrong, - rappresentata con successo al Teatro Brancaccio, dove una compagnia amatoriale nel corso della recita è sottoposta a una serie di imprevisti che mettono a dura prova la loro professionalità.

Dagli stessi autori, arriva CHE DISASTRO PETER PAN, versione Italiana della commedia inglese campione d’incassi Peter Pan goes wrong e promette di aumentare il caos e le risate che ne scaturiscono, determinando l’ennesimo fallimento della sgangherata Compagnia amatoriale dello sperduto “Sant’Eufrasio Piedimonte”, compagnia che si ripropone ancora più ambiziosa rispetto al passato.  Quando il regista apparirà sul palcoscenico, con il suo assistente/co-regista si inizieranno a percepire le tensioni alla base di questa ennesima, tentata, impresa teatrale. Come per Che disastro di commedia, le porte non si apriranno, gli oggetti scompariranno per ricomparire altrove, gli effetti sonori saranno inevitabilmente anticipati o ritardati e gli attori, impegnati in ruoli multipli, combatteranno ancora una volta contro inconvenienti tecnici e non ricordando le battute, intrappoleranno gli altri in “loop” esasperanti. Una farsa che cela un intenso lavoro sugli attori e trucchi teatrali sorprendenti.

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Che disastro Peter Pan

Dal 2016 il pubblico di tutta Italia apprezza ed applaude il “tragico” cast di Che disastro di commedia - versione Italiana del pluripremiato successo planetario The play that goes wrong, - rappresentata con successo al Teatro Brancaccio, dove una compagnia amatoriale nel corso della recita è sottoposta a una serie di imprevisti che mettono a dura prova la loro professionalità.

Dagli stessi autori, arriva CHE DISASTRO PETER PAN, versione Italiana della commedia inglese campione d’incassi Peter Pan goes wrong e promette di aumentare il caos e le risate che ne scaturiscono, determinando l’ennesimo fallimento della sgangherata Compagnia amatoriale dello sperduto “Sant’Eufrasio Piedimonte”, compagnia che si ripropone ancora più ambiziosa rispetto al passato.  Quando il regista apparirà sul palcoscenico, con il suo assistente/co-regista si inizieranno a percepire le tensioni alla base di questa ennesima, tentata, impresa teatrale. Come per Che disastro di commedia, le porte non si apriranno, gli oggetti scompariranno per ricomparire altrove, gli effetti sonori saranno inevitabilmente anticipati o ritardati e gli attori, impegnati in ruoli multipli, combatteranno ancora una volta contro inconvenienti tecnici e non ricordando le battute, intrappoleranno gli altri in “loop” esasperanti. Una farsa che cela un intenso lavoro sugli attori e trucchi teatrali sorprendenti.

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Processo a Gesù

In occasione del 40º anniversario della scomparsa di Diego Fabbri, la Gitiesse Artisti Riuniti e la Compagnia Molière mettono in scena da gennaio 2020 “Processo a Gesù” con la regia di Geppy Gleijeses e 19 attori (tra cui 10 allievi attori all’ultimo anno di corso delle migliori scuole di teatro d’Italia). Il capolavoro di Diego Fabbri è un testo di strabiliante attualità e ci interroga sul senso della Fede, sulla giustizia, sulla solidarietà, fruga nell’intimo delle nostre coscienze stimolandoci a una riflessione profonda sulla forza della figura di Cristo oggi, portando lo spettatore, ateo o credente che sia, a interrogare sé stesso e la propria anima.
Un gruppo di ebrei scampati alla Shoah, celebra da anni il rito ormai consunto di un processo a Gesù, con attori che di volta in volta interpretano gli apostoli, Pilato, Caifa, Maria, la Maddalena ed altri. Questo processo si è sempre concluso con un verdetto di condanna, ma stavolta gli spettatori non ci stanno, protestano, si indignano e vogliono l’assoluzione. Il testo si conclude con un’agghiacciante testimonianza di una vecchietta che si occupa delle pulizie del teatro: ha perso un figlio, ed è come se ora non volesse perderne un altro…
L’interazione tra gli attori in platea e quelli in palcoscenico ricorda testi pirandelliani come “Ciascuno a suo modo” o “Questa sera si recita a soggetto”, ma con una violenza ed una profondità modernissime.

