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We Will Rock You

Nell’aprile 2019, dopo un tour di grande successo di pubblico e critica, che ha registrato circa 65.000 spettatori paganti nelle 56 repliche che hanno toccato da nord a sud le principali città italiane, si è conclusa la prima stagione teatrale di We Will Rock You, lo spettacolo con le canzoni dei Queen. Le vicende di Galileo e Scaramouche hanno appassionato a ritmo di Rock platee animate da giovani e meno giovani che hanno condiviso con i protagonisti, tra emozioni e risate, il racconto di una Speranza, del potere salvifico del Rock and Roll, della condivisione e del diritto di poter esprimere se stessi.

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Finché social non ci separi

Hai mai detto a tuo marito che non sopporti che la sera venga a letto con le calze antiscivolo?

Hai mai confessato alla tua fidanzata che ti piacerebbe che si ricordasse che sesso non e solo una parola del nostro vocabolario, ma anche un qualcosa che andrebbe praticato?

Sei mai riuscito a dire al tuo compagno che prima di baciarti al mattino dovrebbe lavarsi i denti?

Sei in grado di dire alla tua Lei che il lavandino serve per lavarsi e non come recipiente per i suoi trucchi?

Molte coppie convivono non dicendosi le cose e il risultato e che la coppia scoppia.

Angelo e Katia, coppia sul palco ma soprattutto nella vita, hanno scelto di dirsi tutto, anche le cose meno belle, e per farlo si sono affidati all’ironia che smorza i toni senza sminuire l’importanza di ciò che ci si dice.

Tutto parte da una lista dei difetti.

Katia scrive quelli di Angelo e lui fa altrettanto con quelli di lei.

La lista viene subito mostrata al pubblico che non solo assisterà per tutto lo spettacolo allo scambio comico tra i due a suon di difetti , ma sara anche chiamato a dire la propria attraverso il meccanismo dei bigliettini anonimi e dei social.

Come?

Possiamo solo anticiparvi che in questo spettacolo qualcuno si aggirerà in mezzo al pubblico e che i telefoni rimarranno accesi!Un percorso comico a tappe nella convivenza tra l’uomo e la donna per sottolineare che la bellezza sta appunto nella diversità dei due emisferi a confronto: quello maschile dove calcio, birra e sesso la fanno da padroni, e quello femminile con le sue infinite e incomprensibili, per lui, sfumature.

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Grease - Il Musical

Tutti pazzi per la GREASEMANIA!

In Italia, il musical di Jim Jacobs e Warren Casey, prodotto da Compagnia della Rancia con la regia di Saverio Marconi, in più di 20 anni sui palcoscenici di ogni Regione, è un fenomeno che si conferma ogni sera, con più di 1.800 repliche per oltre 1.870.000 spettatori a teatro. Una festa travolgente che dal 1997 accende le platee italiane, e ha dato il via alla musical-mania trasformandosi in un vero e proprio fenomeno di costume “pop”, un cult intergenerazionale che non è mai stato così attuale ed è amatissimo anche dalle nuove generazioni.

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Aggiungi un posto a tavola

Commedia musicale di Garinei e Giovannini
scritta con Jaja Fiastri
liberamente ispirata a "After me the deluge" di David Forrest
Musiche di Armando Trovajoli

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Pio e Amedeo

Con grandissimo successo di pubblico e critica e dopo le due date evento all’Arena di Verona e al Teatro Antico di Taormina, con “LA CLASSE NON È QUA”, il duo comico Pio e Amedeo, parte da Torino il 3 dicembre, con il tour nei teatri del loro nuovo spettacolo live. Dissacranti, ironici e iconici, Pio e Amedeo portano in scena delle nuove gag ed esilaranti battute capaci di far ridere, ma anche riflettere. Non mancheranno i due personaggi che li hanno resi celebri in televisione con “Emigratis”, ospiti e sorprese speciali.

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Enrico Brignano - Un’ora sola vi vorrei

Grande successo di pubblico per “Un’ora sola vi vorrei”, il nuovo one-man show di ENRICO BRIGNANO che, dopo aver attraversato l’Italia in lungo e in largo, tornerà a calcare i palcoscenici delle principali città della penisola, a partire da: Roma, Bologna, Firenze, Bari, Torino e seguiranno anche altre.
Dopo i sold out di “Innamorato Perso”, che ha fatto ridere ed emozionare il pubblico italiano dei palazzetti, l’artista torna in scena con questo nuovo e imperdibile show che sfida e rincorre il tempo.
Da febbraio 2020, “Un’ora sola vi vorrei” farà inizialmente tappa a Roma al Teatro Brancaccio, poi Bologna al Teatro EuropAuditorium, poi ancora Firenze al Teatro Verdi, così Bari al Teatro Team, come Torino presso il Teatro Alfieri.

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Enrico Bertolino - Instant Theatre

Enrico Bertolino ha iniziato da oltre tre anni a cimentarsi in una formula teatrale innovativa, ideata insieme a Luca Bottura, e portata con successo nei teatri delle principali città italiane tra cui Roma, Milano, Bologna, Genova, Torino e Verona. Si tratta dell’ instant theatre®, spettacolo in cui narrazione, attualità, umorismo, storia, costume, cronaca, comicità, politica e satira si incontrano sulle assi di un palcoscenico.

Il teatro diventa così luogo di informazione satirica strettamente legata all’attualità, e lo spettacolo un percorso di conoscenza di un tema politico o sociale, un “tutorial” col sorriso sulle labbra, particolarmente indicato per chi, come lo stesso Bertolino, gronda certezze e dubbi equamente ripartiti. Novanta minuti di spettacolo per chiarirsi le proprie convinzioni e farsene delle nuove.

E’ possibile adattare l’esperimento ai più svariati temi del dibattito pubblico nazionale o locale attraverso un sapiente lavoro autorale svolto a tre mani da Enrico BertolinoLuca Bottura Massimo Navone che ne cura anche la regia.

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Debora Villa - Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere

“Tanto tempo fa, i Marziani e le Venusiane si incontrarono, si innamorarono e vissero felici insieme perché si rispettavano e accettavano le loro differenze. Poi arrivarono sulla terra e
furono colti da amnesia: si dimenticarono di provenire da pianeti diversi.”
Il testo di John Gray è un best seller mondiale che ha venduto cinquanta milioni di copie ed è stato tradotto in quaranta lingue, si basa su un pensiero tanto semplice quanto efficace: gli
uomini e le donne vengono da due pianeti diversi.
A portare in scena l’adattamento teatrale, una esilarante terapia di gruppo collettiva, del libro più celebre dello psicologo statunitense John Gray sarà per la prima volta in assoluto una
donna: l’attrice Debora Villa. Cercando di restare imparziale, Debora vi condurrà per mano alla scoperta dell'altro sesso senza pregiudizi. Per la prima volta quindi, sarà una rappresentante di Venere a ricordarci, con la sua comicità travolgente e irriverente, raffinata e spiazzante, quali sono le clamorose differenze che caratterizzano i Marziani e le Venusiane.
Uomini e donne impareranno a conoscersi di nuovo “perché – come sostiene Gray- quando si imparano a riconoscere e apprezzare le differenze tra i due sessi, tutto diventa più facile, le
incomprensioni svaniscono e i rapporti si rafforzano

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Mary Poppins

La magica storia della tata più celebre del mondo sbarca finalmente a Milano in uno show fatto di incredibili effetti e coinvolgenti coreografie, ma soprattutto canzoni indimenticabili come SupercalifragilistichespiralidosoCam caminìCom’è bello passeggiar con Mary e Un poco di zucchero.
La versione italiana dello show avrà un cast numeroso, una grande orchestra dal vivo, straordinarie coreografie, spettacolari cambi scena, costumi sontuosi e incredibili effetti speciali. 

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Tosca

Tosca è un'opera lirica in tre atti di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. La prima rappresentazione si tenne a Roma, al Teatro Costanzi, il 14 gennaio 1900

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Lillo & Greg - Gagmen

Un nuovo sfavillante “varietà” firmato Lillo e Greg che ripropone ulteriori cavalli di battaglia della famosa coppia comica ma questa volta tratti non soltanto dal loro repertorio teatrale ma anche da quello televisivo e radiofonico come “Che, l’hai visto?” (rubrica cult del famigerato programma radiofonico 610 condotto dai due) o “Greg Anatomy” (parodia della serialità tv Nip&Tack tratto dal programma televisivo The show must go off al tempo condotto da Serena Dandini) e ancora “Normal Man”… Lillo e Greg nei panni di due super eroi particolari! Una miscela esplosiva ed esilarante che finalmente porta in teatro radio e tv per una sintesi perfetta, arguta, sottile, colta e scoppiettante come solo Lillo e Greg sanno fare.

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Momix – Alice

Cosa ci racconta Alice? Chiedetelo a Moses Pendleton, direttore artistico di Momix, il cui ultimo lavoro per l’Accademia Filarmonica Romana, ispirato ad Alice nel Paese delle Meraviglie, avrà la sua prima mondiale al teatro Olimpico. la vera Alice, a solo 10 anni, spinse Lewis Carrol a scrivere il suo fantastico racconto di avventure clandestine. Questo piccolo romanzo è adesso familiare alla maggioranza dei bambini e adulti del mondo, grazie alla fantasia, al brio e al suo cast di personaggi, dal coniglio bianco al cappellaio matto fino alla implacabile regina di cuori. Il coreografo più immaginativo del mondo della danza ha scelto di infilarsi nella tana del coniglio in un mondo magico dove il corpo umano si trasforma e niente è ciò che appare.

Aspettatevi di vedere meraviglie e Alice, quando sarà un gigante…

in collaborazione con Accademia Filarmonica Romana per il Festival Internazionale della Danza 2019

 

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Balliamo sul mondo

Il Musical con le musiche e il contributo al testo di Luciano Ligabue per la regia di Chiara Noschese debutta sul palco del Teatro Nazionale a fine settembre.

L’alba del 2° millennio raccontata da un gruppo di giovani di provincia. Capodanno 1990, una comitiva di amici si riunisce come ogni giorno al Bar Mario per festeggiare l’arrivo del primo anno da maggiorenni. Progetti, speranze, amori, passioni, ma anche incertezze e paure si incrociano sullo sfondo della grande festa. La promessa di ritrovarsi 10 anni dopo nello stesso giorno è l’unico modo per rendere meno tragica e dolorosa la consapevolezza che niente dopo quella notte resterà uguale. E’ il momento di diventare adulti.

Il decennio che segue cambierà la vita di ognuno, riservando a ciascuno di loro percorsi e realtà inaspettate e distanti. Malgrado tutto, la promessa viene mantenuta e quel Capodanno del 2000 sarà difficile per il gruppo rimettere insieme i pezzi, eppure, ritrovarsi e ricostruire insieme, diventa inaspettatamente l’unica salvezza per tutti, perché in questo mondo non bisogna essere eroi per forza.

