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We Will Rock You

Nell’aprile 2019, dopo un tour di grande successo di pubblico e critica, che ha registrato circa 65.000 spettatori paganti nelle 56 repliche che hanno toccato da nord a sud le principali città italiane, si è conclusa la prima stagione teatrale di We Will Rock You, lo spettacolo con le canzoni dei Queen. Le vicende di Galileo e Scaramouche hanno appassionato a ritmo di Rock platee animate da giovani e meno giovani che hanno condiviso con i protagonisti, tra emozioni e risate, il racconto di una Speranza, del potere salvifico del Rock and Roll, della condivisione e del diritto di poter esprimere se stessi.

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Finché social non ci separi

Hai mai detto a tuo marito che non sopporti che la sera venga a letto con le calze antiscivolo?

Hai mai confessato alla tua fidanzata che ti piacerebbe che si ricordasse che sesso non e solo una parola del nostro vocabolario, ma anche un qualcosa che andrebbe praticato?

Sei mai riuscito a dire al tuo compagno che prima di baciarti al mattino dovrebbe lavarsi i denti?

Sei in grado di dire alla tua Lei che il lavandino serve per lavarsi e non come recipiente per i suoi trucchi?

Molte coppie convivono non dicendosi le cose e il risultato e che la coppia scoppia.

Angelo e Katia, coppia sul palco ma soprattutto nella vita, hanno scelto di dirsi tutto, anche le cose meno belle, e per farlo si sono affidati all’ironia che smorza i toni senza sminuire l’importanza di ciò che ci si dice.

Tutto parte da una lista dei difetti.

Katia scrive quelli di Angelo e lui fa altrettanto con quelli di lei.

La lista viene subito mostrata al pubblico che non solo assisterà per tutto lo spettacolo allo scambio comico tra i due a suon di difetti , ma sara anche chiamato a dire la propria attraverso il meccanismo dei bigliettini anonimi e dei social.

Come?

Possiamo solo anticiparvi che in questo spettacolo qualcuno si aggirerà in mezzo al pubblico e che i telefoni rimarranno accesi!Un percorso comico a tappe nella convivenza tra l’uomo e la donna per sottolineare che la bellezza sta appunto nella diversità dei due emisferi a confronto: quello maschile dove calcio, birra e sesso la fanno da padroni, e quello femminile con le sue infinite e incomprensibili, per lui, sfumature.

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Roberto Bolle and Friends

Un'occasione imperdibile per vedere sullo stesso palco l'Étoile dei due mondi Roberto Bolle con star internazionali della danza, un vero e proprio viaggio attraverso la bellezza e la magia di questa forma d'arte. Roberto Bolle, protagonista assoluto della danza, di questi Gala non è solo interprete ma anche direttore artistico. I suoi Gala sono diventati uno straordinario strumento di diffusione della danza e delle sue eccellenze ad un pubblico trasversale, composto da migliaia di appassionati e non solo. Bolle, forte della sua esperienza sui palcoscenici più importanti del mondo, riesce a rendere ognuno di questi spettacoli unici nel loro genere ricreando un'atmosfera magica che celebra la bellezza e l'eleganza della danza. Accanto a lui i più importanti ballerini del mondo per realizzare un programma sorprendente, in grado di affascinare un numero di spettatori sempre più vasto ed eterogeneo. I Gala Roberto Bolle and Friends rappresentano un'opportunità culturale rara e di grandissimo prestigio, un viaggio imperdibile attraverso diversi stili e scuole differenti che suscitano emozioni sempre nuove.

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Enrico Brignano - Un’ora sola vi vorrei

Grande successo di pubblico per “Un’ora sola vi vorrei”, il nuovo one-man show di ENRICO BRIGNANO che, dopo aver attraversato l’Italia in lungo e in largo, tornerà a calcare i palcoscenici delle principali città della penisola, a partire da: Roma, Bologna, Firenze, Bari, Torino e seguiranno anche altre.
Dopo i sold out di “Innamorato Perso”, che ha fatto ridere ed emozionare il pubblico italiano dei palazzetti, l’artista torna in scena con questo nuovo e imperdibile show che sfida e rincorre il tempo.
Da febbraio 2020, “Un’ora sola vi vorrei” farà inizialmente tappa a Roma al Teatro Brancaccio, poi Bologna al Teatro EuropAuditorium, poi ancora Firenze al Teatro Verdi, così Bari al Teatro Team, come Torino presso il Teatro Alfieri.

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Enrico Bertolino - Instant Theatre

Enrico Bertolino ha iniziato da oltre tre anni a cimentarsi in una formula teatrale innovativa, ideata insieme a Luca Bottura, e portata con successo nei teatri delle principali città italiane tra cui Roma, Milano, Bologna, Genova, Torino e Verona. Si tratta dell’ instant theatre®, spettacolo in cui narrazione, attualità, umorismo, storia, costume, cronaca, comicità, politica e satira si incontrano sulle assi di un palcoscenico.

Il teatro diventa così luogo di informazione satirica strettamente legata all’attualità, e lo spettacolo un percorso di conoscenza di un tema politico o sociale, un “tutorial” col sorriso sulle labbra, particolarmente indicato per chi, come lo stesso Bertolino, gronda certezze e dubbi equamente ripartiti. Novanta minuti di spettacolo per chiarirsi le proprie convinzioni e farsene delle nuove.

E’ possibile adattare l’esperimento ai più svariati temi del dibattito pubblico nazionale o locale attraverso un sapiente lavoro autorale svolto a tre mani da Enrico BertolinoLuca Bottura Massimo Navone che ne cura anche la regia.

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Debora Villa - Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere

“Tanto tempo fa, i Marziani e le Venusiane si incontrarono, si innamorarono e vissero felici insieme perché si rispettavano e accettavano le loro differenze. Poi arrivarono sulla terra e
furono colti da amnesia: si dimenticarono di provenire da pianeti diversi.”
Il testo di John Gray è un best seller mondiale che ha venduto cinquanta milioni di copie ed è stato tradotto in quaranta lingue, si basa su un pensiero tanto semplice quanto efficace: gli
uomini e le donne vengono da due pianeti diversi.
A portare in scena l’adattamento teatrale, una esilarante terapia di gruppo collettiva, del libro più celebre dello psicologo statunitense John Gray sarà per la prima volta in assoluto una
donna: l’attrice Debora Villa. Cercando di restare imparziale, Debora vi condurrà per mano alla scoperta dell'altro sesso senza pregiudizi. Per la prima volta quindi, sarà una rappresentante di Venere a ricordarci, con la sua comicità travolgente e irriverente, raffinata e spiazzante, quali sono le clamorose differenze che caratterizzano i Marziani e le Venusiane.
Uomini e donne impareranno a conoscersi di nuovo “perché – come sostiene Gray- quando si imparano a riconoscere e apprezzare le differenze tra i due sessi, tutto diventa più facile, le
incomprensioni svaniscono e i rapporti si rafforzano

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Lillo & Greg - Gagmen

Un nuovo sfavillante “varietà” firmato Lillo e Greg che ripropone ulteriori cavalli di battaglia della famosa coppia comica ma questa volta tratti non soltanto dal loro repertorio teatrale ma anche da quello televisivo e radiofonico come “Che, l’hai visto?” (rubrica cult del famigerato programma radiofonico 610 condotto dai due) o “Greg Anatomy” (parodia della serialità tv Nip&Tack tratto dal programma televisivo The show must go off al tempo condotto da Serena Dandini) e ancora “Normal Man”… Lillo e Greg nei panni di due super eroi particolari! Una miscela esplosiva ed esilarante che finalmente porta in teatro radio e tv per una sintesi perfetta, arguta, sottile, colta e scoppiettante come solo Lillo e Greg sanno fare.

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I Capuleti e i Montecchi

Musica di Vincenzo Bellini

Opera in due atti
libretto di Felice Romani

Prima rappresentazione assoluta, Teatro La Fenice di Venezia, 11 marzo 1830

Direttore

Daniele Gatti

Regia, scene, costumi, luci

Denis Krief
 

 

MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani

 

PRINCIPALI INTERPRETI

ROMEO Anna Goryachova  / Vasilisa Berzhanskaya

GIULIETTA Mariangela Sicilia/ Benedetta Torre

TEBALDO Iván Ayón Rivas / Giulio Pelligra

LORENZO Nicola Ulivieri

CAPELLIO Alessio Cacciamani

 

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma

 

Nuovo allestimento
con sovratitoli in italiano e inglese

 

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Momix – Alice

Cosa ci racconta Alice? Chiedetelo a Moses Pendleton, direttore artistico di Momix, il cui ultimo lavoro per l’Accademia Filarmonica Romana, ispirato ad Alice nel Paese delle Meraviglie, avrà la sua prima mondiale al teatro Olimpico. la vera Alice, a solo 10 anni, spinse Lewis Carrol a scrivere il suo fantastico racconto di avventure clandestine. Questo piccolo romanzo è adesso familiare alla maggioranza dei bambini e adulti del mondo, grazie alla fantasia, al brio e al suo cast di personaggi, dal coniglio bianco al cappellaio matto fino alla implacabile regina di cuori. Il coreografo più immaginativo del mondo della danza ha scelto di infilarsi nella tana del coniglio in un mondo magico dove il corpo umano si trasforma e niente è ciò che appare.

Aspettatevi di vedere meraviglie e Alice, quando sarà un gigante…

in collaborazione con Accademia Filarmonica Romana per il Festival Internazionale della Danza 2019

 

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Balliamo sul mondo

Il Musical con le musiche e il contributo al testo di Luciano Ligabue per la regia di Chiara Noschese debutta sul palco del Teatro Nazionale a fine settembre.

L’alba del 2° millennio raccontata da un gruppo di giovani di provincia. Capodanno 1990, una comitiva di amici si riunisce come ogni giorno al Bar Mario per festeggiare l’arrivo del primo anno da maggiorenni. Progetti, speranze, amori, passioni, ma anche incertezze e paure si incrociano sullo sfondo della grande festa. La promessa di ritrovarsi 10 anni dopo nello stesso giorno è l’unico modo per rendere meno tragica e dolorosa la consapevolezza che niente dopo quella notte resterà uguale. E’ il momento di diventare adulti.

Il decennio che segue cambierà la vita di ognuno, riservando a ciascuno di loro percorsi e realtà inaspettate e distanti. Malgrado tutto, la promessa viene mantenuta e quel Capodanno del 2000 sarà difficile per il gruppo rimettere insieme i pezzi, eppure, ritrovarsi e ricostruire insieme, diventa inaspettatamente l’unica salvezza per tutti, perché in questo mondo non bisogna essere eroi per forza.

Le vite dei tredici protagonisti s’intrecciano, scandite, dai più grandi successi di Luciano Ligabue, da "Certe Notti" a "Tu sei lei" e ancora "Urlando contro il cielo" e tante altre... riproponendo le canzoni di Ligabue più amate dal grande pubblico, eseguite dal vivo.

"Uno spettacolo musicale tutto italiano, una storia inedita e originale, un gruppo di grandi voci, una storia che fa battere il cuore"
Chiara Noschese

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La Divina Commedia - Musical

A 10 anni dal primo debutto torna lo spettacolo che ha incantato il pubblico di tutte le età coinvolgendo con la sua storia, emozionando con le sue musiche, affascinando con le creazioni fantastiche del tre volte Premio Oscar Carlo Rambaldi. LA DIVINA COMMEDIA Opera Musical, ispirato al poema di Dante Alighieri, raccoglie l’anima operistica di un avvincente racconto in musica, con composizioni originali coinvolgenti redatte dalla nota mano di Marco Frisina, e quella appassionata, viva e modernissima di una narrazione che punta dritto allo spettatore, conducendolo con diversi linguaggi, dentro uno show ricco di storia, effetti speciali e magia.