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Omaggio a Fabrizio De André

Una delle poche band riconosciute ufficialmente dalla “Fondazione De André” che ha collezionato diversi sold out nei teatri italiani,  il prossimo 7 aprile conterà una line up di ben 7 musicisti ad accompagnare la straordinaria voce solista di Luca Cionco, affiancati per l’occasione da un eccezionale ospite d’onore: Michele Ascolese storico chitarrista di De André.

A raccontare, insieme alla voce solista, il genio intramontabile del Faber saranno presenti sul palco Edoardo Fabbretti alla batteria e percussioni, Glauco Fantini al basso, Simone Temporali alle tastiere, moog e flauto, Antonello Pacioni alla chitarra, bouzouki e mandolino, Eleonora Giosué al violino e Alessandro Famiani alla fisarmonica, Massimiliano Pioppi al pianoforte e tastiera, voce e cori Daniela di Rienzo.

 

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Beppe Grillo - Terrapiattista

Tutto è piatto: cultura, informazione, cervelli.

In un mondo in cui tutti, prima di parlare, controllano su Google quello che stanno per dire, Beppe Grillo si lancia in mezzo a chi ha il coraggio di sfidare la realtà, liberando il terrapiattista che è in noi!

La cultura, l'informazione, la scienza ci hanno tradito, così come la politica. Tutto è piatto, prevedibile e, allo stesso tempo, incerto perché qualsiasi forma di potere è detentrice di verità. Solo attraverso il dubbio possiamo davvero essere liberi.

Come sarebbe stato il mondo se Beppe Grillo non fosse esistito?

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Le affinità elettive

Ne Le affinità elettive c’è un grande gioco di equilibri e contrasti tra essere e dover essere, tra istinto e ragione, tra sensualità e moralità, tra immediatezza e riflessione, tra destino e volontà. Il tentativo è quello di mostrare le forze che provengono dalla dissoluzione del matrimonio. La passione perde tutto il suo diritto, la sua felicità e la sua potenza quando cerca di venire a patti con l’agiata e garantita vita borghese.

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Nel Nostro Piccolo - Ale e Franz

Nel nostro piccolo è un viaggio alla ricerca del nostro punto di partenza, quello che ha mosso la nostra voglia e ricerca di comicità̀. Ma Ridendo. Il racconto di un mondo visto dalla parte di chi ha il coraggio, con le proprie idee, di vedere dentro la vita di ognuno. Raccontare le piccolezze, le sconfitte, le paure che ci accompagnano. Sempre Ridendo. Il coraggio di vivere storie non sempre vincenti. La forza di trasmettere emozioni vere: i fallimenti di una vita, la delusione degli ideali, la conoscenza profonda di sentimenti penetranti, come l’amore. La gioia della vita. Ridendo ovviamente. Ridendo riusciamo a scoprire i nostri difetti.
La risata è il nostro veicolo fondamentale per riuscire a parlare di noi senza prenderci troppo sul serio.

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Misericordia

Emma Dante porta sul palco dell’Argentina le atmosfere tragiche ed esuberanti del suo teatro per parlarci di una ferita italiana: quella della disperata e sconfinata solitudine di un popolo di donne offese dalla violenza. Sul palcoscenico la storia di «tre puttane e un ragazzo menomato che vivono in un tugurio» dà vita ad una realtà squallida, intrisa di povertà, analfabetismo e provincialismo, per esplorare l’inferno di un degrado terribile, sempre più ignorato dalla società.

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Uccio De Santis - Non so che fare prima

Lo show racconta, in forma di monologo e di sketch a due, la vita di un comico “per vocazione”. Dagli esordi per vincere la timidezza, alle feste in casa, al suo grande amore: il teatro. Un viaggio nei ricordi che dipinge tanti gustosi quadretti familiari. Si racconta il presente con divertenti siparietti tra moglie e marito sulla vita di ogni giorno. Storie in cui ognuno si può identificare e ridere di gusto con tanta buona musica.