Le vite dei tredici protagonisti s’intrecciano, scandite, dai più grandi successi di Luciano Ligabue, da "Certe Notti" a "Tu sei lei" e ancora "Urlando contro il cielo" e tante altre... riproponendo le canzoni di Ligabue più amate dal grande pubblico, eseguite dal vivo.

"Uno spettacolo musicale tutto italiano, una storia inedita e originale, un gruppo di grandi voci, una storia che fa battere il cuore"
Chiara Noschese

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La Divina Commedia - Musical

A 10 anni dal primo debutto torna lo spettacolo che ha incantato il pubblico di tutte le età coinvolgendo con la sua storia, emozionando con le sue musiche, affascinando con le creazioni fantastiche del tre volte Premio Oscar Carlo Rambaldi. LA DIVINA COMMEDIA Opera Musical, ispirato al poema di Dante Alighieri, raccoglie l’anima operistica di un avvincente racconto in musica, con composizioni originali coinvolgenti redatte dalla nota mano di Marco Frisina, e quella appassionata, viva e modernissima di una narrazione che punta dritto allo spettatore, conducendolo con diversi linguaggi, dentro uno show ricco di storia, effetti speciali e magia.

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Giuseppe Giacobazzi - Noi mille volti e una bugia

Andrea Sasdelli alias Giuseppe Giacobazzi, ovvero l’uomo e la sua maschera.

Un dialogo, interiore ed esilarante, di 25 anni di convivenza a volte forzata.

25 anni fatti di avventure ed aneddoti, situazioni ed equivoci, gioie e malinconie, sempre spettatori e protagonisti di un’epoca che viaggia a velocità sempre maggiore. Dove in un lampo si è passati dalla bottega sotto casa alle “app” per acquisti, dal ragù sulla stufa ai robot da cucina programmabili con lo smartphone; il tutto vissuto dall’uomo Andrea e raccontato dal comico Giacobazzi. Come in uno specchio, o meglio come in un ritratto (l’omaggio a Dorian Gray è più che voluto), dove questa volta ad invecchiare è l’uomo e non il ritratto.

Sono proprio questi i “NOI” che vediamo riflessi nei nostri mille volti (i rimandi letterari non mancano, dal già citato Wilde a Pirandello, da Orwell a Hornby), convivendo, spesso a fatica con la bugia del compiacerci e del voler piacere a chi ci sta di fronte.

È uno spettacolo che con ironia e semplicità cerca di rispondere ad un domanda: “Dove finisce la maschera e dove inizia l’uomo?”, che poi è il problema di tutti, perché tutti noi conviviamo quotidianamente con una maschera.

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Francesco Tesei - Human

Improvvisamente camminiamo in una foresta di emozioni che ci riconnettono con l’infinito del nostro io, per un’esperienza di condivisione suggestiva quasi al limite del nostro credere, e un’esplorazione profonda del nostro inconscio.

Il nuovo spettacolo di Francesco Tesei propone uno sguardo alla sua arte da una prospettiva originale e quanto mai attuale: il mentalismo come modo per tornare a stupirsi per le magie dei rapporti umani.

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La Cena dei Cretini

Esilarante e intelligente commedia, resa celeberrima dal film di Francis Veber dove ricchi borghesi parigini ogni settimana organizzano una cena a cui ognuno invita un “cretino. Chi avrà portato l’“esemplare” migliore sarà il vincitore della serata. Veber, con lucida ironia, sovverte i luoghi comuni e mostra il lato cattivo di ognuno di noi. Ritmo incalzante, dialoghi fitti e brillanti per un classico della commedia francese che da oltre vent’anni diverte, affascina ed emoziona spettatori tutto il mondo. Pistoia e Triestino, due inappuntabili attori comici e “cretini”.

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Il rompiballe

Chi volesse fare i conti con l’ esilarante materia prima scenica non ha che da assistere all’ edizione della commedia interpretata da Nicola Pistoia e Paolo Triestino. Ci pensa l’irresistibile duo, a calarsi nei panni di un killer professionista che deve portare a termine una missione delle sue avendo come base una stanza d’ hotel, e che deve vedersela con un goffo marito abbandonato dalla moglie, lì nello stesso albergo per una strategia di riavvicinamento alla consorte. Con gag che intralciano, ovviamente, il crimine.

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Teresa Mannino

Torna in tour in alcuni dei principali teatri italiani Teresa Mannino con lo spettacolo “Sento la Terra girare” (scritto da lei stessa insieme a Giovanni Donini) e la sua comicità graffiante, leggera, intelligente e sottile. Le sue storie dalla Sicilia attraversano tutta l’Italia per accendere un sorriso, far riflettere, scatenare una risata. Il suo percorso artistico si snoda tra esperienze comiche di palcoscenico e piccolo schermo, radio e cinema, per approdare infine ad un mondo fatto di storie, emozioni e testimonianze.

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Misery

A woman is the first person we meet in our lifes, whether we are male or female. And where girls become more and more familiar with their mothers (also because one day they might have kids on their own), boys will try to understand their relationship with the one who made them for the rest of their lifes. But over the years the role of the woman in their lifes will change, they get to know their nanny, their sister, their grandmother, their first friend, their teacher, their first girlfriend, their wife, their daughter, their ex-wife (who seems to be a completely different person then their wife), their second - and hopefully last - wife and so on ... without forgetting obviously the most feared: their mother-in-law! (and their second mother-in-law!)

 

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La piccola bottega degli orrori

A woman is the first person we meet in our lifes, whether we are male or female. And where girls become more and more familiar with their mothers (also because one day they might have kids on their own), boys will try to understand their relationship with the one who made them for the rest of their lifes. But over the years the role of the woman in their lifes will change, they get to know their nanny, their sister, their grandmother, their first friend, their teacher, their first girlfriend, their wife, their daughter, their ex-wife (who seems to be a completely different person then their wife), their second - and hopefully last - wife and so on ... without forgetting obviously the most feared: their mother-in-law! (and their second mother-in-law!)

 

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La rottamazione di un italiano perbene

A woman is the first person we meet in our lifes, whether we are male or female. And where girls become more and more familiar with their mothers (also because one day they might have kids on their own), boys will try to understand their relationship with the one who made them for the rest of their lifes. But over the years the role of the woman in their lifes will change, they get to know their nanny, their sister, their grandmother, their first friend, their teacher, their first girlfriend, their wife, their daughter, their ex-wife (who seems to be a completely different person then their wife), their second - and hopefully last - wife and so on ... without forgetting obviously the most feared: their mother-in-law! (and their second mother-in-law!)

 

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Arturo Brachetti

After his international debut in Paris, Arturo Brachetti returns to his origins at the Teatro Sistina with his show ' Solo - the Master of quick change'. In a show full of colors and magic, Brachetti will give the public an extraordinary one man show, by giving free rein to the imagination in a home without a place and without time, made of memories and fantasies. 

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Michele Serra - L'amaca di domani

Scrivere ogni giorno, per ventisette anni, la propria opinione sul giornale, è una forma di potere o una condanna? Un esercizio di stile o uno sfoggio maniacale, degno di un caso umano? Bisogna invidiare le bestie, che per esistere non sono condannate a parlare?
Le parole, con le loro seduzioni e le loro trappole, sono le protagoniste di questo racconto teatrale comico e sentimentale, impudico e coinvolgente. 
Le persone e le cose trattate nel corso degli anni – la politica, la società, le star vere e quelle fasulle, la gente comune, il costume, la cultura – riemergono dal grande sacco delle parole scritte con intatta vitalità e qualche sorpresa. 
Michele Serra racconta di sé e del mestiere fragile e faticoso dello scrittore cercando di dipanare la matassa delle proprie debolezze e delle proprie manie.
Ma forse il vero bandolo, come per ogni cosa, è nell’infanzia.
Il finale, per fortuna, è ancora da scrivere.

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La tempesta

La tempesta, ultimo capolavoro di William Shakespeare e suo definitivo congedo dalle scene, è un congegno teatrale prodigioso, in cui s’incrociano alcuni temi che prefigurano l’orizzonte della modernità: lo sguardo occidentale a confronto con quello dell’altro, la realtà e l’illusione, l’incantesimo della mente e il potere come complotto e usurpazione, il mistero della giovinezza e l’incombere della fine.
Roberto Andò – regista abituato a muoversi agilmente tra cinema e teatro – rilegge La tempesta attraverso il fluire, grandioso e imprevedibile, della mente di Prospero, assecondando l’incedere minuzioso e incalzante del suo piano per congedarsi dal mondo e iniziare la figlia Miranda al mistero dell’esistenza. Protagonista è Renato Carpentieri, un attore giunto alla sua piena maturità, qui affiancato da un cast di eccellenti interpreti.

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Le braci

Vi è un segmento letterario che riflette sul senso della vita, sul destino e sull’incomunicabilità tra gli individui, temi che animano la letteratura europea tardo ottocentesca e si estendono fino agli albori del secondo conflitto mondiale e oltre. A questo ambito appartiene l’idea dell’uomo attraversato da un profondo senso di alienazione e solitudine, testimone di un mondo al suo declino, diviso tra passato idealizzato e presente moderno e disumano.

Nei personaggi de Le Braci, le attitudini dei due caratteri opposti legati da antica amicizia - onore, orgoglio e disciplina nella socialità per il soldato Henrik, melancolico temperamento artistico da poeta per il fuggitivo Konrad - rispecchiano valori decaduti tardo ottocenteschi. La questione di fondo qui posta è puramente etica, umana, dove l’elemento destabilizzante della ragione risulta essere la passione contenuta nel desiderio. Bisogna essere coerenti con sé stessi o rispettosi degli altri? Il senso della vita risiede nel legame d'amore che ci unisce a qualcuno. Il disincanto della risposta rende impossibile il rimarginarsi delle ferite. Ma permette di morire pacificati.
 

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Dio ride

Una zattera in forma di piccola scena approdava in teatro venticinque anni fa. Trasportava sei vagabondi, cinque musicanti e un narratore di nome Simkha Rabinovich.
A chi sentiva il desiderio di ascoltare, Simkha -alias Moni Ovadia- raccontava storie di una gente esiliata, ne cantava le canzoni, canti tristi e allegri, luttuosi e nostalgici, di quel popolo che illuminò e diede gloria alla diaspora.
Artista ironico e auto-ironico, narratore dotato di una lucidità e di una profondità fuori dal comune e intellettuale poliedrico, Moni Ovadia ha alle spalle una carriera artistica straordinaria, quasi interamente volta alla conservazione e alla diffusione dell’antica cultura yddish e dell’Europa dell’Est.
Con la vitalità da giullare del popolo, Moni Ovadia porta sul palcoscenico il suo nuovo spettacolo, Dio ride Nish Koshe che ha per protagonista il compagno (tovarisch) Rabinovich o il cittadino (grajdanìn) Rabinovich, il carattere più celebre dell’umorismo ebraico-sovietico. Attraverso la sua arguzia e le sue avventure, Rabinovich ci aveva fatto viaggiare nelle nefandezze, nelle assurdità, ma anche nei paradossi e nelle contraddizioni umane del sistema sovietico e, per “simpatia”, di tutti i sistemi del cosiddetto “socialismo reale”. Ora Simkha Rabinovich e i suoi compagni di strada ritornano per continuare la narrazione di quel popolo sospeso fra cielo e terra in permanente attesa, per indagarne la vertiginosa spiritualità. E lo fanno con lo stile di un racconto impossibile eppure necessario, rapsodico e trasfigurato, fatto di storie e canti, di storielle e musiche, di piccole letture e riflessioni, alla ricerca di un divino ineffabile presente e assente, vivo e forse inesistente, padre e madre, redentore che chiede di essere redento nel cammino di donne, uomini e creature viventi verso un mondo di giustizia e di pace.