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Giuseppe Giacobazzi - Noi mille volti e una bugia

Andrea Sasdelli alias Giuseppe Giacobazzi, ovvero l’uomo e la sua maschera.

Un dialogo, interiore ed esilarante, di 25 anni di convivenza a volte forzata.

25 anni fatti di avventure ed aneddoti, situazioni ed equivoci, gioie e malinconie, sempre spettatori e protagonisti di un’epoca che viaggia a velocità sempre maggiore. Dove in un lampo si è passati dalla bottega sotto casa alle “app” per acquisti, dal ragù sulla stufa ai robot da cucina programmabili con lo smartphone; il tutto vissuto dall’uomo Andrea e raccontato dal comico Giacobazzi. Come in uno specchio, o meglio come in un ritratto (l’omaggio a Dorian Gray è più che voluto), dove questa volta ad invecchiare è l’uomo e non il ritratto.

Sono proprio questi i “NOI” che vediamo riflessi nei nostri mille volti (i rimandi letterari non mancano, dal già citato Wilde a Pirandello, da Orwell a Hornby), convivendo, spesso a fatica con la bugia del compiacerci e del voler piacere a chi ci sta di fronte.

È uno spettacolo che con ironia e semplicità cerca di rispondere ad un domanda: “Dove finisce la maschera e dove inizia l’uomo?”, che poi è il problema di tutti, perché tutti noi conviviamo quotidianamente con una maschera.

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Francesco Tesei - Human

Improvvisamente camminiamo in una foresta di emozioni che ci riconnettono con l’infinito del nostro io, per un’esperienza di condivisione suggestiva quasi al limite del nostro credere, e un’esplorazione profonda del nostro inconscio.

Il nuovo spettacolo di Francesco Tesei propone uno sguardo alla sua arte da una prospettiva originale e quanto mai attuale: il mentalismo come modo per tornare a stupirsi per le magie dei rapporti umani.

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Il rompiballe

Chi volesse fare i conti con l’ esilarante materia prima scenica non ha che da assistere all’ edizione della commedia interpretata da Nicola Pistoia e Paolo Triestino. Ci pensa l’irresistibile duo, a calarsi nei panni di un killer professionista che deve portare a termine una missione delle sue avendo come base una stanza d’ hotel, e che deve vedersela con un goffo marito abbandonato dalla moglie, lì nello stesso albergo per una strategia di riavvicinamento alla consorte. Con gag che intralciano, ovviamente, il crimine.

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Teresa Mannino

Torna in tour in alcuni dei principali teatri italiani Teresa Mannino con lo spettacolo “Sento la Terra girare” (scritto da lei stessa insieme a Giovanni Donini) e la sua comicità graffiante, leggera, intelligente e sottile. Le sue storie dalla Sicilia attraversano tutta l’Italia per accendere un sorriso, far riflettere, scatenare una risata. Il suo percorso artistico si snoda tra esperienze comiche di palcoscenico e piccolo schermo, radio e cinema, per approdare infine ad un mondo fatto di storie, emozioni e testimonianze.

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La vedova allegra

Die lustige Witwe (titolo italiano: La vedova allegra) (The Merry Widow in inglese e La Veuve joyeuse in francese) è un'operetta in tre parti di Franz Lehár, su libretto di Victor Léone Leo Stein, dalla commedia L'Attaché d'ambassade di Henri Meilhac (1861).

Debuttò con enorme successo al Theater an der Wien a Vienna il 30 dicembre 1905 con la boema Mizzi Günther, soprano di operetta, ed il tenore viennese Louis Treumann sotto la direzione del compositore. L'operetta è stata scritta per un'orchestra di grandi dimensioni comprendente l'Arpa ed il Glockenspiel. Dopo duecento rappresentazioni (arriveranno ad oltre quattrocento) la direzione del teatro dona a Lehár una medaglia di riconoscimento.

In Italia debutta il 27 aprile 1907 al Teatro Dal Verme di Milano nella traduzione di Ferdinando Fontana con Adrienne Telma, in arte Emma Vecla. Dopo cinquecento repliche Lehár viene in Italia appositamente a complimentarsi con lei. (wikipedia)

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Riccardo Rossi - W le Donne

A woman is the first person we meet in our lifes, whether we are male or female. And where girls become more and more familiar with their mothers (also because one day they might have kids on their own), boys will try to understand their relationship with the one who made them for the rest of their lifes. But over the years the role of the woman in their lifes will change, they get to know their nanny, their sister, their grandmother, their first friend, their teacher, their first girlfriend, their wife, their daughter, their ex-wife (who seems to be a completely different person then their wife), their second - and hopefully last - wife and so on ... without forgetting obviously the most feared: their mother-in-law! (and their second mother-in-law!)

 

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Le braci

Vi è un segmento letterario che riflette sul senso della vita, sul destino e sull’incomunicabilità tra gli individui, temi che animano la letteratura europea tardo ottocentesca e si estendono fino agli albori del secondo conflitto mondiale e oltre. A questo ambito appartiene l’idea dell’uomo attraversato da un profondo senso di alienazione e solitudine, testimone di un mondo al suo declino, diviso tra passato idealizzato e presente moderno e disumano.

Nei personaggi de Le Braci, le attitudini dei due caratteri opposti legati da antica amicizia - onore, orgoglio e disciplina nella socialità per il soldato Henrik, melancolico temperamento artistico da poeta per il fuggitivo Konrad - rispecchiano valori decaduti tardo ottocenteschi. La questione di fondo qui posta è puramente etica, umana, dove l’elemento destabilizzante della ragione risulta essere la passione contenuta nel desiderio. Bisogna essere coerenti con sé stessi o rispettosi degli altri? Il senso della vita risiede nel legame d'amore che ci unisce a qualcuno. Il disincanto della risposta rende impossibile il rimarginarsi delle ferite. Ma permette di morire pacificati.
 

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Dio ride

Una zattera in forma di piccola scena approdava in teatro venticinque anni fa. Trasportava sei vagabondi, cinque musicanti e un narratore di nome Simkha Rabinovich.
A chi sentiva il desiderio di ascoltare, Simkha -alias Moni Ovadia- raccontava storie di una gente esiliata, ne cantava le canzoni, canti tristi e allegri, luttuosi e nostalgici, di quel popolo che illuminò e diede gloria alla diaspora.
Artista ironico e auto-ironico, narratore dotato di una lucidità e di una profondità fuori dal comune e intellettuale poliedrico, Moni Ovadia ha alle spalle una carriera artistica straordinaria, quasi interamente volta alla conservazione e alla diffusione dell’antica cultura yddish e dell’Europa dell’Est.
Con la vitalità da giullare del popolo, Moni Ovadia porta sul palcoscenico il suo nuovo spettacolo, Dio ride Nish Koshe che ha per protagonista il compagno (tovarisch) Rabinovich o il cittadino (grajdanìn) Rabinovich, il carattere più celebre dell’umorismo ebraico-sovietico. Attraverso la sua arguzia e le sue avventure, Rabinovich ci aveva fatto viaggiare nelle nefandezze, nelle assurdità, ma anche nei paradossi e nelle contraddizioni umane del sistema sovietico e, per “simpatia”, di tutti i sistemi del cosiddetto “socialismo reale”. Ora Simkha Rabinovich e i suoi compagni di strada ritornano per continuare la narrazione di quel popolo sospeso fra cielo e terra in permanente attesa, per indagarne la vertiginosa spiritualità. E lo fanno con lo stile di un racconto impossibile eppure necessario, rapsodico e trasfigurato, fatto di storie e canti, di storielle e musiche, di piccole letture e riflessioni, alla ricerca di un divino ineffabile presente e assente, vivo e forse inesistente, padre e madre, redentore che chiede di essere redento nel cammino di donne, uomini e creature viventi verso un mondo di giustizia e di pace.

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I ragazzi che si amano

Due ragazzi si amano e si baciano al tramonto. La gente che passa, vedendoli, li disapprova indignata, ma loro non notano nulla, non ci sono per nessuno, vivono esclusivamente nel loro primo amore. Perché l’amore tra due giovani deve essere disapprovato, come se fosse qualcosa di proibito? Forse, perché i giovani hanno ancora il coraggio, che deriva dall'incoscienza o dall'innocenza dei loro anni, di manifestarlo liberamente, di viverlo come amore.  

I ragazzi che si amano, sull’amore giovanile e il rapporto degli innamorati con la realtà. I giovani, estraniati dal mondo e dimentichi di tutto, non tengono conto della chiusura morale della gente verso la loro dolcezza.
 

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Così parlò Bellavista

In occasione del 90° compleanno di Luciano De Crescenzo, Alessandro Siani e Geppy Gleijeses adattano per il teatro il film di culto e il romanzo Così parlò Bellavista. È un omaggio doveroso, ma vivo e teatralissimo all’opera principale di De Crescenzo.

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Re Lear

Non ho mai smesso di credere che bisogna sempre mettersi in discussione, accettare il rischio pur di far sbocciare idee nuove per meglio comprendere quel meraviglioso mondo della poesia che è il teatro. Ed eccomi qui per la terza volta, alla mia veneranda età, impersonare Lear. Perché? Mi sono sempre sentito non all’altezza ad interpretare quel sublime crogiolo di umanità che è il personaggio di Lear. In questa mia difficile impresa mi accompagna la convinzione che per tentare di interpretare Lear non servono tanto le eventuali doti tecniche maturate nel tempo quanto la grande ricchezza umana che negli anni mi hanno regalato nel loro, a volte faticoso cammino. Spero solo che quel luogo magico che è il palcoscenico possa venire in soccorso ai nostri limiti. Cosa c’è di più poeticamente coerente di un palcoscenico per raccontare la vita? E nel Re Lear è la vita stessa che per raccontarsi ha bisogno di farsi teatro. (Glauco Mari)

 

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Si nota all’imbrunire

I figli Alice, Vincenzo e Maria sono arrivati la sera prima. Il fratello maggiore Roberto anche. Un fine settimana nella casa di campagna di Silvio, all’inizio del villaggio spopolato dove vive da solo da tre anni. Silvio ha acquisito, nella solitudine, un buon numero di manie, la più grave di tutte: non vuole più camminare. Non si vuole alzare. Vuole stare e vivere seduto il più possibile. E da solo. Si tratta, per i figli che finora non se ne erano preoccupati troppo, di decidere che fare, come occuparsene, come smuoverlo da questa posizione che è una metafora del suo stato mentale: che è quella di un uomo che vive accanto all’esistenza e non più dentro la realtà. Emergono qua e là empatie, distanze e rese dei conti. I familiari di Silvio sono venuti a trovarlo per la messa dei dieci anni dalla morte della moglie…C’è da commemorare, da dire, da concertare discorsi. Certo è che, preda del suo isolamento, nella testa di Silvio si installa una certa confusione tra desideri e realtà, senza nessuno che lo smentisca nel quotidiano, la vita può essere esattamente come uno decide che sia. Fino a un certo punto.

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Il costruttore Solness

Capolavoro della maturità di Ibsen, è la storia di un uomo, che vorrebbe fermare l’inesorabile scorrere degli anni e avere una nuova occasione di felicità, ma resta vittima della propria ambizione e del senso di colpa.