In questa avventura Uccio De Santis sarà accompagnato dai volti storici del programma Umberto Sardella ed Antonella Genga. Non mancano le divertenti interazioni con il pubblico, vero cavallo di battaglia dell’artista pugliese, creando dei siparietti comici di gran coinvolgimento.

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Io, Don Chisciotte

Balletto di Roma si prepara ad accogliere il grande e auspicato ritorno del coreografo più applaudito d’Italia. Fabrizio Monteverde si riaffaccia sulla scena dopo l’ultimo lavoro realizzato per la storica compagnia romana nel 2014, “Il Lago dei Cigni ovvero il Canto”, ispirato a uno dei più importanti balletti del repertorio classico su musica di P. I. Čajkovskij.

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Antonello Costa - Gran Casinò

Un formidabile corpo di ballo, la soubrette Annalisa Costa, Gianpiero Perone, spalla esilarante e complice, accompagnano il comico siciliano in questa nuova peripezia scenica.

Il casinò OLIMPIC è in crisi. Le poche presenze e la concorrenza di un casinò rivale di proprietà di Don Antonino ne minacciano la chiusura.

Il direttore (Gianpiero Perone) e la sua assistente (Annalisa Costa) decidono di chiamare un comico (Antonello Costa) per organizzare degli spettacoli che attirino nuovi clienti.

Riusciranno a salvare il casinò?

L'unica cosa sicura è che il pubblico si divertirà tantissimo.

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La valle dell’Eden

Uno dei capolavori della narrativa americana al Teatro Argentina con La valle dell’Eden diretto da Antonio Latella. Una messinscena-evento dal bestseller di John Steinbeck che riflette sugli interrogativi, i timori e le speranze del nostro tempo mettendo al centro la parola: quella del grande scrittore e quella data in voce, vibrante sul palco, in lotta tra creazione e responsabilità.

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Hollywood Burger

Sotto lo sguardo impietoso di un inserviente di colore che ha subito chiare le intenzioni di due scrocconi (nessuno dei due ha nemmeno i soldi per pagarsi l’hamburger ordinato), i due disgraziati si raccontano la loro surreale “carriera” cinematografica tra parti memorabili di cui però tutti ignorano l’esistenza perché
tagliate al montaggio, o ruoli entrati nell’Olimpo di Hollywood, ma non riconducibili a nessuno dei due.

In un crescendo di battute esilaranti, situazioni imbarazzanti, ed episodi di vita narrati in maniera tragicomica, si delineano due personaggi incredibili, che man mano che la storia procede riveleranno retroscena incredibili della loro grama esistenza.

Non sapremo mai se quello che si confidano è frutto di una crudele realtà o di una delirante follia ma le loro frustrazioni, le loro aspettative disattese di una improbabile carriera cinematografica, li rende così tragici da farli diventare esilaranti, eroici clown beckettiani del nostro mondo. Dopo decenni, infatti, attendono ancora “l’occasione” e aspettano che passi di lì Jack Nicholson. Aspettando Godot degenera in Aspettando Jack Nicholson: Beckett tracima in Quentin Tarantino.

Un finale totalmente a sorpresa suggella la novità di questo testo originale di Roberto Cavosi che l’inedita coppia teatrale Enzo Iacchetti e Pino Quartullo portano in scena, regalando allo spettacolo la propria personalissima interpretazione sempre a metà tra la commedia e una visione beckettiana di personaggi che fluttuano in scena attendendo un’entità destinata a non manifestarsi mai, eppure evocata continuamente.

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Così è (se vi pare)

Filippo Dini dirige e interpreta un Pirandello (il suo primo) che guarda a Buñuel. In un claustrofobico interno borghese, il mistero della signora Frola e del signor Ponza, suo genero, assume i contorni surreali di un sogno. I veri pazzi? I pettegoli che stanno a guardare.

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