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I ragazzi che si amano

Due ragazzi si amano e si baciano al tramonto. La gente che passa, vedendoli, li disapprova indignata, ma loro non notano nulla, non ci sono per nessuno, vivono esclusivamente nel loro primo amore. Perché l’amore tra due giovani deve essere disapprovato, come se fosse qualcosa di proibito? Forse, perché i giovani hanno ancora il coraggio, che deriva dall'incoscienza o dall'innocenza dei loro anni, di manifestarlo liberamente, di viverlo come amore.  

I ragazzi che si amano, sull’amore giovanile e il rapporto degli innamorati con la realtà. I giovani, estraniati dal mondo e dimentichi di tutto, non tengono conto della chiusura morale della gente verso la loro dolcezza.
 

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Aladin

Dopo il grande successo di “Rapunzel il Musical” e “La Regina di Ghiaccio il musical”
Alessandro Longobardi produce per OTI – Officine del Teatro Italiano, in collaborazione con Viola Produzioni, ALADIN IL MUSICAL GENIALE, il nuovo grande family show, che debutterà al teatro Brancaccio il 2 Ottobre 2019, ideato e diretto da Maurizio Colombi.
Una rilettura di una delle principali novelle contenute nella raccolta di fiabe orientali “Le mille e una notte”, per creare un musical comico e irriverente che gioca con l’equivoco.
L’ambientazione è quella romantica mediorientale con alcune contaminazioni in stile Bollywood.
La musica si avvale di 8 brani editi arrangiati in stile Raì, genere musicale nato in Algeria e Marocco (tra i quali ricordiamo quelli di Jeb Khaled) ed altri appositamente composti dal consolidato trio Davide Magnabosco, Alex Procacci e Paolo Barillari già Autori della colonna sonora di "Rapunzel il musical" e "La Regina di ghiaccio il musical".
Nella storia, oltre ai noti personaggi: Aladin, il Genio, etc., sono stati creati nuovi caratteri che rendono la drammaturgia più ricca ed interessante.
Il cast sarà composto da 20 performer diretti nelle coreografie da Rita Pivano. Le scene saranno firmate da Alessandro Chiti, i costumi da Francesca Grossi, la direzione musicale sarà di Davide Magnabosco.
 

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Così parlò Bellavista

In occasione del 90° compleanno di Luciano De Crescenzo, Alessandro Siani e Geppy Gleijeses adattano per il teatro il film di culto e il romanzo Così parlò Bellavista. È un omaggio doveroso, ma vivo e teatralissimo all’opera principale di De Crescenzo.

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Vernia o non Vernia

Sin da piccolo Giovanni è stato esuberante, a volte eccessivo. Come quella volta che,tornato nella sua Genova dalle vacanze in Sicilia, ha deciso di continuare a imitare la voce dello zio di Catania per ben tre giorni di seguito, il piccolo Giovanni non ne voleva più sapere di tornare a parlare normalmente. Una situazione tanto assurda da costringere i suoi preoccupati genitori a portarlo dal medico. La diagnosi è stata, citando il medico: “Il piccolo Giovanni Vernia è semplicemente un belinone”...Lo spettacolo si presenta così come un divertente viaggio nella creativa schizofrenia del comico genovese, dove fatti della sua vita vissuta si mescolano in modo surreale a situazioni in cui tutti possono identificarsi, creando un coinvolgente intreccio tra privato e pubblico, particolare e generale che conduce inevitabilmente ad una liberatoria risata di riconoscimento. Giovanni Vernia è uno showman totale, che balla, canta e recita con generosità pari al suo piacere evidente di stare sul palcoscenico. E il pubblico lo segue, naturalmente e con entusiasmo, come si va dietro alle storie di un amico dal talento speciale. Con lui il MaestroMarco Sabiu, complicemusicale che sottolinea gli esilaranti colpi di scena di uno spettacolo dal ritmo vertiginoso e pieno di inventiva.

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Maurizio Battista

Uno spettacolo work in progress sui primi 30 anni di teatro, ma non solo quelli, del nostro mattatore Maurizio Battista.

di Maurizio Battista

con Maurizio Battista
Enrico Silvestrin
Andrea Fratellini – vincitore del premio di Grottammare

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Si nota all’imbrunire

I figli Alice, Vincenzo e Maria sono arrivati la sera prima. Il fratello maggiore Roberto anche. Un fine settimana nella casa di campagna di Silvio, all’inizio del villaggio spopolato dove vive da solo da tre anni. Silvio ha acquisito, nella solitudine, un buon numero di manie, la più grave di tutte: non vuole più camminare. Non si vuole alzare. Vuole stare e vivere seduto il più possibile. E da solo. Si tratta, per i figli che finora non se ne erano preoccupati troppo, di decidere che fare, come occuparsene, come smuoverlo da questa posizione che è una metafora del suo stato mentale: che è quella di un uomo che vive accanto all’esistenza e non più dentro la realtà. Emergono qua e là empatie, distanze e rese dei conti. I familiari di Silvio sono venuti a trovarlo per la messa dei dieci anni dalla morte della moglie…C’è da commemorare, da dire, da concertare discorsi. Certo è che, preda del suo isolamento, nella testa di Silvio si installa una certa confusione tra desideri e realtà, senza nessuno che lo smentisca nel quotidiano, la vita può essere esattamente come uno decide che sia. Fino a un certo punto.

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Così è se vi pare

100 anni compie il testo “Così è se vi pare” di Luigi Pirandello, tra i più rappresentati del Teatro italiano nel mondo. Solo lo scorso anno prestigiosi allestimenti si sono prodotti a Launceston e Brisbane in Australia, a Kamakura e Kanazawa in Giappone, senza dimenticare nazioni come l’Inghilterra, la Francia e la Spagna che in maniera ciclica con le loro compagnie stabili, s’immergono nella drammaturgia pirandelliana, attratti dall’insondabilità dell’animo umano. Fiumi d’inchiostro a ragione, hanno versato fior di penne sulla scrittura eccelsa di Pirandello, dove ogni singola parola compone un mosaico di stupefacente bellezza, disegnando con perfezione cioè che “agita” l’approccio al mistero ed alla volontà di “sapere”.

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Uno sguardo dal ponte

Uno sguardo dal ponte, scritto da Arthur Miller nel 1955 e considerato tra i più importanti testi della drammaturgia americana del Novecento, riprende realisticamente una delle pagine più drammatiche del sogno americano vissuto da milioni di italiani approdati in America, nella New York degli anni ’50, alla ricerca di un futuro migliore.

Miller racconta la miseria degli immigrati italiani, la loro difficoltà ad adattarsi al nuovo mondo, l’incapacità di comprendere un sistema di leggi che ritengono differente dall’ordine naturale delle cose e, soprattutto, la vacuità del sogno americano. Da ciò scaturirà una tragedia annunziata fin dall’inizio, poiché mettere insieme quelle condizioni disagiate e quei sentimenti e passioni fortissimi non potrà che fatalmente condurre ad un drammatico epilogo.

Lo spettacolo messo in scena da Enrico Lamanna riprende il dramma interiore di Eddy Carbone (Sebastiano Somma), della sua famiglia e del suo sogno americano. L’ amore che prova verso la giovane nipote non è altro che la proiezione della sua esigenza di proteggerne la purezza, la necessità di custodirla con la stessa cura di una ceramica preziosa. Un sogno da accarezzare al di là del ponte, sotto un cielo di stelle misto ad un mare dove si naufraga in una voglia di tenerezza.

Sebastiano Somma, applaudito a teatro nella stagione 2013/14 nei panni del professor Laurana di A ciascuno il suo di Leonardo Sciascia, è uno dei volti più popolari dello spettacolo italiano, grazie a numerose stagioni come protagonista di fiction televisive di grande successo.

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Il costruttore Solness

Capolavoro della maturità di Ibsen, è la storia di un uomo, che vorrebbe fermare l’inesorabile scorrere degli anni e avere una nuova occasione di felicità, ma resta vittima della propria ambizione e del senso di colpa.

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Gigi Proietti - Cavalli di Battaglia

Cavalli di Battaglia è un excursus nel repertorio di Proietti: popolare, drammaturgico, canoro, mimico, poetico, parodistico, comico, umano, multiculturale. Una contaminazione dei generi che caratterizzano i suoi spettacoli e che sono gli ingredienti del suo grande successo. Un'occasione unica, dunque, per rivedere in scena l’artista poliedrico.

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QUEL COPIONE DI SHAKESPEARE & CO

Vittorio Viviani interpreta e commenta le novelle italiane che furono lette, tradotte, copiate e riscritte in tutta Europa dal ‘300 al ‘600.

Quelle novelle che diffusero il famoso “stile italiano” divulgando valori come grazia, eleganza, buone maniere, leggerezza e, soprattutto, ironia,

In pratica, “la sprezzatura” del Castiglione, che oggi diremmo understatement.

Guerre, violenza sulle donne, donne in lotta per l’autonomia, l’avarizia, la prepotenza del potente; ma anche la pace, l’amicizia, la cortesia, l’eleganza, il convivere civile, l’amore. E l’amore fra i popoli. Vale a dire, i temi di sempre. I temi di oggi.

Raccontare quelle novelle è un atto politico: è un rinascimento, un risorgimento per resistere alla barbarie incombente.

E per divertirci, innanzitutto!

Un reading di grande teatralità, di digressioni e di aneddotica, di grande umorismo, di canzoni, nello spirito e nello stile affabulatorio di Vittorio Viviani.

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VINCENT VAN GOGH

Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco, nella devastante neutralità di un vuoto? È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire dalle austere mura del manicomio di Saint Paul. Vincent Van Gogh - l’odore assordante del bianco è una sorta di thriller psicologico firmato da Stefano Massini che, con la sua drammaturgia asciutta e tagliente, ma ricca di spunti poetici, offre considerevoli opportunità di riflessione attorno al tema della creatività artistica, lasciando lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine. Il serrato dialogo tra Van Gogh, interpretato da un intenso Alessandro Preziosi, e suo fratello Theo, propone non soltanto un ampio sguardo sulla vicenda umana dell’artista, ma ne rivela altresì uno stadio sommerso. Al regista Alessandro Maggi è affidato il compito di modulare le infinite e intrinseche variabili di questo toccante testo.