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QUEL COPIONE DI SHAKESPEARE & CO

Vittorio Viviani interpreta e commenta le novelle italiane che furono lette, tradotte, copiate e riscritte in tutta Europa dal ‘300 al ‘600.

Quelle novelle che diffusero il famoso “stile italiano” divulgando valori come grazia, eleganza, buone maniere, leggerezza e, soprattutto, ironia,

In pratica, “la sprezzatura” del Castiglione, che oggi diremmo understatement.

Guerre, violenza sulle donne, donne in lotta per l’autonomia, l’avarizia, la prepotenza del potente; ma anche la pace, l’amicizia, la cortesia, l’eleganza, il convivere civile, l’amore. E l’amore fra i popoli. Vale a dire, i temi di sempre. I temi di oggi.

Raccontare quelle novelle è un atto politico: è un rinascimento, un risorgimento per resistere alla barbarie incombente.

E per divertirci, innanzitutto!

Un reading di grande teatralità, di digressioni e di aneddotica, di grande umorismo, di canzoni, nello spirito e nello stile affabulatorio di Vittorio Viviani.

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Piero Angela, Alberto Luca Recchi - I segreti del mare

Un’icona tutta italiana Piero Angela, un esploratore instancabile Alberto Luca Recchi e una voce straordinaria Noa, si uniranno per una serata incredibile per “I Segreti del Mare”.

Uno show inedito, tra racconti e immagini mozzafiato, un viaggio tra le curiosità e le meraviglie degli Oceani con due accompagnatori d’eccezione come Piero Angela, divulgatore per antonomasia e Alberto Luca Recchi esploratore e fotografo del mare, protagonista delle prime spedizioni nel Mediterraneo alla ricerca di squali e balene, l’unico italiano ad aver realizzato un libro fotografico per il National Geographic.

I due protagonisti hanno scritto tre libri sul mare insieme ad Alberto Angela.

Gli spettatori si divertiranno a scoprire le meraviglie e le fragilità del mare, un secondo paradiso ancora inesplorato che rischiamo di perdere prima ancora di averlo conosciuto.

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La macchina della felicità

Qual è il suono che più di tutti significa gioia fin da quando eravamo bambini? Il campanello della ricreazione, quel suono prolungato e felice che ci faceva tirare i quaderni in aria e ci catapultava nel divertimento. Ed è una vera e propria ricreazione “La macchina della felicità” di Flavio Insinna, uno spettacolo ricco di comicità, di racconti e di canzoni intrecciato alla trama dell’omonimo romanzo scritto dallo Flavio stesso e scandito dalla storia d’amore tra i due protagonisti Laura e Vittorio.

“Chi di voi è felice? Chi è felice alzi la mano!”. Da questa provocazione Flavio Insinna, un Pierino cresciutello ma sempre birbone, parte alla ricerca della felicità, cercandola nelle piccole cose (che poi tanto piccole non sono) e nelle cose grandi (che poi tanto grandi non sono), in allegria, tutti insieme appassionatamente, mano per mano con il pubblico.  E’ un modo per festeggiare la vita, l’amicizia, la famiglia e le tradizioni, ridendoci su, prendendoci un po’ in giro, ma sempre con lo sguardo innamorato.
E quando la campanella suonerà la fine della ricreazione, beh… noi saremo già lontani!

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Biagio Izzo - Tartassati dalle tasse

Giulio Andreotti soleva dire che l’Umiltà, che di per sé costituisce una grande virtù, si trasforma in una vera iattura quando gli Italiani la praticano in occasione della loro dichiarazione dei debiti.

“Io le tasse le pagherei. Ed anche volentieri! Se solo però poi le cose funzionassero veramente!”

Quante volte abbiamo ascoltato simili confidenze?  E quante volte anche la nostra coscienza di pur buoni ed onesti cittadini ha segretamente partorito concetti del genere? Il problema, però, è che se poi davvero ragionassimo tutti quanti sempre così, come e perché mai le cose potrebbero veramente funzionare?

Sarà costretto improvvisamente a domandarselo anche Innocenzo Tarallo, 54 anni ben portati, napoletano, imprenditore nel settore della ristorazione: il classico “self made man”, che da nipote e figlio di baccalaiuolo si ritrova ora proprietario orgoglioso di un ristorante internazionale di sushi all’ultima moda. E che dopo tanti sacrifici avrebbe voluto ora godersi anche un po’ la vita; magari anche grazie a qualche piccola “furbizia” di contribuente…

E che si ritroverà invece in balia di mille peripezie e problemi. Soprattutto costretto a risolvere il quesito che angustia la stragrande maggioranza di noi: come è possibile che due parole che da sole evocano così tanta bellezza: “Equità” e “Italia”, quando si uniscono si contraggono dolorosamente come chi è in preda alla più dolorosa delle coliche addominali?

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Maurizio IV

Maurizio è un regista che sta per mettere in scena il “Gioco delle Parti” di Pirandello. Con lui un tecnico appena assunto, Carmine, siciliano di mezza età, che non sa nulla dello spettacolo.
Pur di lavorare il meno possibile, Carmine si mette a discutere ogni dettaglio. Le sue idee sono talmente innovative che spingono Maurizio a pensare a una regia completamente diversa: un Pirandello pulp.
Progressivamente i ruoli fra i due si invertono: Carmine prende in mano la situazione e Maurizio lo asseconda. Eppure non tutto è come sembra, e la scoperta di inquietanti verità scuote i precari equilibri e fa precipitare la commedia verso un finale inaspettato.

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Più bella cosa non c'è

In an entertaining journey between present and past, made even more engaging by live music and choreography on stage, the actor plays the role of Don Michele, in order to perform in front of the audience a sort of laud reflection. The protagonist explores the relationship between generations, wondering if technology and globalization have not only changed our way of life, but also changed friendship and love relationships, as well as our big dreams.

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Aspettando Godot

In an entertaining journey between present and past, made even more engaging by live music and choreography on stage, the actor plays the role of Don Michele, in order to perform in front of the audience a sort of laud reflection. The protagonist explores the relationship between generations, wondering if technology and globalization have not only changed our way of life, but also changed friendship and love relationships, as well as our big dreams.

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Caligola

In an entertaining journey between present and past, made even more engaging by live music and choreography on stage, the actor plays the role of Don Michele, in order to perform in front of the audience a sort of laud reflection. The protagonist explores the relationship between generations, wondering if technology and globalization have not only changed our way of life, but also changed friendship and love relationships, as well as our big dreams.

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Lucio incontra Lucio

In an entertaining journey between present and past, made even more engaging by live music and choreography on stage, the actor plays the role of Don Michele, in order to perform in front of the audience a sort of laud reflection. The protagonist explores the relationship between generations, wondering if technology and globalization have not only changed our way of life, but also changed friendship and love relationships, as well as our big dreams.

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Mi piace

Grandma Concetta used to say "Every bit of life or memory of each of us is in an attic or in a basement", but with the advent of the internet the hiding place is replaced by a hashtag in which you can keep your emotions. Gabriele opens his # to his audience right on the stage, the only place where the actor manages to be the very image of himself.

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Carmen

Carmen è un'opéra-comique di Georges Bizet in quattro atti (o quadri, come vengono chiamati dal compositore), su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy. Tratta dalla novella omonima di Prosper Mérimée (1845), vi apporta delle modifiche salienti tra cui l'introduzione dei personaggi di Escamillo e Micaela, e il carattere di Don José, che nel romanzo viene descritto come un bandito rozzo e brutale. Bizet stesso collaborò al libretto, scrivendo anche le parole della celebre habanera L'amour est un oiseau rebelle.La sua prima rappresentazione avvenne all'Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875.

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Il barbiere di Siviglia

Musica Gioachino Rossini

Opera buffa in due atti

Libretto di Cesare Sterbini
dalla commedia omonima di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais

Prima rappresentazione assoluta,
Teatro Argentina di Roma, 20 febbraio 1816

Durata: 2,55 h circa - I ATTO 1,30 h - INTERVALLO 30' - II ATTO 55'

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Turandot

Musica di Giacomo Puccini

Dramma lirico in tre atti e cinque quadri
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni

 

Prima rappresentazione assoluta, Teatro alla Scala di Milano, 25 aprile 1926

DIRETTORE

 Alejo Pérez

REGIA, SCENE, COSTUMI

 Ai Weiwei

 

 

MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani
LUCI Peter van Praet

 

PRINCIPALI INTERPRETI

TURANDOT Anna Pirozzi / Ewa Vesin

L’IMPERATORE ALTOUM Carlo Bosi

TIMUR Marco Spotti / Antonio Di Matteo

IL PRINCIPE IGNOTO (CALAF) Gregory Kunde / Arsen Soghomonyan

LIÚ Francesca Dotto

PING Alessio Verna

PANG Francesco Pittari

PONG Pietro Picone

UN MANDARINO Andrii Ganchuk*

 

* dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

 

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
con la partecipazione della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma

 

Nuovo allestimento

con sovratitoli in italiano e inglese

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Con tutto il cuore

Dopo lo straordinario successo per due stagioni teatrali, battendo ogni record d’incasso con Una festa esagerata, Vincenzo Salemme propone la sua nuova divertentissima commedia: “Il mio nuovo spettacolo sarà ancora una commedia. Anche stavolta vorrei che il pubblico si divertisse molto. E anche stavolta al centro della vicenda c’è un piccolo uomo, il mite insegnante di lettere antiche Ottavio Camaldoli, che subisce un trapianto di cuore, ma non sa che il cuore gli è stato dato in dono, è quello di un feroce delinquente, Pasquale Mangiacarne, morto ucciso, il quale prima di morire ha sussurrato alla mamma, le ultime volontà: che il proprio cuore continui a pulsare anche dopo la sua morte, affinché colui che lo riceverà in dono (Ottavio appunto), possa vendicarlo. Il povero Ottavio però, pur avendo effettivamente cambiato il cuore, non ha modificato il carattere. E non ha nessuna intenzione di trasformarsi in assassino. Lui che già subisce le angherie di una ex moglie, della figlia ventenne che vive in casa con lui…lui che rispetta la legge… quest’uomo dovrà sottostare alla prepotenza della signora Carmela (mamma di Mangiacarne) e dovrà diventare un duro. Un cinico. Un uomo capace di rendere il proprio cuore chiuso come la pietra. Forse tutto questo per dimostrare che in ognuno di noi ci sono tutte le sfumature e tutti i colori dell’animo umano. E che è sempre l’occasione che ci costringe a fare delle scelte. E in quelle scelte si capisce davvero qual è la nostra natura più profonda”.

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Kat’a Kabanova

Musica di Giacomo Puccini

Dramma lirico in tre atti e cinque quadri
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni

 

Prima rappresentazione assoluta, Teatro alla Scala di Milano, 25 aprile 1926

DIRETTORE

 Alejo Pérez

REGIA, SCENE, COSTUMI

 Ai Weiwei

 

 

MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani
LUCI Peter van Praet

 

PRINCIPALI INTERPRETI

TURANDOT Anna Pirozzi / Ewa Vesin

L’IMPERATORE ALTOUM Carlo Bosi

TIMUR Marco Spotti / Antonio Di Matteo

IL PRINCIPE IGNOTO (CALAF) Gregory Kunde / Arsen Soghomonyan

LIÚ Francesca Dotto

PING Alessio Verna

PANG Francesco Pittari

PONG Pietro Picone

UN MANDARINO Andrii Ganchuk*

 

* dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

 

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
con la partecipazione della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma

 

Nuovo allestimento

con sovratitoli in italiano e inglese

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Luisa Miller

Musica di Giuseppe Verdi

Melodramma tragico in tre atti
Libretto di Salvadore Cammarano tratto dalla tragedia Kabale und Liebe(Intrigo e amore) di Friedrich Schiller

 

Prima rappresentazione assoluta, Teatro di San Carlo di Napoli, 8 dicembre 1849

Durata: 2h 55' circa con un intervallo

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Aida

Romeo and Juliet (The Most Excellent and Lamentable Tragedy of Romeo and Juliet) is one of the tragedies by William Shakespeare, composed between 1594 and 1596, among the most famous and represented, as well as one of the most popular love story in the world. The story of the two protagonists has assumed a symbolic value over time, becoming the archetype of perfect love, but opposed by society. There are innumerable musical and cinematographic reductions (among the most popular, those directed by Zeffirelli and Luhrmann).

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Belle ripiene

Dopo la riuscitissima commedia “Smetti di Piangere Penelope”, Massimo Romeo Piparo torna a firmare uno spettacolo di prosa tutto al femminile.

L’affiatatissimo trio artefice del successo della piece francese sull’annoso tema dell’orologio biologico- D’Aquino, Lanfranchi, Sardo- affiancato dalla new entry Rossella Brescia, torna a proporre un esilarante spaccato di vita femminile dove protagonisti del racconto sono questa volta– guarda un po’!- il cibo e gli uomini: le donne amano mangiare ma poi si costringono a infernali diete dimagranti…ci sarà un elemento in comune tra il loro rapporto col cibo e quello con gli uomini…?

Questa gustosa commedia dimagrante è ambientata nel regno delle donne ovvero dentro una cucina tra pentole e fornelli.

La particolarità è che in questo caso i fornelli e la cucina sono veri.

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La Presidente - Valeria Marini eletta al Quirinale

Il 27 gennaio del 2022 si verifica un fatto del tutto inatteso.

 E’ scaduto il mandato presidenziale di Sergio Mattarella, e viene eletta al suo posto per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, una donna. E questa donna è, incredibile a dirsi, una primadonna: Valeria Marini.

L’ipotesi, forse estrema ma non impossibile, è alla base del nuovo spettacolo del Bagaglino al Salone Margherita, dal titolo assolutamente esplicito: “LA PRESIDENTE – Valeria Marini eletta al Quirinale”.

E cosa fa una ex showgirl, che ha mietuto tanti successi sul palcoscenico e in televisione, alle prese con un mestiere del tutto nuovo? Fa quello che farebbe qualsiasi Presidente della Repubblica al suo posto: riceve i grandi della Terra, Trump, Putin, la Merkel, e i grandi (un po’ meno) di casa  nostra: Conte, Di Maio, Salvini, Grillo, la Meloni… E per ciascuno ha una parola o una canzone da offrire, mentre sotto i suoi occhi i grandi-piccoli nostrani litigano e s’insultano come fanno ogni giorno.

Ma alla fine, la Presidente Valeria saprà ben trovare una soluzione che forse farà il bene dell’Italia. Quale? Lo si vedrà nello spettacolo!

Valeria Marini primadonna eletta alla Presidenza della Repubblica. Finalmente il posto giusto alla persona giusta… Il popolo in festa.

PER L’ITALIA COMINCIA UNA NUOVA ERA!

Al fianco della Presidente, gli attori ormai storici del Bagaglino: Martufello, Mario Zamma, Manuela Villa, Morgana Giovannetti, Enzo Piscopo.

SCRITTO E DIRETTO DA PIER FRANCESCO PINGITORE

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Un nemico del popolo

Applaudito da oltre 17.000 spettatori per 31 repliche nella scorsa Stagione, torna sul palco dell’Argentina Un nemico del popolo, lo straordinario viaggio etico- politico del Dottor Stockmann, creatura nata dalla penna di Henrik Ibsen e portata alla vita dall’energia e della sapienza di Massimo Popolizio, regista e interprete dell’acclamato allestimento. In scena il dilemma morale che divide due fratelli in una lotta politica senza esclusione di colpi.

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Figlie di E.V.A.

Figlie di E.V.A. è la storia di un uomo potente, che frega tre donne, che trovano il modo di vendicarsi.
Figlie di E.V.A. è la storia di un ragazzo che incontra tre fate madrine che lo aiutano a realizzare i suoi sogni.
Figlie di E.V.A. è la storia di tre donne completamente diverse, che diventano amiche nonostante tutto.
Cioè a dire che Figlie di E.V.A. è tre storie in una, come sono tre i nomi delle protagoniste: Elvira, Vicky e Antonia.
Elvira. Dietro a ogni grande uomo c’è una grande donna: la segretaria. E lei è la Cadillac delle segretarie! Elvira sa, Elvira vede, Elvira risolve. A lei, il Cardinale Richelieu, le fa un baffo.
Vicky. Moglie tradita, è una “povera donna di lusso”, sposata per il suo patrimonio. Un po' ingenua, un po' scaltra, un po' colomba, un po' volpe. Anzi lince, nel senso della pelliccia.
Antonia. Prof di latino, emigrata, precaria, ma bellissima. E con una scomoda sindrome di La Tourette, po*ca tr**a! Comunque romantica, in attesa del primo amore e di una cattedra.
Cosa le lega? Nicola Papaleo. Sindaco disonesto che le inguaia tutte e tre per diversi motivi: manda Elvira nelle peste legali per falso in bilancio; abbandona Vicky in diretta tv per una giovincella; incastra Antonia che viene beccata a passare gli scritti di maturità a quella capra di suo figlio e pertanto radiata dal provveditorato.
Le tre, che mal si sopportano, unite da un sano sentimento di vendetta, si coalizzano: lo vogliono morto.
Anzi, meglio: lo vogliono trombato, come si dice dei politici che perdono le elezioni.
Perché un politico trombato è più morto di un morto.
Scopo del gioco? Far sì che l’odiato Papaleo non venga rieletto sindaco.
Come? Elvira, Vicky e Antonia sanno prendono coscienza che hanno creato un mostro: sostenendo, proteggendo e aiutando il sindaco nella sua ascesa. Ma questo vuol dire che sono in grado di creare anche un antidoto a Papaleo: costruendo a tavolino un candidato “fantoccio” che lo distrugga alle prossime elezioni. Un po' Pigmalione, un pizzico di Cyrano, Cenerentola quanto basta ed è fatta!
Grazie ad una serie di estenuanti provini trovano Luca Bicozzi, aspirante attore sfigato con problemi di autostima. Lo blandiscono, lo convincono, e dopo una full immersion in cui le tre figliole gli insegnano tutto, ma proprio tutto quello che serve per diventare un leader Luca conquista il favore dell’elettorato, anche grazie ad un astuto sistema di auricolare con cui viene radiocomandato da Elvira.
Conquista però anche la fiducia in se stesso, quindi vince un provino come protagonista di una serie. Che farà? Saluterà le tre madrine per rincorrere il suo sogno? Abbandonerà Antonia di cui, nel frattempo, si è innamoratissimo, ricambiatissimo?

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Filò Filò - Marco Paolini

Questa è la storia di un esperimento che solo a teatro (per ora…) si può fare.

Se nelle università si ragiona sulla possibilità e opportunità di far rivivere il mammut o altre specie estinte, allora a teatro con un esperimento mentale, si possono far rivivere i nostri antenati, fino ai progenitori della specie.

Così, per ragioni che non qui si spiegano per non rovinare la sorpresa, alcuni scienziati improvvisati o improbabili organizzano una formidabile reunion di famiglia seguendo il filo dell’eredità contenuta nei geni.

Grazie alle applicazioni derivate dal progetto genoma umano, la paleontologia sta riscrivendo quanto pensavamo di sapere sulle nostre origini, così, forzando un po’ la mano, si può immaginare di ricostruire l’albero genealogico, o, per meglio dire, il cespuglio.

Cosa accade quando (quasi) tutti gli antenati si ritrovano insieme nel nostro tempo? Come ci si parla, come ci si capisce? Quali risposte ci aspettiamo da questo strano incontro?

Agli antenati proviamo a raccontare cosa siamo diventati, le nostre speranze e preoccupazioni sul futuro. La necessità di farsi capire impone di usare parole semplici per descrivere questioni epocali che diventano personali. Ecco la ragione per fare a teatro questo esperimento.

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Kinky Boots

Teatro Nuovo di Milano è orgoglioso di annunciare la nuova produzione: KINKY BOOTS, il favoloso musical che ha debuttato a Broadway nel 2013 aggiudicandosi sei premi alla 67ª edizione dei Tony Awards, tra cui miglior musical e miglior colonna sonora.

La musica e i testi sono di Cyndi Lauper e libretto è firmato da Harvey Fierstein. Il musical, nel 2015 ha debuttato a Londra ed è pronto a conquistare Roma.

Kinky Boots, vincitore di tutti i maggiori premi Best Musical, tra gli spettacoli più apprezzati di Broadway e del West End di Londra, è una favolosa celebrazione musicale dell’amicizia e della convinzione che può cambiare il mondo quando, si cambia idea, quando si riesce a vedere tutto con altri occhi.

Kinky Boots ci trascinerà dagli angusti spazi della fabbrica, alle sfilate glamour di Milano. Charlie Price eredita dal padre la fabbrica di scarpe di famiglia, ormai ridotta al lastrico. È costretto a licenziare alcuni dipendenti e, per risollevare le sorti dell'azienda, capisce che deve assolutamente diversificare la sua produzione. Serve un’idea straordinaria che arriverà proprio

assistendo allo spettacolo di Lola, una favolosa drag queen che, per esigenze sceniche, ha bisogno di nuovi stivali, forti e robusti.

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ASCANIO CELESTINI

Il 23 marzo 1944 i Gruppi d’Azione Patriottica attaccano una colonna tedesca in via Rasella. Il 24 marzo, per rappresaglia, i nazisti uccidono 335 persone in una cava sulla via Ardeatina, dieci italiani per ogni tedesco morto.
A vent’anni dal debutto, Ascanio Celestini porta in scena Radio clandestina, spettacolo che riflette sulla storia e sulla memoria a partire da uno degli episodi più tragici dell’occupazione nazista in Italia.

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Un nemico del popolo

Applaudito da oltre 17.000 spettatori per 31 repliche nella scorsa Stagione, torna sul palco dell’Argentina Un nemico del popolo, lo straordinario viaggio etico- politico del Dottor Stockmann, creatura nata dalla penna di Henrik Ibsen e portata alla vita dall’energia e della sapienza di Massimo Popolizio, regista e interprete dell’acclamato allestimento. In scena il dilemma morale che divide due fratelli in una lotta politica senza esclusione di colpi.

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Ghost - il Musical

Ghost Il Musical: un’appassionante storia d’amore capace di far sognare ancora oggi tutti noi. Romanticismo, thriller e commedia per un Musical senza tempo che ci commuove sulle note della bellissima colonna sonora dove non poteva mancare l’indimenticabile brano “Unchained Melody”dei The Righteous Brothers.

Trasposizione fedele del cult-movie della Paramount, tra i maggiori successi del cinema di tutti i tempi e vincitore dell’Oscar per la sceneggiatura, è riscritto per il palcoscenico dallo stesso sceneggiatore, Bruce Joel Rubin.
Molly, Sam e la travolgente sensitiva Oda Mae Brown lasceranno il pubblico senza fiato.