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Christian racconta Christian De Sica

Christian De Sica torna a teatro con il suo nuovo spettacolo “Christian racconta Christian De Sica”. Il grande attore e regista italiano si racconta al pubblico con parole e canzoni, accompagnato da uno spumeggiante sestetto musicale.
Il fuoriclasse dello spettacolo italiano rivivrà gli incontri della sua vita e gli aneddoti della sua grande carriera, accanto a lui sul palco Pino Stabioli, brillante interprete d’eccezione e cerimoniere dello show, che dialogherò con De Sica. “Christian racconta Christian De Sica” contiene monologhi irresistibili e storie commoventi che riguardano il grande papà Vittorio, l’infanzia e il cinema di Natale che ha accompagnato la storia italiana negli ultimi 30 anni. Christian De Sica, grazie al suo talento raro, passa dall’incontro con un’attempata e fantasiosa Wanda Osiris al ricordo del liceo con Carlo Verdone, dai pezzi swing italiani e stranieri, magistralmente interpretati, alle intramontabili note di Sinatra. Insieme alla sua band e al pianoforte del Maestro Biseo, Christian racconta De Sica emozionando, cantando, divertendo ed entusiasmando.

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Piero Angela, Alberto Luca Recchi - I segreti del mare

Un’icona tutta italiana Piero Angela, un esploratore instancabile Alberto Luca Recchi e una voce straordinaria Noa, si uniranno per una serata incredibile per “I Segreti del Mare”.

Uno show inedito, tra racconti e immagini mozzafiato, un viaggio tra le curiosità e le meraviglie degli Oceani con due accompagnatori d’eccezione come Piero Angela, divulgatore per antonomasia e Alberto Luca Recchi esploratore e fotografo del mare, protagonista delle prime spedizioni nel Mediterraneo alla ricerca di squali e balene, l’unico italiano ad aver realizzato un libro fotografico per il National Geographic.

I due protagonisti hanno scritto tre libri sul mare insieme ad Alberto Angela.

Gli spettatori si divertiranno a scoprire le meraviglie e le fragilità del mare, un secondo paradiso ancora inesplorato che rischiamo di perdere prima ancora di averlo conosciuto.

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La macchina della felicità

Qual è il suono che più di tutti significa gioia fin da quando eravamo bambini? Il campanello della ricreazione, quel suono prolungato e felice che ci faceva tirare i quaderni in aria e ci catapultava nel divertimento. Ed è una vera e propria ricreazione “La macchina della felicità” di Flavio Insinna, uno spettacolo ricco di comicità, di racconti e di canzoni intrecciato alla trama dell’omonimo romanzo scritto dallo Flavio stesso e scandito dalla storia d’amore tra i due protagonisti Laura e Vittorio.

“Chi di voi è felice? Chi è felice alzi la mano!”. Da questa provocazione Flavio Insinna, un Pierino cresciutello ma sempre birbone, parte alla ricerca della felicità, cercandola nelle piccole cose (che poi tanto piccole non sono) e nelle cose grandi (che poi tanto grandi non sono), in allegria, tutti insieme appassionatamente, mano per mano con il pubblico.  E’ un modo per festeggiare la vita, l’amicizia, la famiglia e le tradizioni, ridendoci su, prendendoci un po’ in giro, ma sempre con lo sguardo innamorato.
E quando la campanella suonerà la fine della ricreazione, beh… noi saremo già lontani!

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Biagio Izzo - Tartassati dalle tasse

Giulio Andreotti soleva dire che l’Umiltà, che di per sé costituisce una grande virtù, si trasforma in una vera iattura quando gli Italiani la praticano in occasione della loro dichiarazione dei debiti.

“Io le tasse le pagherei. Ed anche volentieri! Se solo però poi le cose funzionassero veramente!”

Quante volte abbiamo ascoltato simili confidenze?  E quante volte anche la nostra coscienza di pur buoni ed onesti cittadini ha segretamente partorito concetti del genere? Il problema, però, è che se poi davvero ragionassimo tutti quanti sempre così, come e perché mai le cose potrebbero veramente funzionare?

Sarà costretto improvvisamente a domandarselo anche Innocenzo Tarallo, 54 anni ben portati, napoletano, imprenditore nel settore della ristorazione: il classico “self made man”, che da nipote e figlio di baccalaiuolo si ritrova ora proprietario orgoglioso di un ristorante internazionale di sushi all’ultima moda. E che dopo tanti sacrifici avrebbe voluto ora godersi anche un po’ la vita; magari anche grazie a qualche piccola “furbizia” di contribuente…

E che si ritroverà invece in balia di mille peripezie e problemi. Soprattutto costretto a risolvere il quesito che angustia la stragrande maggioranza di noi: come è possibile che due parole che da sole evocano così tanta bellezza: “Equità” e “Italia”, quando si uniscono si contraggono dolorosamente come chi è in preda alla più dolorosa delle coliche addominali?

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Maurizio IV

Maurizio è un regista che sta per mettere in scena il “Gioco delle Parti” di Pirandello. Con lui un tecnico appena assunto, Carmine, siciliano di mezza età, che non sa nulla dello spettacolo.
Pur di lavorare il meno possibile, Carmine si mette a discutere ogni dettaglio. Le sue idee sono talmente innovative che spingono Maurizio a pensare a una regia completamente diversa: un Pirandello pulp.
Progressivamente i ruoli fra i due si invertono: Carmine prende in mano la situazione e Maurizio lo asseconda. Eppure non tutto è come sembra, e la scoperta di inquietanti verità scuote i precari equilibri e fa precipitare la commedia verso un finale inaspettato.

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School of rock

Con la prestigiosa firma di Massimo Romeo Piparo debutta “School of Rock”, il musical che Andrew Lloyd Webber ha tratto dal film di Richard Linklater del 2003, una grande novità che mette al centro la musica e porta in Italia un grande titolo internazionale, per la prima volta dopo Broadway e il West End. Nei panni del celebre chitarrista irriverente Dewey Finn (ruolo che fu di Jack Black), il bravissimo Lillo, alias Pasquale Petrolo (per questa occasione senza il compagno Greg). Ad accompagnarlo in questa divertente commedia che è soprattutto un grande omaggio alla musica, un cast di 25 performer e tre band dal vivo, con 13 protagonisti under 14, selezionati tra i 90 allievi dell’Accademia Sistina. La trama è molto divertente e parla di Dewey Finn, un musicista che viene cacciato dalla sua band perché troppo scalmanato, e, disperato per la mancanza di soldi, si spaccia per il nuovo supplente di una prestigiosa scuola. Non sapendo ovviamente nulla di materie che non riguardino la musica, devia immediatamente le proprie lezioni in quella direzione, accorgendosi ben presto dell’enorme talento della propria classe. Con questa formerà una band e si iscriverà ad una imminente battaglia tra banMa riuscirà a farlo di nascosto dalla Preside e dai genitori? Il musical ha debuttato il 6 dicembre 2015 a Broadway al Winter Garden Theatre dopo alcune anteprime, con la regia di Laurence Connor e coreografie di JoAnn M. Hunter, con Alex Brightman e Sierra Boggess nei panni rispettivamente di Dewey Finn e Rosalie Mullins, .

 

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Amadeus

“Amadeus” è la storia di una feroce gelosia.
Il dramma, ambientato alla fine del ‘700, racconta il presunto tentativo, senza fondamento storico, del compositore italiano Antonio Salieri di distruggere la reputazione dell’odiato avversario Wolfgang Amadeus Mozart. Per l’ultima rielaborazione della leggenda romantica già raccolta da Puskin e messa in musica da Nikolaj Rimskij-Korsalkov, secondo la quale Wolfgang Amadeus Mozart, artista puro, genio innato, era stato vittima del geloso Antonio Salieri, Peter Shaffer ha fatto del musicista italiano non tanto un rivale del giovane salisburghese, almeno per quanto riguarda il successo, quanto piuttosto un moralista che possiede lo sterile talento del critico.
La figura portante dello spettacolo è Salieri, interpretato da Geppy Gleijeses, uno dei più grandi attori italiani. Salieri ammira il genio ed il respiro immortale delle “partiture senza nemmeno una correzione” di Mozart, ma coglie l’occasione dell’insuccesso del rivale per infliggergli un lungo calvario esistenziale, fisico e morale, fino a provocarne la morte. Salieri non è visto come un uomo perfido ma come un uomo disperato. Mozart, interpretato da Lorenzo Gleijeses (vincitore del premio UBU nel 2006 come “Nuovo attore emergente”, diretto in passato da registi del calibro di Ejmuntas Nekrosius, Nikolaj Karpov, Alfredo Arias, Julia Varley e Eugenio Barba – Odin Teatret) è ingenuo e rigido nelle sue convinzioni e prigioniero del proprio genio.
Concludendo, il personaggio di Mozart risulta essere frutto di uno scherzo della natura. Quello di Salieri, ieri come oggi, ha purtroppo valenza universale.
La regia è affidata ad Andrei Konchalovsky, grandissimo regista di cinema e teatro, versatile ed eccentrico.

 

 

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Mastro Don Gesualdo

Il Mastro don Gesualdo è interpretato da Enrico Guarneri che dotato di un’innata vis comica e tecnicamente assurto al ruolo di attore poliedrico, si è dimostrato, nel corso di questi anni, capace di passare dal registro drammatico a quello grottesco con grande maestria interpretando molti dei personaggi che hanno fatto la storia della drammaturgia teatrale siciliana ed europea. Enrico Guarneri è dotato quindi di tutte le qualità fisiche ed interpretative necessarie ad incarnare perfettamente Gesualdo Motta, il manovale che è riuscito a ‘farsi’ da solo, divenendo ricco con il proprio lavoro, odiato da tutti, trattato ora con disprezzo ora con ironia. La messinscena dello spettacolo è affidata al regista Guglielmo Ferro, figlio di Turi, interprete del Mastro don Gesualdo nel 1967, che, da anni, si dedica alla drammaturgia contemporanea adottando una tecnica registica di respiro europeo. La sua profonda conoscenza del teatro contemporaneo, il gusto minimalista e moderno delle sue messinscene sono indispensabili per un’operazione culturale che mira, nel rispetto assoluto del valore storico-letterario del testo verghiano, ad una trasposizione più attuale del Mastro don Gesualdo. La rielaborazione drammaturgica di Micaela Miano intende ricontestualizzare il ‘concetto di roba’, che permea il romanzo, l’incessante e frenetica attività di speculazione di un mondo di estremo materialismo, dove non c’è posto per i sentimenti, in un mondo senza spazio e tempo, in cui i personaggi sono ‘fotografati’ come una marionetta e non si può fare altro che andare incontro al proprio destino, che niente e nessuno potrà cambiare. Non c’è alcuna visione positiva della vita, che emerge come in un vicolo cieco, inesorabile.

 

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Schiaccianoci

Arriva all’Auditorium della Conciliazione a Roma la grande danza con un titolo fra i più tradizionali e amati del periodo natalizio: “Lo Schiaccianoci” di Ciajkovskij con la regia e coreografia di Luciano Cannito basata sulla versione originale di Petipa del celebre balletto, nella nuova produzione di Fabrizio di Fiore Entertaiment per la Roma City Ballet Company.

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A che servono gli uomini?

“A che servono gli uomini?” è una commedia musicale scritta da Iaia Fiastri,
commediografa di successo e storica collaboratrice della premiata ditta “Garinei e
Giovannini” con la quale firma, tra gli altri, “Aggiungi un posto a tavola”, “Alleluja brava
gente” e “Taxi a due piazze”.
Nel 1988, anno della prima messa in scena della commedia, la protagonista venne
interpretata da Ombretta Colli, e suo marito Giorgio Gaber preparò per lo spettacolo una
colonna sonora ricca di ritmi, originalità, brani belli e semplici che arrivano subito
all’orecchio e rimangono nella testa degli spettatori.
La protagonista di questo nuovo allestimento sarà Nancy Brilli, attrice di gran talento, che
interpreterà Teodolinda, Teo per gli amici, una donna in carriera stufa del genere maschile,
che si definisce soddisfatta della sua vita da single ma rimpiange di non aver mai avuto
un figlio.Un giorno scoprirà che il suo vicino di casa (un giovane imbranato con le donne) lavora
presso un istituto di ricerche genetiche dove si pratica l’inseminazione artificiale. Con il
pretesto di una visita all’istituto, Teo ruberà la provetta numero 119, riuscendo a diventare
madre senza avere i fastidi di un rapporto con l’altro sesso, che finora si è rivelato solo
fonte di delusioni. Durante la gravidanza, spinta dalla curiosità, cercherà però in tutti i
modi di conoscere il nome del donatore, e con uno stratagemma riuscirà a scoprirlo. Ed
ecco il colpo di scena! L’uomo è Osvaldo, quarantenne che vive ancora con la madre, dai
modi rozzi e con una grande considerazione di sé stesso. La scoperta innescherà una
serie di situazioni comiche e offrirà numerosi spunti di riflessione sul ruolo attuale della
donna, sempre più emancipata ma in costante conflitto con i dogmi della società civile.

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Più bella cosa non c'è

In an entertaining journey between present and past, made even more engaging by live music and choreography on stage, the actor plays the role of Don Michele, in order to perform in front of the audience a sort of laud reflection. The protagonist explores the relationship between generations, wondering if technology and globalization have not only changed our way of life, but also changed friendship and love relationships, as well as our big dreams.

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Perfetta

Perfetta è un monologo teatrale che racconta un mese di vita di una donna attraverso le quattro fasi del ciclo femminile, prendendo in esame quattro giorni qualsiasi, quattro martedì. Una donna, quella interpretata da Geppi Cucciari, che conduce una vita regolare, nella quale trovano posto il lavoro, la vita familiare, e i mille impegni e responsabilità che le affollano la vita. Come in una sorta di “Giorno della marmotta” i martedì sono tutti identici; cambiano però gli stati d’animo, le percezioni, le emozioni e gli umori della protagonista, che rispondono a dei cicli che la nostra civiltà lineare non sembra contemplare. Una scenografia minimalista si colora a seconda dello stato d’animo della protagonista ed esalta la presenza di Geppi Cucciari, la quale dà in questo monologo una straordinaria prova d’attrice.
Mattia Torre, dopo il successo della serie TV “La linea verticale” e della sua trilogia teatrale (“Migliore”, “456” e “Qui e ora”) si misura con umorismo e profondità con il tema complesso e articolato del ciclo femminile, cercando di trattare con umiltà, ma anche frontalità, un tabù di cui gli uomini sanno pochissimo e di cui persino molte donne non sono così consapevoli.
Perfetta è un monologo nel quale trovano spazio comicità e satira di costume; ma anche e soprattutto un tentativo di consapevolezza e di empowerment femminile di cui sembra esserci un grande bisogno nel nostro tempo.

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Mi piace

Grandma Concetta used to say "Every bit of life or memory of each of us is in an attic or in a basement", but with the advent of the internet the hiding place is replaced by a hashtag in which you can keep your emotions. Gabriele opens his # to his audience right on the stage, the only place where the actor manages to be the very image of himself.

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Up & Down

“Questo spettacolo parla anche di te, solo che tu ancora non lo sai…”
Un vero e proprio happening comico e al tempo stesso emozionante che parla delle relazioni: ironia e irriverenza accompagnano gli spettatori in un viaggio che racconta la bellezza che risiede nelle diversità.
Paolo Ruffini va in scena con degli attori con la Sindrome di Down, affrontando insieme a loro significato della parola “disabilità”, fino a dimostrare che la loro dovrebbe definirsi “Sindrome di UP”! Lo scheletro dello spettacolo è costruito sull’intenzione di Paolo Ruffini di realizzare uno straordinario One Man Show, con imponenti scenografie ed effetti speciali. Parte però una sequela di boicottaggi e rocambolesche interruzioni in cui gli attori fanno irruzione dimostrando di essere molto più abili di lui.

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Panariello Conti Pieraccioni

GIORGIO PANARIELLO, CARLO CONTI e LEONARDO PIERACCIONI ancora insieme in una nuova tournée teatrale.
Il successo dei tre campioni dello spettacolo italiano non conosce battute di arresto: dopo i Palasport, porteranno quest’autunno il loro divertentissimo show nei teatri di tutta la penisola.

Prodotto da Friends&Partners, “Il Tour” nella versione teatrale vedrà il trio di mattatori protagonisti indiscussi della scena.

Amici di lungo corso, Panariello Conti e Pieraccioni hanno condiviso spesso le loro carriere, diventando dei “numeri uno” nel proprio genere per il pubblico italiano: tra standing ovation, repliche e sold out, il varietà è una garanzia di divertimento puro. Uno show a 360 gradi in cui cinema, teatro e televisione si intrecciano, tra gag, battute e sketch esilaranti, con uno sguardo rivolto alla stretta attualità. Su tutto l’improvvisazione, il coinvolgimento del pubblico e l’affiatamento tra i tre.

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A TESTA IN GIU'

A testa in giù è un testo del francese Florian Zeller, uno dei più affermati autori del nostro tempo. Si tratta della storia di Daniel che invita a cena, contro il consiglio di sua moglie, il suo migliore amico Patrick e la sua nuova conquista Emma per la quale ha lasciato la moglie. Emma, giovane e carina, funge da catalizzatore provocando una tempesta negli animi dei commensali, scuotendo certezze, risvegliando frustrazione, gelosia e invidia. L'originalità di questa commedia consiste nel fatto che il pubblico è testimone dei pensieri segreti dei personaggi che parlano in disparte. Un grande gioco degli attori che svelano con la tecnica del doppio linguaggio una verità comica, crudele e meravigliosamente patetica. L’irresistibile Emilio Solfrizzi e la versatile Paola Minaccioni daranno ritmo a questo formidabile e comico labirinto di gesti e parole, diretti dalla sofisticata regia di Gioele Dix.

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Accabadora

Tratto da uno dei più bei romanzi di Michela Murgia, vincitore del Premio Campiello 2010 e uno dei libri più letti in Italia negli ultimi anni, lo spettacolo di Veronica Cruciani è un intenso monologo in prima persona di Maria, figlia di Tzia Bonaria Urrai, l’accabadora di Soreni. Più che un monologo lo spettacolo è un dialogo tra sé e un’altra parte di sé, tra una figlia e il suo genitore interiore.

Non è una riduzione del romanzo ma un ampliamento che ci mostra una parte inedita dell’interiorità di Maria. Lo spettacolo inizia proprio dove il romanzo termina.

La protagonista torna dal “continente” dov’era fuggita per cambiare vita e per sfuggire alla verità sulla sua madre adottiva: Tzia Bonaria è un’accabadora, aiuta le persone in fin di vita a morire. Al suo ritorno a Soreni, Maria è, ormai,una donna o vorrebbe esserlo ma la permanenza sul letto di morte della Tzia mette in dubbio tutte le sue certezze, genera nuovi sentimenti, riporta a galla vecchi ricordi, permettendole di capire il sentimento di “umanità che si nasconde dietro a quel gesto che si colloca nella zona grigia tra l’omicidio e la compassione”.

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L'amaca di domani

Scrivere ogni giorno, per ventisette anni, la propria opinione sul giornale, è una forma di potere o una condanna? Un esercizio di stile o uno sfoggio maniacale, degno di un caso umano? Bisogna invidiare le bestie, che per esistere non sono condannate a parlare?

Le parole, con le loro seduzioni e le loro trappole, sono le protagoniste di questo monologo teatrale comico e sentimentale, impudico e coinvolgente nel quale Michele Serra apre allo spettatore la sua bottega di scrittura.

Le persone e le cose trattate nel corso degli anni – la politica, la società, le star vere e quelle fasulle, la gente comune, il costume, la cultura – riemergono dal grande sacco delle parole scritte con intatta vitalità e qualche sorpresa.

Dipanando la matassa della propria scrittura, Michele Serra fornisce anche traccia delle proprie debolezze e delle proprie manie. Il vero bandolo, come per ogni cosa, forse è nell’infanzia.

Il finale, per fortuna, è ancora da scrivere.

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Un romano a Marte

Musica Vittorio Montalti

Opera vincitrice del premio di composizione del Teatro dell’Opera di Roma
Libretto di Giuliano Compagno

 

 

Prima rappresentazione assoluta

Direttore

John Axelrod

Regia

Fabio Cherstich
 

 

Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma

Nuovo allestimento

con sovratitoli in italiano e inglese

 

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Satyricon

Andrea De Rosa si affida alla penna di Francesco Piccolo per una rilettura in chiave contemporanea del Satyricon di Petronio. Un affondo spietato sulla mondanità decadente del nostro oggi che marca il senso di smarrimento di vuoto come cifre fondamentali del presente, attingendo alla macchina inarrestabile dell’opera originale: una miscela di sorprendenti brandelli narrativi, fra feste, cene, sesso, strani rituali, truffe, risse, naufragi e perfino licantropi.

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Se questo è Levi

Performance/reading itinerante sull’opera di Primo Levi
con Andrea Argentieri
a cura di Luigi De Angelis/Fanny & Alexander

Di fronte alle parole di Primo Levi: la memoria e il teatro con Fanny&Alexander che portano in scena una performance/reading itinerante dedicata alla straordinaria figura dello scrittore, interpretato da Andrea Argentieri. Se questo è Levi è un incontro a tu per tu con il grande uomo di pensiero, punteggiato in tre tappe attorno alla sua opera.