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Vetri rotti - Elena Sofia Ricci

La prima ufficiale di Broken Glass ha avuto luogo al Long Wharf Theatre di New Haven il 1° Marzo 1994. L'edizione italiana ha debuttato a Bologna il 28 febbraio 1995, per la regia di Mario Missiroli, con Valeria Moriconi nella parte di Sylvia Gellburg.

Brooklyn, novembre 1938. Sylvia Gellburg, ebrea, casalinga, viene improvvisamente colpita da un’inspiegabile paralisi agli arti inferiori. Il medico, Herry Hyman, suo coetaneo e conoscente, è convinto della natura psicosomatica del male e, al tempo stesso, è sentimentalmente attratto dalla donna, mentre il marito di Sylvia, Phillip, non riesce ad accettare quanto sta accadendo. Ben presto emerge che Sylvia è ossessionata dalle notizie delle persecuzioni contro gli ebrei in Germania. Sono gli echi della Kristallnacht, ma forse l’angoscia della protagonista per quegli avvenimenti si somma ad altre fonti di frustrazione ed inquietudine… 

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Liolà

Liolà è una commedia d’ambiente siciliano che trae spunto dal quarto capitolo del “Fu Mattia Pascal” e dalla novella “La mosca”.  In questa edizione, abbiamo scelto di collocare il periodo storico a cavallo dei primi anni ’40, mentre il contesto scenografico ci riporta al borgo marinaro di Porto Empedocle, con le costruzioni di un bianco accecante che le incastona perfettamente nel paesaggio della scala dei Turchi, adiacente la casa natia di Pirandello. 

Questa commedia fa ridere ma non è gioconda, è allegra con cattiveria a spese di tutti.  Nel testo, si sente sempre la presenza di un ingegno creatore, che ha quasi la tristezza dell’opera che immagina e una superiore ironica pietà dei personaggi, che fa ridere. Come disse Antonio Gramsci “Liolà è il prodotto migliore dell’energia letteraria di Luigi Pirandello, è una commedia che si riattacca ai drammi satireschi della Grecia antica, Mattia Pascal, il melanconico essere moderno, vi diventa Liolà, l’uomo della vita pagana, pieno di robustezza morale”.

Francesco Bellomo

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Destinati all'estinzione

C’è chi parla con il cane e lo fa mentre lo veste, c’è chi guida mentre manda messaggi con il cellulare e c’è chi vuole fare la rivoluzione ma la fa solo su Facebook, c’è chi parcheggia la macchina nel posto riservati ai disabili “tanto sono 5 solo minuti”.
C’è chi festeggia il complemese, chi dice ciaone e chi fa l’Apericena. Ma soprattutto c’è chi crede che la terra sia piatta e probabilmente si è anche convinto che la colpa sia di Silvio.
Sono questi i piccoli segnali che fanno presagire un ritorno… quello dei Dinosauri.
Amici miei, che ci piaccia o no, siamo “DESTINATI ALL’ESTINZIONE”.

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Arlecchino servitore di due padroni

Un gioioso tuffo nella Commedia dell’Arte con l’Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni per la regia di Valerio Binasco, che si confronta con la grande tradizione comica italiana in questo formidabile congegno teatrale dai meccanismi vorticosi.

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Le allegre comari di Windsor

La scrittura di Edoardo Erba e la regia di Serena Sinigaglia riadattano, tagliano e montano con ironia Le allegre comari di Windsor, innestando brani, suonati e cantati dal vivo dal Falstaff di Verdi.

In scena solo la signora Page, la signora Ford, la giovane Anne Page e la serva Quickly, che danno parola anche ai personaggi maschili, assenti ma molto presenti: mariti, amanti, e, soprattutto, il più grande, non solo per stazza, Falstaff. Da lui tutto comincia e con lui tutto finisce. Le lettere d’amore che il Cavaliere invia identiche alle signore Page e Ford sono lo stimolo per trasformare il solito barboso e very british pomeriggio di tè in uno scatenato gioco dell’immaginazione, del desiderio, del divertimento. “Punire” quel porco di Falstaff, che osa far loro esplicite richieste d’amore, diventa il grimaldello per sentirsi ancora vive. Senza Falstaff, non ci sarebbe divertimento o sfogo per le signore Page e Ford, che, come le Desperate Housewives, sono donne di mezza età, borghesi, annoiate e un pizzico bigotte, con routine consolidate, mariti assenti e desideri sopiti.

 
«Per la sua ostentata dissolutezza in Falstaff si possono scorgere dei tratti di Don Giovanni e respirare aria buona di libertà; nella sua evidente “decadenza” si rispecchia quanto di più umano e disarmato si possa concepire», ci racconta la Sinigaglia, che ha voluto in scena anche una fisarmonicista che, oltre a suonare dal vivo le note di Verdi, interpreta Fenton, il grande amore di Anne, «un ruolo “en travesti” – prosegue – come vuole la tradizione shakespeariana (ma al contrario!)».

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THE FULL MONTY – IL MUSICAL

A vent’anni dalla prima edizione del Musical di Broadway, torna in Italia una riedizione totalmente rinnovata a firma di Massimo Romeo Piparo. Protagonisti d’eccellenza i campioni di incasso di Mamma Mia!, Paolo Conticini e Luca Ward che, con Gianni Fantoni, Jonis Bascir, Nicolas Vaporidis e un grande cast con orchestra dal vivo, daranno “corpo” e anima ai disoccupati più intraprendenti della Storia del Musical. Ovviamente, per le spettatrici più “golose”, sul finale è garantito il “full monty” (servizio completo…). Dal team creativo e i protagonisti di Mamma Mia!, un altro imperdibile successo prodotto dalla Peeparrow Entertainment che vi farà saltare sulle poltrone con una colonna sonora travolgente, tante risate e una bellissima storia di riscatto sociale.

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Giusto la fine del mondo

Una storia, quella di Louis, che si è drammaticamente intrecciata con la vicenda personale dell’autore, morto di AIDS a 38 anni. Dopo essere stato lontano da casa per dodici lunghi anni, torna nel suo paese natale per rivedere i suoi familiari e comunicare loro la notizia della sua malattia e della sua imminente morte. Ad aspettarlo, la madre vedova, i due fratelli Antoine e Suzanne, e la cognata Catherine. Una storia dell’incomunicabilità nella quale nessuno riesce ad esprimere i propri sentimenti, dove il dialogo si riduce a inutili tentativi di riempire il vuoto con le parole. Un testo dalla poetica dirompente costruito su lunghi flussi emotivi in cui ogni personaggio grida la propria insoddisfazione e frustrazione.

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Evgenij Onegin

Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij

Scene liriche in tre atti
Libretto del compositore e Konstantin Šilovskij dall’omonimo romanzo di Puškin

Prima rappresentazione assoluta,Teatro Malyj di Mosca 17 (29) marzo 1879

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Con il vostro irridente silenzio

Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro

ideazione e drammaturgia di Fabrizio Gifuni

Aldo Moro durante la prigionia parla, ricorda, scrive, risponde, interroga, confessa, accusa, si congeda. Moltiplica le parole su carta: scrive lettere, si rivolge ai familiari, agli amici, ai colleghi di partito, ai rappresentanti delle istituzioni; annota brevi disposizioni testamentarie. E insieme compone un lungo testo politico, storico, personale – il cosiddetto memoriale – partendo dalle domande poste dai suoi carcerieri.
Le lettere e il memoriale sono le ultime parole di Moro, l’insieme delle carte scritte nei 55 giorni della sua prigionia: quelle ritrovate o, meglio, quelle fino a noi pervenute. Un fiume di parole inarrestabile che si cercò subito di arginare, silenziare, mistificare, irridere. Moro non è Moro, veniva detto.
La stampa, in modo pressoché unanime, martellò l’opinione pubblica sconfessando le sue parole, mentre Moro urlava dal carcere il proprio sdegno per quest’ulteriore crudele tortura.
A distanza di quarant’anni il destino di queste carte non è molto cambiato. Poche persone le hanno davvero lette, molti hanno scelto di dimenticarle.
I corpi a cui non riusciamo a dare degna sepoltura tornano però periodicamente a far sentire la propria voce. Le lettere e il memoriale sono oggi due presenze fantasmatiche, il corpo di Moro è lo spettro che ancora occupa il palcoscenico della nostra storia di ombre.
Dopo aver lavorato sui testi pubblici e privati di Carlo Emilio Gadda e Pier Paolo Pasolini, in due spettacoli struggenti e feroci, riannodando una lacerante antibiografia della nazione, Fabrizio Gifuni attraverso un doloroso e ostinato lavoro di drammaturgia si confronta con lo scritto più scabro e nudo della storia d’Italia.

 

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Sherlock Holmes

Non tutti forse sanno che nel 1888 Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, fu chiamato più volte da Scotland Yard ad offrire la sua consulenza a proposito degli efferati delitti che in quegli stessi anni coinvolgevano la Londra Vittoriana. Il noto scrittore scrisse a Scotland Yard le sue intuizioni e le sue congetture a proposito dell’identità del famoso serial killer, soprannominato Jack lo squartatore. Molti di questi scritti sono stati ritrovati da Hellen Salfas (in realtà uno pseudonimo dietro il quale si nasconde la penna di un notissimo drammaturgo
inglese) e utilizzati per la stesura di questa originale pièce di teatro che unisce la fantasia di un personaggio inventato ma noto in tutto il mondo come Sherlock Holmes con la realtà di uno dei più crudeli assassini di quegli anni. L’accostamento, seppur azzardato, è di certo molto intrigante e sorprendente, tanto che più di una volta il grande cinema ha raccontato in almeno due pellicole questo coinvolgente accostamento, Murder by degree di Bob Clark (noto in Italia con il titolo di Assassinio su commissione) con due grandi attori come Cristopher Plummer e James Mason e
A study in terror (Sherlock Holmes: notti di terrore) dove il grande detective viene chiamato ad investigare sui misteriosi delitti di Whitechappel seguendo proprio il sentiero e gli indizi realmente indagati e analizzati da Scotland Yard in quegli anni. Ricard Reguant già regista di Dieci piccoli indiani che da tre stagioni continua le repliche italiane con successo di pubblico e critica, ha adattato e diretto per il Teatro Apolo di Barcelona questa nuova ed originale avventura , mai vista sino ad ora sul palcoscenico, ricreando i personaggi dalla penna di Conan Doyle, apportando
una freschezza e modernità nei linguaggi e nei contenuti avvicinando così Sherlock Holmes anche alle nuove generazioni che da diversi anni, oramai, seguono i nuovi restyling cinematografici e televisivi sulla figura di Sherlock e del Dott. Watson. Nel 2018 sono stati celebrati i 130 anni da quando è stato pubblicato il primo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle sul famoso detective. Più di un secolo dopo Sherlock è più vivo che mai con 3 serie televisive, film d’azione con attori internazionali, cartoni animati e numerosi studi sulle applicazioni della logica impiegata dall’autore nelle indagini criminali moderne. Questo significa che il personaggio di Holmes ha oltrepassato l’epoca e la letteratura per trasformarsi in un’icona moderna dove le sue storie non sono più meri gialli polizieschi ma entrano nella realtà di tutti i giorni sollevando domande sul potere politico, investigativo e sociale.