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Non farmi perdere tempo

Naturalmente non tutto si può fare, ma vale sempre la pena cercarne o perlomeno conquistarsene “la possibilità”. Come il pirandelliano protagonista de L’uomo dal fiore in bocca si rifugia nell'immaginazione, così Tina si rifugia nella grande medicina che è la fantasia, pur non perdendo mai di vista il concreto. Anni nostri. Tina, una donna comune, è colpita dal destino, ma non si arrenderà mai. Ha individuato il tempo a sua disposizione come risorsa-energia-fortuna-possibilità e se n’è impadronita produttivamente: lo ha conquistato. Sono i gesti quotidiani e le aspettative comuni che la illuminano riguardo alla preziosità del tempo che normalmente lasciamo scorrere e perdere… Ad un certo punto della sua vita, sollecitata da un evento, decide di affrontare e concludere molte delle faccende ordinarie e straordinarie, delle aspirazioni e passioni che ha sopportato, aspettato o rimandato per molto tempo. Siano esse familiari o d’amore o di lavoro o di divertimento, vanno affrontate adesso. Il tempo stringe. <br> <strong>Lunetta Savino</strong>, attrice prismatica, è la giovane Tina, invecchiata per una rara patologia e dimostra ad una coetanea che gli eventi tristi spesso hanno un’altra chiave di lettura: quella buffa. Nonostante si passi continuamente dalla casa alle scale del palazzo, dalla strada a uno studio medico, lo spazio scenico praticato resta stretto e circoscritto come la vita di Tina, ma qualcosa lo rende ampio come la sua anima.

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L'onore perduto

L’irreprensibile e prude segretaria Katharina Blum incontra a un ballo di carnevale Ludwig Götten, un piccolo criminale, sospetto terrorista. Trascorre la notte con lui e l’indomani, non del tutto consapevole della situazione, ne facilita la fuga. Katharina, interrogata brutalmente dalla polizia, collabora solo in parte. La stampa scandalistica, attraverso lo spietato giornalista Werner Tötges, viola ripetutamente la privacy di Katharina e manipola le informazioni raccolte, rendendola prima complice del bandito e poi una vera e propria estremista. La vita di Katharina viene sconvolta: riceve minacce, i suoi conoscenti vengono emarginati, il suo onore viene definitivamente compromesso. La polizia e lo Stato non la tutelano. Dapprima disperata, poi lucida nel suo isolamento, Katharina Blum si vendica uccidendo Tötges. <br>Nonostante il tema drammatico, la struttura è lieve, ironica e piena di simpatia per il personaggio. Lo scrittore, non fa che parodiare il linguaggio della stampa scandalistica, con i suoi luoghi comuni, le moralizzazioni spicciole, la sua piattezza intrinseca. La forma del romanzo è quella del giallo: si parte dall'atto già avvenuto, andando avanti e a ritroso, permettendoci così di vedere quell'incubo mediatico che avvolge la protagonista, con le menzogne che ne distruggono le relazioni sociali ed intime, portandola al gesto estremo.

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Fronte del porto

Alessandro Gassmann dirige Fronte del porto, trasferendo nella Napoli di 40 anni fa la vita degli operai vittime della criminalità e di colui che per primo è riuscito ad alzare la testa. Capolavoro cinematografico del 1954 di Elia Kazan con Marlon Brando, la pièce racconta una città misera, sconsolata e popolata di personaggi palpitanti, nell’adattamento di Enrico Ianniello che, in equilibrio tra teatro cinema e letteratura, traduce per la scena la storia di sopruso mafioso ispirata al romanzo di Budd Schulberg.

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La Menzogna

Vaudeville contemporaneo, Zeller prova la sua abilità con infinite varianti sul tema del desiderio, del tradimento della verità e della menzogna.
Due coppie di amici, una cena convocata dopo molto tempo e un grande disagio che improvvisamente si presenta fra loro. 
Nulla di “nuovo” ma grande abilità nella declinazione delle varianti, fra le parole si nascondono frustrazioni e risentimenti, bugie e sensualità.
È una ridicola resa dei conti che mostra la falsa morale che si nasconde dietro le convenzioni, Paolo e Alice, Lorenza e Michele credono di vivere in un sistema di valori condivisi che si possono facilmente trasgredire.
Ma la dimensione non è psicologica: tutto è affidato alla parola, al teatro; si tratta di un abile gioco di maschere, un gioco divertente e crudele che rende confusi i confini fra la menzogna e la verità, il reale e l’immaginario. L’adulterio sembra essere l’unico orizzonte della vita coniugale. Ma non è necessario distinguere così chiaramente la verità dalla menzogna.
La commedia costringe gli attori ad abbandonare l’arco psicologico o narrativo dei personaggi, perché di volta in volta ognuno di loro è chiamato a recitare o giocare un ruolo opposto a quello che ha vissuto nella scena precedente e deve farlo con molta leggerezza senza dare la sensazione di stare mentendo.
E’ l’architettura della commedia che si fa carico della narrazione e l’attore deve sforzarsi di non essere più intelligente della situazione in cui si trova.

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Max Giusti – A te e famiglia

Il 7 dicembre è la vigilia. Non di natale ma la vigilia del giorno in cui si fa l’albero di natale. Si tirano fuori da soffitte e cantine addobbi natalizi che avevamo dimenticato e che ci ricordano l’infanzia. È il momento in cui la città inizia a rallentare. Richieste troppo grandi riceveranno la consueta risposta “dopo le feste”, per cui ci si rassegna. Si ritrova la famiglia, chi ne ha una, chi ne ha due ma sempre di famiglia si tratta. Si organizzano le vacanze, tra chi parte e chi resta, sempre con un occhio al portafogli. Vigilia dai miei, Natale dai tuoi, Santo Stefano in campo neutro. Dolci melodie natalizie, inascoltabili per tutto il resto dell’anno iniziano inspiegabilmente ad avere un senso mentre si accendono quelle lucine colorate e intermittenza. Si pensa ai regali, da acquistare dall’artigiano nei mercatini…no magari, i regali ormai si fanno online. Si fanno i primi bilanci di un anno che avevamo sicuramente immaginato meglio di come è andato; anche le feste natalizie non saranno belle come le stiamo immaginando in quel momento, mentre stiamo ridendo da 2 ore insieme a Max Giusti che augura buone feste, a te e famiglia.

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L'Operazione

Quattro attori mettono in scena una pièce sulle Brigate Rosse e un famoso critico teatrale, loro vera ossessione, non si presenta alla recita. Accecati dal delirio combattente dei personaggi che interpretano, lo sequestrano e lo costringono a vedere lo spettacolo. Dialoghi frizzanti e gran ritmo per il testo vincitore Premio Eti 2009.

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Il cielo sopra il letto

Quattro attori mettono in scena una pièce sulle Brigate Rosse e un famoso critico teatrale, loro vera ossessione, non si presenta alla recita. Accecati dal delirio combattente dei personaggi che interpretano, lo sequestrano e lo costringono a vedere lo spettacolo. Dialoghi frizzanti e gran ritmo per il testo vincitore Premio Eti 2009.

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La grande magia

Lluís Pasqual, artista poliedrico e da sempre affascinato dal tema dell’illusione teatrale, affronta La grande magia, la commedia di Eduardo De Filippo il cui tema centrale è proprio il rapporto tra realtà, vita e illusione. 
Durante uno spettacolo di magia, il Professor Otto Marvuglia esegue un numero con il quale fa “sparire” la moglie di Calogero Di Spelta, allo scopo di consentire alla donna di fuggire con il suo amante e facendo credere al povero marito che potrà ritrovarla solamente se aprirà, con totale fiducia nella sua fedeltà, la scatola in cui sostiene sia rinchiusa. Ma quando la donna, pentita del suo gesto ritorna sui suoi passi, il marito si rifiuta di riconoscerla, preferendo alla realtà della situazione l’illusione di una moglie fedele, custodita in quella magica e inseparabile scatola.

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Ditegli sempre di sì

Ditegli sempre di sì è uno dei primi testi scritti da Eduardo, un’opera vivace, colorata il cui protagonista è un pazzo metodico con la mania della perfezione; una commedia molto divertente che, pur conservando le sue note farsesche, suggerisce serie riflessioni sul labile confine tra salute e malattia mentale. In Ditegli sempre di sì la pazzia di Michele Murri è vera, infatti è stato per un anno in manicomio e solo la fiducia di uno psichiatra ottimista gli ha permesso di ritornare alla vita normale. Michele è un pazzo tranquillo, socievole, cortese, all’apparenza l’uomo più normale del mondo, ma in verità la sua follia è più sottile perché consiste essenzialmente nel confondere i suoi desideri con la realtà che lo circonda; eccede in ragionevolezza, prende tutto alla lettera, ignora l’uso della metafora, puntualizza e spinge ogni cosa all’estremo. Tornato a casa dalla sorella Teresa si trova a fare i conti con un mondo assai diverso dagli schemi secondo i quali è stato rieducato in manicomio; tra equivoci e fraintendimenti alla fine ci si chiede: chi è il vero pazzo? E qual è la realtà vera?

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La grande magia

n grande omaggio a Eduardo firmato da Lluís Pasqual che porta in scena La grande magia, testo del 1948, fra i primi della lucida e cupa Cantata dei giorni dispari. Una lezione di verità strepitosa in cui la risata indulgente sui vizi e i difetti dell’umanità si trasforma in una caustica denuncia dei miserevoli comportamenti umani e delle loro conseguenze. Sul palco il «giuoco eterno» della tragedia della vita, con le sue atroci, brillanti e feroci illusioni.

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I soliti ignoti

I SOLITI IGNOTI

La commedia è la prima versione teatrale del mitico film di Monicelli, uscito nel 1958 e diventato col tempo un classico imperdibile della cinematografia italiana e non solo.
Le gesta maldestre ed esilaranti di un gruppo di ladri improvvisati sbarcano sulle scene rituffandoci nell'Italia povera ma vitale del secondo dopoguerra.
L'adattamento è fedele alla meravigliosa sceneggiatura di Age e Scarpelli senza rinunciare a trovate di scrittura e di regia per rendere moderna quell'epoca lontana.
Il cast si avvarrà di attori di primo piano cresciuti alla lezione di quei mostri sacri della recitazione che sono stati Gassman, Mastroianni, Totò e gli altri attori del film.
Uno spettacolo divertentissimo ed emozionante, assolutamente da non perdere.

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Abracadabra La notte dei miracoli

ABRACADABRA ~ La Notte dei Miracoli uno straordinario spettacolo con i migliori artisti del panorama Magico nazionale e internazionale. Una serata emozionante per assistere dal vivo alla vera Magia. Lasciatevi trasportare nell'universo dell'Illusione con una vera esperienza Magica all'insegna dell'Amore e della solidarietà. Parte del ricavato sarà devoluto a "Uniphelan Onlus" associazione a sostegno dei bambini affetti dalla Sindrome di Phelan McDermid.La data7 dicembre Roma, Teatro Ghione

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Edoardo Leo

Un reading-spettacolo che raccoglie appunti, suggestioni, letture e pensieri che l’attore e regista romano Edoardo Leo ha raccolto dall'inizio della sua carriera ad oggi. Venti anni di appunti, ritagli, ricordi e risate, trasformati in uno spettacolo coinvolgente, che cambia forma e contenuto ogni volta, in base allo spazio e all’occasione. È uno spettacolo che fa sorridere e riflettere, che racconta spaccati di vita umana unendo parole e musica. Una riflessione su comicità e poesia per spiegare che, in fondo, non sono così lontane.

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Notre Dame de Paris

Dopo il travolgente successo di pubblico delle precedenti stagioni, con la cifra record di 4 milioni di spettatori, torna a teatro nel 2019 Notre Dame de Paris, l’opera moderna più famosa al mondo tratta dall’omonimo romanzo di Victor Hugo con le musiche di Riccardo Cocciante e le liriche originali di Luc Plamondon.

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Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban

Dopo gli storici eventi del "Gladiatore in concerto" al Colosseo e al Circo Massimo nel 2018, l’Orchestra Italiana del Cinema torna, a grande richiesta, a Roma il 29 e 30 dicembre 2019 all’Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia per presentare “Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban™ in Concerto” (terzo capitolo della celebre saga di J.K. Rowling).
Una straordinaria formazione di oltre 120 musicisti tra Orchestra e Coro, eseguirà dal vivo la magica partitura di John Williams sotto la direzione dal Maestro Timothy Henty, in perfetto sincrono con l’intero film proiettato in alta definizione con dialoghi ed effetti speciali su uno schermo di oltre 12 metri.

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Popolizio legge Belli

Popolizio legge Belli per il pubblico dell’Argentina in una serata-evento tra i versi affilati, cinici, disperati e rivoluzionari del cantore della Città eterna più acclamato di tutti i tempi, Gioachino Belli. La voce del regista e attore Massimo Popolizio ci accompagna fra i sonetti erotici e filosofici per parlare della Roma di oggi e di sempre, riscoprendo il celebre spirito di un popolo che appariva al poeta come una “grandiosa macchina parlante”, tutt’uno con la sua città.

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Il lago dei cigni

Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij

Balletto in un prologo e quattro atti
Durata: 2h 30 circa con 1 intervallo
direttore Nir Kabaretti e Carlo Donadio (7, 8 gennaio)
coreografia Benjamin Pech

da Marius Petipa e Lev Ivanov
SCENE E COSTUMI Aldo Buti
LUCI Vinicio Cheli

PRINCIPALI INTERPRETI

Amandine Albisson
Susanna Salvi
Daniel Camargo
Germain Louvet
Claudio Cocino

Orchestra e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma

Allestimento Teatro dell’Opera di Roma

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I Capuleti e i Montecchi

Musica di Vincenzo Bellini

Opera in due atti
libretto di Felice Romani

Prima rappresentazione assoluta, Teatro La Fenice di Venezia, 11 marzo 1830

Direttore

Daniele Gatti

Regia, scene, costumi, luci

Denis Krief
 

 

MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani

 

PRINCIPALI INTERPRETI

ROMEO Anna Goryachova  / Vasilisa Berzhanskaya

GIULIETTA Mariangela Sicilia/ Benedetta Torre

TEBALDO Iván Ayón Rivas / Giulio Pelligra

LORENZO Nicola Ulivieri

CAPELLIO Alessio Cacciamani

 

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma

 

Nuovo allestimento
con sovratitoli in italiano e inglese

 

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La scuola delle mogli

La scuola delle mogli; è una commedia sapiente e di sorprendente maturità: vi si respira un’amarezza ed una modernità come solo negli ultimi testi Molière riuscirà a trovare. Vi è la gioia e il dolore della vita, il teatro comico e quello tragico, come in Shakespeare. Il tutto avviene in un piccolo mondo con pochi personaggi.<br> M’immagino una scena che è una piazza, come in una città ideale, con la sua prospettiva, la sua geometria, dove al centro vi è una casa girevole, al cui interno possiamo vedere una scala che porta ad una camera che è anche una cella, una stanza delle torture. L’azione avviene nello spazio tra questa casa ed un’altra, che non vediamo, appartenenti entrambe al protagonista, il quale si fregia di un doppio nome e di una doppia identità, come doppia è la sua natura. Egli è uno spietato cinico ma anche un innamorato ossessivo, un indefesso fustigatore delle debolezze altrui come anche una fragilissima vittima del proprio gioco. Al centro una giovane donna cavia di un esperimento che solo una mente maschilista e misantropica poteva escogitare: è stata presa da bambina, orfana, e poi lasciata nell’ignoranza di tutto per poter essere la moglie ideale, vittima per non dire schiava, del futuro marito che la dominerà su tutti i piani, economici, culturali, psicologici. La natura, l’istinto, l’intelligenza del cuore renderanno però vano il piano penitenziale e aguzzino che si è tramato intorno a lei. (…)<br> Una commedia alla Plauto che nasconde uno dei testi più moderni, contraddittori ed inquieti sul desiderio e sull’amore. Dove si dice che la natura da maggiore felicità che non le regole sociali, che gli uomini si sono dati. Dove il cuore senza saperlo insegna molto di più di qualsiasi scuola. Dove Molière riesce a guardarsi senza pietismo, senza assolversi, ma anzi rappresentandosi come il più colpevole di tutti, il più spregevole (ma forse anche il più innamorato), riuscendo ancora una volta a farci ridere di noi stessi, delle nostre debolezze ed incompiutezze, della miseria di essere uomini.

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Arsenico e vecchi merletti

Lo scrittore Mortimer Brewster, ex scapolo convinto, torna a casa dalle zie Abby e Martha per raccontare del suo fresco matrimonio con Elaine Harper, ma scopre che le due amabili e anziane ziette “aiutano” quelli che affettuosamente chiamano i “loro signori” ossia gli inquilini ai quali affittano le camere, a lasciare la vita con un sorriso sulle labbra, offrendo loro del vino di sambuco corretto con un miscuglio di veleni, e che li seppelliscono nel Canale di Panama, la cantina di casa dove il fratello di Mortimer, Teddy (che crede di essere Theodore Roosevelt), scava e ricopre di continuo nuove buche per occultare i cadaveri.  Deciso a porre fine alla pazzia delle due zie e del fratello, Mortimer cerca di far internare Teddy in una casa di cura, ma i suoi piani vengono sconvolti dall’arrivo dell’altro fratello Jonathan, un efferato pluriomicida i cui lineamenti sono stati rovinati a seguito di numerosi interventi di chirurgia plastica subiti. Anche Jonathan, che è accompagnato dal suo fidato amico, il dottor Einstein, ha un cadavere di cui disfarsi e tenta di seppellirlo nella cantina, per poi eliminare anche il fratello Mortimer. Ormai credutosi l’ultimo erede di una famiglia di pazzi maniaci, Mortimer cerca di allontanare da sé Elaine per il timore di farle del male, ma poco prima della partenza di Teddy per la clinica, le due zie (che intendono seguire Teddy nella casa di cura) rivelano che in realtà Mortimer è il figlio illegittimo di una domestica che era andata a lavorare in casa Brewster poco prima che Mortimer nascesse.
Geppy Gleijeses (ispirandosi allo spettacolo di Mario Monicelli di cui quest’anno ricorre il decimo anniversario della scomparsa) dirige due monumenti del teatro italiano: Anna Maria Guarnieri e Giulia Lazzarini. Ricordiamo il film di culto che ne trasse Frank Capra interpretato da Gary Grant.

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Zero

In una stazione dei Carabinieri di un paesino calabrese, un maresciallo sta interrogando un giovane postino da tutti conosciuto con il soprannome di “Cacasotto”. Il racconto del postino parte dall’estate del 1982 e rievoca la storia di cinque ragazzini che trascorrono una vacanza insieme. I loro sogni si scontrano con la realtà di una brutta storia di sangue che li coinvolge in prima persona e li segnerà per tutta la vita. I cinque protagonisti, tutti interpretati da Massimiliano Bruno, si danno un irrazionale appuntamento per pareggiare i conti con la giustizia e vendicarsi del torto subito. Una vendetta lunga più di venti anni che diventa una vera e propria ragione di vita. Un atto unico dove la parola e strappata, esaltata, masticata, inghiottita da questi personaggi perdenti che si muovono sul filo del ricordo accompagnati da un quartetto di musicisti che ne scandiscono gli stati d’animo. 

 Zero racconta in countdown verso una battaglia finale, fino al momento delle resa dei conti, che il pubblico scoprirà solo nell’ultima scena.
 

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Il lago dei cigni

ATTO I
SCENA 1
A castello si sta celebrando una festa in onore del principe Siegfried, che ha compiuto la maggiore età ed è circondato da amici e cortigiani che ballano e danzano insieme a lui. Si unisce ai festeggiamenti anche la madre di Siegfried, la regina regnante, che esorta il figlio a scegliere una sposa tra le fanciulle che lei ha invitato al ballo che si terrà il giorno successivo. Ad un certo momento, nel bel mezzo della festa, gli ospiti entrano nel castello, e Siegfried rimane solo. Assorto nei suoi pensieri, cerca un po’ di tranquillità e si dirige verso il vicino lago. Mentre sta osservando le rovine diroccate di un vecchio castello, alcuni cigni in volo catturano la sua attenzione e lo spingonoad imbracciare la sua balestra per andare a cacciare nel bosco.

SCENA 2
Siegfried, sulle rive del lago, rimane meravigliato a fissare alcuni cigni bianchi che, non appena giunti a riva, si trasformano misteriosamente in ragazze. A colpirlo in particolare la bellezza di una di loro, Odette. La fanciulla, così come le altre giovani donne, è vittima di un incantesimo che la costringe ad essere un cigno durante il giorno, per poi assumere sembianze umane soltanto di notte. Solo un uomo davvero innamorato e fedele potrà rompere l’incantesimo. Siegfried giura ad Odette eterno amore e le assicura che non sposerà nessun’altra donna. Nel frattempo è giunta l’alba e le fanciulle sono richiamate al lago dal malvagio mago Rothbart, che le trasforma nuovamente in cigni.

ATTO II
SCENA 1
A castello iniziano i festeggiamenti. Siegfried è ancora pensieroso, nel suo cuore c’è ancora Odette e si rifiuta di scegliere una delle sei pretendenti giunte a palazzo poiché nessuna può competere con la sua amata. Quand’ecco che uno squillo di tromba annuncia l’arrivo di nuovi ospiti: uno strano cavaliere che scorta Odette, accompagnato da un seguito di cigni neri. Si tratta del mago Rothbart e della figlia Odile che, grazie alla magia di cui è capace il padre, ha assunto l’aspetto di Odette. Siegfried cade nella trappola e si promette alla fanciulla che crede la sua amata Odette. Nello stesso istante però Siegfried scorge la vera Odette, capisce di essere stato ingannato e disperatamente corre fuori dal castello per cercare di raggiungerla.