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Mine Vaganti

Il giovane Tommaso torna nella grande casa di famiglia a Lecce con l’intenzione di comunicare al variegato clan dei parenti chi veramente è: un omosessuale con ambizioni letterarie e non un bravo studente di economia fuori sede come tutti credono. Ma la sua rivelazione viene bruciata sul tempo da una rivelazione ancora più inattesa e scioccante del fratello Antonio. Tommaso è costretto a fermarsi a Lecce, rivedere i suoi piani e lottare per la verità, contro un mondo famigliare pieno di contraddizioni e segreti.

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Felicità Tour

È un gran ritorno ai monologhi dal vivo, dopo la parentesi dello spettacolo corale ‘’Il principe abusivo a teatro’’ con Christian De Sica.

La scelta di ritornare sulle tavole del palcoscenico è stata spinta soprattutto dalla voglia di potermi confrontare con il pubblico, perché lo spettatore è l’unico vero metronomo della vita di un artista. Sentire un applauso, una pausa, guardarsi negli occhi resta ancora l’unico deterrente contro l’incomunicabilità, oggi più che mai, accentuata dalla realtà virtuale.
In questo viaggio artistico non sarò da solo ma ad accompagnarmi ci sarà il maestro e compositore Umberto Scipione che dal vivo suonerà e segnerà le tappe cinematografiche della mia carriera da Benvenuti al Sud passando per il Principe Abusivo e si Accettano Miracoli per concludersi con Mister Felicità.
I monologhi saranno l’occasione per poter raccontare non solo il dietro le quinte di queste pellicole ma anche l’opportunità per poter parlare delle differenze tra Nord e Sud, tra ricchi e poveri e di sviscerare quelle che si propongono come le nuove tendenze religiose, ma soprattutto evidenziare i tic e le manie di una società divisa tra ottimisti e pessimisti, tra disperati di professione e sognatori disoccupati.
Tutto questo per un unico obiettivo, divertirsi insieme.
Anche perché come dico nel film ‘’Mister Felicità’’ ‘’quando si è da soli la felicità dura poco, ma se condivisa dura nu’ poco e’ cchiu’’.

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Un tram che si chiama desiderio

La leggenda vuole che fosse proprio su un tram, su cui girovagava da studente, che il giovanissimo Tennessee Williams si facesse l’idea di un dramma che svelava il lato oscuro del sogno americano. Questa storia divenne il capolavoro di Williams un testo amato, odiato, comunque conosciuto in tutto il mondo, una pietra miliare del teatro e del cinema che ancora oggi si continua a leggere e a vedere rappresentato con interesse ed emozione: una storia in tre atti che alzava il velo sulla macchina oppressiva della famiglia, dell’anima ipocrita dei pregiudizi, la feroce stupidità delle paure morali.
La regia dello spettacolo è affidata ad un grande maestro di fama internazionale: Pier Luigi Pizzi, fondatore con Giorgio De Lullo, Romolo Valli e Rossella Falk della “Compagnia dei giovani”. Regista, scenografo, costumista ha dedicato le sue immense doti di creatività e sensibilità al servizio di spettacoli teatrali sia di prosa che di lirica, con lavori che hanno segnato il percorso e l’evoluzione della storia del Teatro. Ogni suo spettacolo porta il segno dell’eccezionalità.
Il ruolo di Blanche DuBois è affidato a Mariangela D’Abbraccio, grande interprete del nostro teatro, reduce dai successi di Filumena Marturano per la regia di Liliana Cavani.
Kowalsky è interpretato da Daniele Pecci, attore affermato del cinema italiano. 

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Il nodo

Un’aula di una scuola pubblica. È l’ora di ricevimento per una insegnante di una 5° classe elementare. È tesa, ha la testa altrove, è in attesa di una telefonata che non arriva mai. Al colloquio si presenta inaspettatamente la madre di un suo allievo. Vuole parlarle, ma non sarà un dialogo facile. Suo figlio alcuni giorni prima è stato sospeso, è tornato a casa pieno di lividi e lei vuole a tutti i costi capire il perché. È stato vittima di bullismo o forse lui stesso è stato un molestatore... forse l’insegnante l’ha trattato con asprezza...
Sciogliere questo nodo, cercare la verità è l’unica possibilità a cui aggrapparsi. Perché, come conseguenza del fatto, il figlio ha commesso qualcosa di tremendo, di irreparabile. E solo un confronto durissimo tra le due donne potrà dare un senso al dolore, allo smarrimento e al loro reciproco, soffocante senso di colpa.

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Roger

L’azione si svolge interamente su un campo da tennis e rappresenta un’immaginaria e tragicomica partita tra un generico numero due e l’inarrivabile numero uno del tennis di tutti i tempi, un fuoriclasse di nome Roger. Chi si trovasse a dare un’occhiata al testo letterario e poi al monologo teatrale che ne ho tratto, troverebbe una grande differenza con lo spettacolo che vedrà: tutto l’apparato realistico, compresi oggetti di scena ed effetti sonori, sulla scena non c’è. Man mano che insieme a Emilio Solfrizzi mettevamo in scena il testo ci siamo resi conto che potevamo elevare la posta della nostra scommessa puntando a una rappresentazione completamente affidata alla centralità della parola e dell’attore. Mi sono ricordato del “cuntastorie”, una arcaica forma di attore totale siciliano di cui racconta Pitré, un attore di strada provvisto di tre panche per il pubblico e di due spade, unici supporti per raccontare e rappresentare al suo pubblico l’intero ciclo della tavola rotonda. Così, forte dell’interprete che avevo, ho cominciato a togliere e a semplificare, fino a che in scena sono rimaste solo le poche righe bianche che disegnano un campo da tennis e due sedie, quelle sulle quali, nei cambi campo, i tennisti si riposano. Appena siamo stati in grado, da molto presto, abbiamo cominciato a ospitare degli spettatori. Prima due, poi quattro, dodici, trenta, per mettere a punto e verificare gli effetti comici e quelli drammatici. Gli spettatori ci hanno detto che avevano visto il campo, l’arbitro, la palla, la racchetta, i colpi e, fidandoci di loro, affrontiamo una verifica più vasta e impegnativa, sperando che la metafora, prima nascosta e poi svelata, che il testo contiene trovi in questo modo la strada per arrivare al cervello e al cuore del pubblico che vorrà condividere con noi questa esperienza.

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Antonio Giuliani – Evergreen

ANTONIO GIULIANI sarà in scena a Roma (Auditorium Conciliazione), con lo spettacolo "Evergreen", il 5, 6, 7 e 8 marzo.

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Angelo Duro - Da Vivo

Dopo il successo di pubblico e di critica dell’ultima tournée teatrale che ha registrato ovunque il sold out, Angelo Duro con la sua comicità dissacrante torna a calcare il palcoscenico del Teatro Brancaccio con il nuovo spettacolo (anche se lui non lo chiama spettacolo ma “stile di vita”) DA VIVO. Si annuncia esilarante il one man show del comico da quasi due milioni di followers, seguitissimo dal pubblico per la sua ironia cinica e imprevedibile che fa ridere e insieme riflettere. È lui stesso ad affermare: : “Chi vi dice che parlerò? Posso starmene pure quaranta minuti in silenzio. Chi me lo vieta?”. Bisognerà vederlo live per scoprire cosa racconterà questa volta.

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L'uomo, la bestia e la virtù

Il “trasparente” signor Paolino, professore privato, ha una doppia vita: è l'amante della signora Perella, moglie trascurata di un capitano di mare che torna raramente a casa, ha un'altra donna a Napoli ed evita di avere rapporti fisici con la moglie, usando ogni pretesto. La tresca potrebbe durare a lungo e indisturbata ma, inaspettatamente, la signora Perella rimane incinta del professore.

Paolino è costretto dunque ad adoperarsi per gettare la sua amante fra le braccia del marito, studiando tutti i possibili espedienti. Il caso è drammatico, perché il Capitano Perella si fermerà in casa una sola notte e poi resterà lontano almeno altri due mesi. Paolino dovrà allora ingegnarsi per salvare la propria dignità e quella della signora Perella, a qualsiasi costo, per obbligarne il marito ai doveri coniugali e far passare suo figlio per figlio legittimo del Capitano Perella e della moglie.

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Scannasurice

Ambientato dopo il terremoto del 1980 a Napoli, Scannasurice è una sorta di discesa agli “inferi”, di un personaggio dall’identità androgina, nell’ipogeo napoletano dove abita, all’interno di una stamberga, tra gli elementi più arcani della napoletanità, in compagnia dei topi – metafora dei napoletani stessi – e dei fantasmi delle leggende metropolitane partenopee, dalla Bella ‘mbriana al Munaciello, tra spazzatura e oggetti simbolo della sua condizione, alla ricerca di un’identità smarrita dentro le macerie della storia e della sua quotidianità terremotata, fisicamente e metafisicamente.
Il personaggio fa la vita, “batte”. E’, originariamente, un “femminiello” dei Quartieri Spagnoli di Napoli, ma i femminielli di Enzo Moscato sono creature senza identità, quasi mitologiche. Oltre l’identità sessuale, sono quasi magiche. Per questo ne è interprete un’attrice che del personaggio esalta l’ambiguità e l’eccesso. In un dialetto lirico e suggestivo, la creatura a metà tra l’osceno e il sublime distilla imprecazioni esilaranti, filastrocche popolari e antiche memorie in un’alternanza di ritmi e di sonorità rendendo un testo ed uno spettacolo propriamente caratterizzato dalla parola profondamente affascinante.
Cerciello coniuga qui i due finali scritti da Moscato in due momenti successivi: il primo nel 1982, il secondo, su impulso di Annibale Ruccello che ne fece la regia due anni dopo. Di una morte simbolica comunque si tratta, nel segno di un pessimismo che lascia poche vie di fuga.

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Musicanti

Musicanti racconta la storia di Antonio, un uomo che torna a Napoli dopo 25 anni, quando ancora era bambino a seguito della morte della madre. Detesta questa città, ma ha ricevuto un lascito testamentario dal padre, uno storico locale del porto, oggi in crisi. Si chiama Ue’ Man, tutti temono che lui non veda l’ora di chiuderlo, ma...

Sul palco un cast di talentuosissimi artisti e le più belle melodie di Pino Daniele che verranno suonate live da una band resident d’eccezione composta da celebri nomi e “amici” di Pino.

Lo spettacolo mette in relazione le canzoni più significative dei primi album del cantautore napoletano - il suo rock, il blues, il jazz, il soul - con la drammaturgia e la tradizione partenopea per dare vita a un’esperienza musicale-teatrale unica nel suo genere.

Ogni sera il pubblico potrà ascoltare, negli arrangiamenti originali, tra le altre: NA TAZZULELLA ‘E CAFE’, A ME ME PIACE ’O BLUES, I SAY I STO ‘CCA, NAPULE E’, VIENTO, YES I KNOW MY WAY, JE SO’ PAZZO, CAMMINA CAMMINA, LAZZARI FELICI, MUSICA MUSICA, TUTTA N’ATA STORIA, QUANNO CHIOVE e molte ancora...?

In Musicanti la storia svela le molteplici identità di una città difficile, densa di culture e ricca di contraddizioni in cui potersi specchiare attraverso i temi dell’amore, del coraggio, dell’amicizia, dell’integrazione, la lotta per i propri ideali e la libertà di poter essere se stessi.

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Imitation of Life

Arriva sul palco dell’Argentina Imitation of Life, il capolavoro iperrealista di Kornél Mundruczó, rinomato regista e sceneggiatore cinematografico ungherese tra i più significativi e apprezzati nel panorama contemporaneo internazionale. Un docudramma intenso e avvincente, di eccezionale intensità, che posa uno sguardo lucido sulle contraddizioni di una società – ungherese e non solo – in cui sempre più la violenza e la discriminazione si presentano come risposte ad un disagio profondo, strutturato, radicato. Opera multimediale, suggestiva ma di spirito fortemente naturalista, lo spettacolo ha ricevuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti internazionali, che ne hanno premiata la sorprendente proposta scenica, che abbandona la violenza e la
provocazione per offrire uno scorcio intimo e silenzioso del destino degli individui. 

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Rugantino

Il grande successo di ogni tempo torna al Sistina con una nuova coppia. Serena Autieri e Michele La Ginestra saranno i protagonisti di uno dei titoli storici dei padri fondatori del Sistina Garinei & Giovannini: RUGANTINO con le indimenticabili musiche del M° Armando Trovajoli. Il Sistina prosegue la propria tradizione riportando sul palco l’allestimento storico originale con le scene e i costumi di Giulio Coltellacci che hanno fatto gioire tre generazioni di romani e non solo. La versione in scena è una nuova straordinaria occasione di rivivere un grande classico nella sua confezione integra. Lo spettacolo spesso sold-out nella scorsa stagione ai conferma con il suo grande cast e con Edy Angelillo e Giulio Farnese nei ruoli di Eusebia e Don Niccolò.

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Rugantino

Il grande successo di ogni tempo torna al Sistina con una nuova coppia. Serena Autieri e Michele La Ginestra saranno i protagonisti di uno dei titoli storici dei padri fondatori del Sistina Garinei & Giovannini: RUGANTINO con le indimenticabili musiche del M° Armando Trovajoli. Il Sistina prosegue la propria tradizione riportando sul palco l’allestimento storico originale con le scene e i costumi di Giulio Coltellacci che hanno fatto gioire tre generazioni di romani e non solo. La versione  in scena è una nuova straordinaria occasione di rivivere un grande classico nella sua confezione integra. Lo spettacolo spesso sold-out nella scorsa stagione ai conferma con il suo grande cast e con Antonello Fassari nel ruolo di Mastro Titta e Edy Angelillo in quello di Eusebia.

Rugantino: uno spettacolo evento che è stato fortemente voluto per restituire a Roma una pagina importante del suo patrimonio culturale e della sua storia.

 

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The Opera Locos

Dopo il grande successo in Spagna, Francia e Messico arriva in Italia THE OPERA LOCOS per poi proseguire la sua tournee in Usa, Canada e Gran Bretagna!

Cinque tra i più famosi cantanti lirici del mondo sono convocati per un evento unico che ripercorre i più grandi classici dell'opera. Le premesse sono quelle per una serata gloriosa… o così sarebbe dovuto essere. L'evento inizia alla grande ma ben presto sembra chiaro che il palcoscenico è troppo piccolo per accogliere degli ego così ingombranti. Il caotico risvolto dello spettacolo originerà momenti di incredibile comicità per il pubblico che sarà testimone di un inesorabile scontro di cinque vanesie “prime donne” in una sfida fino all’ultima Aria. Sarà una serata da ricordare!
La trama segue cinque personaggi pazzi che si esprimono attraverso frammenti di Arie di opere famose, mescolate tra di loro o con temi di varietà, riorganizzati o parodiati.

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Bartleby lo scrivano

Un ufficio. A Wall Street o in qualunque altra parte del mondo, poco cambia. È una giornata qualunque nello studio di un avvocato, un uomo buono, gentile, così anonimo che non ne conosciamo nemmeno il nome. Ogni giorno scorre identico, noioso e paziente, secondo le regole di un moto perpetuo beatamente burocratico, ovvero: meccanico e insensato. 
In questo ufficio popolato da una curiosa umanità – due impiegati che si odiano fra di loro e cercano di rubarsi l’un l’altro preziosi centimetri della scrivania che condividono, una segretaria civettuola che si fa corteggiare a turno da entrambi ma che spasima per il datore di lavoro, e una donna delle pulizie molto attiva e fin troppo invadente – un giorno, viene assunto un nuovo scrivano. 
Bartleby si chiama, e fa lo scrivano. Copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po’ di sabbia finisce nell’ingranaggio e tutto si blocca. Senza una ragione. Senza un perché.
Un giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo, con una frase che è rimasta nella storia: “Avrei preferenza di no”. Solo quattro parole, dette sottovoce, senza violenza e senza senso, ma tanto basta. Un gentile rifiuto che paralizza il lavoro e la logica: una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che sconvolge tanto l’ufficio che la vita intima del datore di lavoro

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Morte di un commesso viaggiatore

Tracciando bilanci del secolo che si concludeva, agli inizi dell’anno 2000 la rivista Time elencò i dieci lavori teatrali più significativi del Novecento. Il primo posto assoluto toccò a I sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello. Il secondo andò a Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller: senza alcun dubbio la Grande commedia americana, quella che gli americani sentono come più autenticamente “loro”. Viene ripresa in continuazione in tutto il mondo, ma con Broadway ha un rapporto particolare. In una occasione particolarmente solenne, cinque o sei anni fa, il grande Mike Nichols la mise in scena riproducendo meticolosamente scene, costumi, musica e regia dell’edizione originale del 1948, con un interprete di eccezione come Philip Seymour Hoffman. Alla fine dell’ultima replica di questa produzione il pubblico come se si fosse dato un segnale non applaudì ma si alzò in piedi compatto, come davanti a un rito. 

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Che disastro Peter Pan

Dal 2016 il pubblico di tutta Italia apprezza ed applaude il “tragico” cast di Che disastro di commedia - versione Italiana del pluripremiato successo planetario The play that goes wrong, - rappresentata con successo al Teatro Brancaccio, dove una compagnia amatoriale nel corso della recita è sottoposta a una serie di imprevisti che mettono a dura prova la loro professionalità.

Dagli stessi autori, arriva CHE DISASTRO PETER PAN, versione Italiana della commedia inglese campione d’incassi Peter Pan goes wrong e promette di aumentare il caos e le risate che ne scaturiscono, determinando l’ennesimo fallimento della sgangherata Compagnia amatoriale dello sperduto “Sant’Eufrasio Piedimonte”, compagnia che si ripropone ancora più ambiziosa rispetto al passato.  Quando il regista apparirà sul palcoscenico, con il suo assistente/co-regista si inizieranno a percepire le tensioni alla base di questa ennesima, tentata, impresa teatrale. Come per Che disastro di commedia, le porte non si apriranno, gli oggetti scompariranno per ricomparire altrove, gli effetti sonori saranno inevitabilmente anticipati o ritardati e gli attori, impegnati in ruoli multipli, combatteranno ancora una volta contro inconvenienti tecnici e non ricordando le battute, intrappoleranno gli altri in “loop” esasperanti. Una farsa che cela un intenso lavoro sugli attori e trucchi teatrali sorprendenti.

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Che disastro Peter Pan

Dal 2016 il pubblico di tutta Italia apprezza ed applaude il “tragico” cast di Che disastro di commedia - versione Italiana del pluripremiato successo planetario The play that goes wrong, - rappresentata con successo al Teatro Brancaccio, dove una compagnia amatoriale nel corso della recita è sottoposta a una serie di imprevisti che mettono a dura prova la loro professionalità.

Dagli stessi autori, arriva CHE DISASTRO PETER PAN, versione Italiana della commedia inglese campione d’incassi Peter Pan goes wrong e promette di aumentare il caos e le risate che ne scaturiscono, determinando l’ennesimo fallimento della sgangherata Compagnia amatoriale dello sperduto “Sant’Eufrasio Piedimonte”, compagnia che si ripropone ancora più ambiziosa rispetto al passato.  Quando il regista apparirà sul palcoscenico, con il suo assistente/co-regista si inizieranno a percepire le tensioni alla base di questa ennesima, tentata, impresa teatrale. Come per Che disastro di commedia, le porte non si apriranno, gli oggetti scompariranno per ricomparire altrove, gli effetti sonori saranno inevitabilmente anticipati o ritardati e gli attori, impegnati in ruoli multipli, combatteranno ancora una volta contro inconvenienti tecnici e non ricordando le battute, intrappoleranno gli altri in “loop” esasperanti. Una farsa che cela un intenso lavoro sugli attori e trucchi teatrali sorprendenti.

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Don Chisciotte

Chi è pazzo? Chi è normale?
Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. Di più: forse ci vuole una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per compiere atti eroici.
La lucida follia è quella che ti permette di sospendere, per un eterno istante, il senso del limite: quel “so che dobbiamo morire” che spoglia di senso il quotidiano umano, ma che solo ci rende umani.
L'animale non sa che dovrà morire: in ogni istante è o vita o morte. L'uomo lo sa ed è, in ogni istante, vita e morte insieme. Emblematico in questo è Amleto, coevo di Don Chisciotte, che si chiede: chi vorrebbe faticare, soffrire, lavorare indegnamente, assistere all’insolenza dei potenti, alle premiazioni degli indegni sui meritevoli, se tanto la fine è morire?
Don Chisciotte va oltre: trascende questa consapevolezza e combatte per un ideale etico, eroico. Un ideale che arricchisce di valore ogni gesto quotidiano. E che, involontariamente, l'ha reso immortale.
È forse folle tutto ciò? È meglio vivere a testa bassa, inseriti in un contesto che ci precede e ci forma, in una rete di regole pre-determinate che, a loro volta, ci determinano? Gli uomini che, nel corso dei secoli, hanno osato svincolarsi da questa rete - avvalendosi del sogno, della fantasia, dell'immaginazione - sono stati spesso considerati “pazzi”. Salvo poi venir riabilitati dalla Storia stessa. Dopotutto, sono proprio coloro che sono folli abbastanza da credere nella loro visione del mondo, da andare controcorrente, da ribaltare il tavolo, che meritano di essere ricordati in eterno: tra gli altri, Galileo, Leonardo, Mozart, Che Guevara, Mandela, Madre Teresa, Steve Jobs e, perché no, Don Chisciotte.

Alessio Boni

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Dolore sotto chiave

Un dittico con la regia di Carlo Cecchi che riunisce due atti unici di Eduardo De Filippo: Dolore sotto chiave e Sik-Sik, l’artefice magico. Due piccoli gioielli della tradizione eduardiana che sono una riflessione sul mondo del teatro come metafora della vita.
Il grande maestro del teatro Carlo Cecchi, funambolo e innovatore della scena che ha attraversato il Novecento, restituisce con questo dittico l’amarezza e il realismo di Eduardo De Filippo, la sua capacità di graffiare anche con una sola, fulminea invenzione paradossale. Un incontro tra due intelligenze severe, inflessibili e rivoluzionarie del palcoscenico che hanno da sempre combattuto, dentro e fuori la scena, per un “teatro vivente”. Un rigoroso esempio di coscienza critica nel classico gioco “del teatro nel teatro”, proprio attraverso quella contrapposizione tra realtà e finzione, spinta oltre l’asfittico dibattito tra vita e forma. Due anime artistiche vigorose si saldano così sulle tavole del palcoscenico, per entrambi “specchio” in cui la realtà si riflette nella finzione e viceversa. Con Dolore sotto chiave e Sik-Sik, l’artefice magico Carlo Cecchi offre al pubblico un doppio Eduardo, dalla prospettiva e con lo sguardo di un uomo, prima che un artista, che ha dedicato una carriera e una vita all’arte del teatro.

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Paolo Borsellino - Essendo Stato

Arrivano per la prima volta in scena le parole pronunciate da Paolo Borsellino che gli Italiani non hanno mai ascoltato, raccontate da Ruggero Cappuccio. 

Proprio sull'ultimo secondo di vita di Paolo Borsellino, il 19 luglio del 1992, si concentra il testo di Cappuccio, che dilata questo singolare residuo di tempo e denuncia la solitudine in cui i due magistrati sono stati lasciati, perché esiste una parte deviata dello Stato che vuole controllare la piaga rappresentata dalla mafia ma non guarirla: di quell'infezione ha infatti bisogno, anche per mettere a morte le parti sane del suo corpo che desidera siano messe a morte.

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La classe

I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente che ha ulteriormente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, paradossalmente, ha anche portato lavoro, non ultima la costruzione di un muro intorno al campo per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina.

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Barbara Foria in EU...FORIA

Approda  per una one night al Teatro Brancaccio la prorompente comicità dell’attrice napoletana con il meglio della sua produzione artistica e dei suoi personaggi.

“IL MEGLIO DI…” raccoglie il meglio dei monologhi che Barbara Foria ha scritto e portato in scena nell’ultimo decennio nei migliori teatri italiani.

Uno spettacolo che contiene tutte le risposte alle domande che nessuno le ha mai fatto. Perché il problema, checché ne dica la Mannoia, non è tanto quello che le donne non dicono, ma quello che le donne dicono e gli uomini non capiscono!

Per fortuna con l’età si diventa più saggi e così impari finalmente a vivere; impari a mostrare gli anni e nascondere i danni; impari che quando la vita ti offre limoni la cosa migliore è cercare qualcuno da limonare; impari che la forma dell’amore non e’ a cuore ma rotonda, un po’ come la sua pancia ed i tuoi fianchi, e ti accorgi così che innamorarsi a 20 anni significa avere tanti sogni nel cassetto, ma superati i 40 in quel cassetto trovi solo un sacco di medicine ordinanatamente disposte in ordine alfabetico.

In fondo va bene così: il compito di renderci felici non spetta agli altri, ma a noi stesse.

Dobbiamo solo cominciare a farci del bene: non fiori, ma sandali di Jimmy Choo, non massaggi, ma viaggi a Cuba!

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Omaggio a Fabrizio De André

Una delle poche band riconosciute ufficialmente dalla “Fondazione De André” che ha collezionato diversi sold out nei teatri italiani,  il prossimo 7 aprile conterà una line up di ben 7 musicisti ad accompagnare la straordinaria voce solista di Luca Cionco, affiancati per l’occasione da un eccezionale ospite d’onore: Michele Ascolese storico chitarrista di De André.

A raccontare, insieme alla voce solista, il genio intramontabile del Faber saranno presenti sul palco Edoardo Fabbretti alla batteria e percussioni, Glauco Fantini al basso, Simone Temporali alle tastiere, moog e flauto, Antonello Pacioni alla chitarra, bouzouki e mandolino, Eleonora Giosué al violino e Alessandro Famiani alla fisarmonica, Massimiliano Pioppi al pianoforte e tastiera, voce e cori Daniela di Rienzo.

 

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Processo a Gesù

In occasione del 40º anniversario della scomparsa di Diego Fabbri, la Gitiesse Artisti Riuniti e la Compagnia Molière mettono in scena da gennaio 2020 “Processo a Gesù” con la regia di Geppy Gleijeses e 19 attori (tra cui 10 allievi attori all’ultimo anno di corso delle migliori scuole di teatro d’Italia). Il capolavoro di Diego Fabbri è un testo di strabiliante attualità e ci interroga sul senso della Fede, sulla giustizia, sulla solidarietà, fruga nell’intimo delle nostre coscienze stimolandoci a una riflessione profonda sulla forza della figura di Cristo oggi, portando lo spettatore, ateo o credente che sia, a interrogare sé stesso e la propria anima.
Un gruppo di ebrei scampati alla Shoah, celebra da anni il rito ormai consunto di un processo a Gesù, con attori che di volta in volta interpretano gli apostoli, Pilato, Caifa, Maria, la Maddalena ed altri. Questo processo si è sempre concluso con un verdetto di condanna, ma stavolta gli spettatori non ci stanno, protestano, si indignano e vogliono l’assoluzione. Il testo si conclude con un’agghiacciante testimonianza di una vecchietta che si occupa delle pulizie del teatro: ha perso un figlio, ed è come se ora non volesse perderne un altro…
L’interazione tra gli attori in platea e quelli in palcoscenico ricorda testi pirandelliani come “Ciascuno a suo modo” o “Questa sera si recita a soggetto”, ma con una violenza ed una profondità modernissime.

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Beppe Grillo - Terrapiattista

Tutto è piatto: cultura, informazione, cervelli.

In un mondo in cui tutti, prima di parlare, controllano su Google quello che stanno per dire, Beppe Grillo si lancia in mezzo a chi ha il coraggio di sfidare la realtà, liberando il terrapiattista che è in noi!

La cultura, l'informazione, la scienza ci hanno tradito, così come la politica. Tutto è piatto, prevedibile e, allo stesso tempo, incerto perché qualsiasi forma di potere è detentrice di verità. Solo attraverso il dubbio possiamo davvero essere liberi.

Come sarebbe stato il mondo se Beppe Grillo non fosse esistito?

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Le affinità elettive

Ne Le affinità elettive c’è un grande gioco di equilibri e contrasti tra essere e dover essere, tra istinto e ragione, tra sensualità e moralità, tra immediatezza e riflessione, tra destino e volontà. Il tentativo è quello di mostrare le forze che provengono dalla dissoluzione del matrimonio. La passione perde tutto il suo diritto, la sua felicità e la sua potenza quando cerca di venire a patti con l’agiata e garantita vita borghese.

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Nel Nostro Piccolo - Ale e Franz

Nel nostro piccolo è un viaggio alla ricerca del nostro punto di partenza, quello che ha mosso la nostra voglia e ricerca di comicità̀. Ma Ridendo. Il racconto di un mondo visto dalla parte di chi ha il coraggio, con le proprie idee, di vedere dentro la vita di ognuno. Raccontare le piccolezze, le sconfitte, le paure che ci accompagnano. Sempre Ridendo. Il coraggio di vivere storie non sempre vincenti. La forza di trasmettere emozioni vere: i fallimenti di una vita, la delusione degli ideali, la conoscenza profonda di sentimenti penetranti, come l’amore. La gioia della vita. Ridendo ovviamente. Ridendo riusciamo a scoprire i nostri difetti.
La risata è il nostro veicolo fondamentale per riuscire a parlare di noi senza prenderci troppo sul serio.

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Misericordia

Emma Dante porta sul palco dell’Argentina le atmosfere tragiche ed esuberanti del suo teatro per parlarci di una ferita italiana: quella della disperata e sconfinata solitudine di un popolo di donne offese dalla violenza. Sul palcoscenico la storia di «tre puttane e un ragazzo menomato che vivono in un tugurio» dà vita ad una realtà squallida, intrisa di povertà, analfabetismo e provincialismo, per esplorare l’inferno di un degrado terribile, sempre più ignorato dalla società.

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Uccio De Santis - Non so che fare prima

Lo show racconta, in forma di monologo e di sketch a due, la vita di un comico “per vocazione”. Dagli esordi per vincere la timidezza, alle feste in casa, al suo grande amore: il teatro. Un viaggio nei ricordi che dipinge tanti gustosi quadretti familiari. Si racconta il presente con divertenti siparietti tra moglie e marito sulla vita di ogni giorno. Storie in cui ognuno si può identificare e ridere di gusto con tanta buona musica.

In questa avventura Uccio De Santis sarà accompagnato dai volti storici del programma Umberto Sardella ed Antonella Genga. Non mancano le divertenti interazioni con il pubblico, vero cavallo di battaglia dell’artista pugliese, creando dei siparietti comici di gran coinvolgimento.

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Io, Don Chisciotte

Balletto di Roma si prepara ad accogliere il grande e auspicato ritorno del coreografo più applaudito d’Italia. Fabrizio Monteverde si riaffaccia sulla scena dopo l’ultimo lavoro realizzato per la storica compagnia romana nel 2014, “Il Lago dei Cigni ovvero il Canto”, ispirato a uno dei più importanti balletti del repertorio classico su musica di P. I. Čajkovskij.

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Antonello Costa - Gran Casinò

Un formidabile corpo di ballo, la soubrette Annalisa Costa, Gianpiero Perone, spalla esilarante e complice, accompagnano il comico siciliano in questa nuova peripezia scenica.

Il casinò OLIMPIC è in crisi. Le poche presenze e la concorrenza di un casinò rivale di proprietà di Don Antonino ne minacciano la chiusura.

Il direttore (Gianpiero Perone) e la sua assistente (Annalisa Costa) decidono di chiamare un comico (Antonello Costa) per organizzare degli spettacoli che attirino nuovi clienti.

Riusciranno a salvare il casinò?

L'unica cosa sicura è che il pubblico si divertirà tantissimo.

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La valle dell’Eden

Uno dei capolavori della narrativa americana al Teatro Argentina con La valle dell’Eden diretto da Antonio Latella. Una messinscena-evento dal bestseller di John Steinbeck che riflette sugli interrogativi, i timori e le speranze del nostro tempo mettendo al centro la parola: quella del grande scrittore e quella data in voce, vibrante sul palco, in lotta tra creazione e responsabilità.

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Hollywood Burger

Sotto lo sguardo impietoso di un inserviente di colore che ha subito chiare le intenzioni di due scrocconi (nessuno dei due ha nemmeno i soldi per pagarsi l’hamburger ordinato), i due disgraziati si raccontano la loro surreale “carriera” cinematografica tra parti memorabili di cui però tutti ignorano l’esistenza perché
tagliate al montaggio, o ruoli entrati nell’Olimpo di Hollywood, ma non riconducibili a nessuno dei due.

In un crescendo di battute esilaranti, situazioni imbarazzanti, ed episodi di vita narrati in maniera tragicomica, si delineano due personaggi incredibili, che man mano che la storia procede riveleranno retroscena incredibili della loro grama esistenza.

Non sapremo mai se quello che si confidano è frutto di una crudele realtà o di una delirante follia ma le loro frustrazioni, le loro aspettative disattese di una improbabile carriera cinematografica, li rende così tragici da farli diventare esilaranti, eroici clown beckettiani del nostro mondo. Dopo decenni, infatti, attendono ancora “l’occasione” e aspettano che passi di lì Jack Nicholson. Aspettando Godot degenera in Aspettando Jack Nicholson: Beckett tracima in Quentin Tarantino.

Un finale totalmente a sorpresa suggella la novità di questo testo originale di Roberto Cavosi che l’inedita coppia teatrale Enzo Iacchetti e Pino Quartullo portano in scena, regalando allo spettacolo la propria personalissima interpretazione sempre a metà tra la commedia e una visione beckettiana di personaggi che fluttuano in scena attendendo un’entità destinata a non manifestarsi mai, eppure evocata continuamente.

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Così è (se vi pare)

Filippo Dini dirige e interpreta un Pirandello (il suo primo) che guarda a Buñuel. In un claustrofobico interno borghese, il mistero della signora Frola e del signor Ponza, suo genero, assume i contorni surreali di un sogno. I veri pazzi? I pettegoli che stanno a guardare.

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