SCENA 2
Odette raggiunge il lago e racconta alle altre fanciulle ciò che ha visto al castello: il principe ha rotto il suo giuramento e lei è destinata a rimanere cigno per sempre. Disperato Siegfried arriva sulle sponde del lago implorando il perdono di Odette, che lo perdona in virtù del suo amore. Appare Rothbart che, ostinato ad ostacolare i due amanti, dà inizio ad un duello col principe durante il quale viene miseramente sconfitto. L’alba arriva e finalmente Siegfried ed Odette possono coronare il loro sogno d’amore: il sortilegio si è spezzato.

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Disney on ice - Frozen

Topolino e i suoi amici presentano una spettacolare produzione Disney On Ice! Cantate anche voi con Anna, Elsa e Olaf. E poi c’è Sebastian con Ariel e la vivace Rapunzel con il suo affascinante amico Flynn Rider, mentre la Bella e la Bestia vi accompagneranno nel loro castello incantato sul ghiaccio. Non perdete questo spettacolo indimenticabile per voi e per la vostra famiglia!
 

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Un nemico del popolo

Applaudito da oltre 17.000 spettatori per 31 repliche nella scorsa Stagione, torna sul palco dell’Argentina Un nemico del popolo, lo straordinario viaggio etico- politico del Dottor Stockmann, creatura nata dalla penna di Henrik Ibsen e portata alla vita dall’energia e della sapienza di Massimo Popolizio, regista e interprete dell’acclamato allestimento. In scena il dilemma morale che divide due fratelli in una lotta politica senza esclusione di colpi.

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Re Lear

Non ho mai smesso di credere che bisogna sempre mettersi in discussione, accettare il rischio pur di far sbocciare idee nuove per meglio comprendere quel meraviglioso mondo della poesia che è il teatro. Ed eccomi qui per la terza volta, alla mia veneranda età, impersonare Lear. Perché? Mi sono sempre sentito non all’altezza ad interpretare quel sublime crogiolo di umanità che è il personaggio di Lear. In questa mia difficile impresa mi accompagna la convinzione che per tentare di interpretare Lear non servono tanto le eventuali doti tecniche maturate nel tempo quanto la grande ricchezza umana che negli anni mi hanno regalato nel loro, a volte faticoso cammino. Spero solo che quel luogo magico che è il palcoscenico possa venire in soccorso ai nostri limiti. Cosa c’è di più poeticamente coerente di un palcoscenico per raccontare la vita? E nel Re Lear è la vita stessa che per raccontarsi ha bisogno di farsi teatro. (Glauco Mari)

 

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Belle ripiene

Dopo la riuscitissima commedia “Smetti di Piangere Penelope”, Massimo Romeo Piparo torna a firmare uno spettacolo di prosa tutto al femminile.

L’affiatatissimo trio artefice del successo della piece francese sull’annoso tema dell’orologio biologico- D’Aquino, Lanfranchi, Sardo- affiancato dalla new entry Rossella Brescia, torna a proporre un esilarante spaccato di vita femminile dove protagonisti del racconto sono questa volta– guarda un po’!- il cibo e gli uomini: le donne amano mangiare ma poi si costringono a infernali diete dimagranti…ci sarà un elemento in comune tra il loro rapporto col cibo e quello con gli uomini…?

Questa gustosa commedia dimagrante è ambientata nel regno delle donne ovvero dentro una cucina tra pentole e fornelli.

La particolarità è che in questo caso i fornelli e la cucina sono veri.

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Figlie di E.V.A.

Figlie di E.V.A. è la storia di un uomo potente, che frega tre donne, che trovano il modo di vendicarsi.
Figlie di E.V.A. è la storia di un ragazzo che incontra tre fate madrine che lo aiutano a realizzare i suoi sogni.
Figlie di E.V.A. è la storia di tre donne completamente diverse, che diventano amiche nonostante tutto.
Cioè a dire che Figlie di E.V.A. è tre storie in una, come sono tre i nomi delle protagoniste: Elvira, Vicky e Antonia.
Elvira. Dietro a ogni grande uomo c’è una grande donna: la segretaria. E lei è la Cadillac delle segretarie! Elvira sa, Elvira vede, Elvira risolve. A lei, il Cardinale Richelieu, le fa un baffo.
Vicky. Moglie tradita, è una “povera donna di lusso”, sposata per il suo patrimonio. Un po' ingenua, un po' scaltra, un po' colomba, un po' volpe. Anzi lince, nel senso della pelliccia.
Antonia. Prof di latino, emigrata, precaria, ma bellissima. E con una scomoda sindrome di La Tourette, po*ca tr**a! Comunque romantica, in attesa del primo amore e di una cattedra.
Cosa le lega? Nicola Papaleo. Sindaco disonesto che le inguaia tutte e tre per diversi motivi: manda Elvira nelle peste legali per falso in bilancio; abbandona Vicky in diretta tv per una giovincella; incastra Antonia che viene beccata a passare gli scritti di maturità a quella capra di suo figlio e pertanto radiata dal provveditorato.
Le tre, che mal si sopportano, unite da un sano sentimento di vendetta, si coalizzano: lo vogliono morto.
Anzi, meglio: lo vogliono trombato, come si dice dei politici che perdono le elezioni.
Perché un politico trombato è più morto di un morto.
Scopo del gioco? Far sì che l’odiato Papaleo non venga rieletto sindaco.
Come? Elvira, Vicky e Antonia sanno prendono coscienza che hanno creato un mostro: sostenendo, proteggendo e aiutando il sindaco nella sua ascesa. Ma questo vuol dire che sono in grado di creare anche un antidoto a Papaleo: costruendo a tavolino un candidato “fantoccio” che lo distrugga alle prossime elezioni. Un po' Pigmalione, un pizzico di Cyrano, Cenerentola quanto basta ed è fatta!
Grazie ad una serie di estenuanti provini trovano Luca Bicozzi, aspirante attore sfigato con problemi di autostima. Lo blandiscono, lo convincono, e dopo una full immersion in cui le tre figliole gli insegnano tutto, ma proprio tutto quello che serve per diventare un leader Luca conquista il favore dell’elettorato, anche grazie ad un astuto sistema di auricolare con cui viene radiocomandato da Elvira.
Conquista però anche la fiducia in se stesso, quindi vince un provino come protagonista di una serie. Che farà? Saluterà le tre madrine per rincorrere il suo sogno? Abbandonerà Antonia di cui, nel frattempo, si è innamoratissimo, ricambiatissimo?

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Kinky Boots

Teatro Nuovo di Milano è orgoglioso di annunciare la nuova produzione: KINKY BOOTS, il favoloso musical che ha debuttato a Broadway nel 2013 aggiudicandosi sei premi alla 67ª edizione dei Tony Awards, tra cui miglior musical e miglior colonna sonora.

La musica e i testi sono di Cyndi Lauper e libretto è firmato da Harvey Fierstein. Il musical, nel 2015 ha debuttato a Londra ed è pronto a conquistare Roma.

Kinky Boots, vincitore di tutti i maggiori premi Best Musical, tra gli spettacoli più apprezzati di Broadway e del West End di Londra, è una favolosa celebrazione musicale dell’amicizia e della convinzione che può cambiare il mondo quando, si cambia idea, quando si riesce a vedere tutto con altri occhi.

Kinky Boots ci trascinerà dagli angusti spazi della fabbrica, alle sfilate glamour di Milano. Charlie Price eredita dal padre la fabbrica di scarpe di famiglia, ormai ridotta al lastrico. È costretto a licenziare alcuni dipendenti e, per risollevare le sorti dell'azienda, capisce che deve assolutamente diversificare la sua produzione. Serve un’idea straordinaria che arriverà proprio

assistendo allo spettacolo di Lola, una favolosa drag queen che, per esigenze sceniche, ha bisogno di nuovi stivali, forti e robusti.

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ASCANIO CELESTINI

Il 23 marzo 1944 i Gruppi d’Azione Patriottica attaccano una colonna tedesca in via Rasella. Il 24 marzo, per rappresaglia, i nazisti uccidono 335 persone in una cava sulla via Ardeatina, dieci italiani per ogni tedesco morto.
A vent’anni dal debutto, Ascanio Celestini porta in scena Radio clandestina, spettacolo che riflette sulla storia e sulla memoria a partire da uno degli episodi più tragici dell’occupazione nazista in Italia.

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Ghost - il Musical

Ghost Il Musical: un’appassionante storia d’amore capace di far sognare ancora oggi tutti noi. Romanticismo, thriller e commedia per un Musical senza tempo che ci commuove sulle note della bellissima colonna sonora dove non poteva mancare l’indimenticabile brano “Unchained Melody”dei The Righteous Brothers.

Trasposizione fedele del cult-movie della Paramount, tra i maggiori successi del cinema di tutti i tempi e vincitore dell’Oscar per la sceneggiatura, è riscritto per il palcoscenico dallo stesso sceneggiatore, Bruce Joel Rubin.
Molly, Sam e la travolgente sensitiva Oda Mae Brown lasceranno il pubblico senza fiato.

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Vetri rotti - Elena Sofia Ricci

La prima ufficiale di Broken Glass ha avuto luogo al Long Wharf Theatre di New Haven il 1° Marzo 1994. L'edizione italiana ha debuttato a Bologna il 28 febbraio 1995, per la regia di Mario Missiroli, con Valeria Moriconi nella parte di Sylvia Gellburg.

Brooklyn, novembre 1938. Sylvia Gellburg, ebrea, casalinga, viene improvvisamente colpita da un’inspiegabile paralisi agli arti inferiori. Il medico, Herry Hyman, suo coetaneo e conoscente, è convinto della natura psicosomatica del male e, al tempo stesso, è sentimentalmente attratto dalla donna, mentre il marito di Sylvia, Phillip, non riesce ad accettare quanto sta accadendo. Ben presto emerge che Sylvia è ossessionata dalle notizie delle persecuzioni contro gli ebrei in Germania. Sono gli echi della Kristallnacht, ma forse l’angoscia della protagonista per quegli avvenimenti si somma ad altre fonti di frustrazione ed inquietudine… 

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Liolà

Liolà è una commedia d’ambiente siciliano che trae spunto dal quarto capitolo del “Fu Mattia Pascal” e dalla novella “La mosca”.  In questa edizione, abbiamo scelto di collocare il periodo storico a cavallo dei primi anni ’40, mentre il contesto scenografico ci riporta al borgo marinaro di Porto Empedocle, con le costruzioni di un bianco accecante che le incastona perfettamente nel paesaggio della scala dei Turchi, adiacente la casa natia di Pirandello. 

Questa commedia fa ridere ma non è gioconda, è allegra con cattiveria a spese di tutti.  Nel testo, si sente sempre la presenza di un ingegno creatore, che ha quasi la tristezza dell’opera che immagina e una superiore ironica pietà dei personaggi, che fa ridere. Come disse Antonio Gramsci “Liolà è il prodotto migliore dell’energia letteraria di Luigi Pirandello, è una commedia che si riattacca ai drammi satireschi della Grecia antica, Mattia Pascal, il melanconico essere moderno, vi diventa Liolà, l’uomo della vita pagana, pieno di robustezza morale”.

Francesco Bellomo

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Destinati all'estinzione

C’è chi parla con il cane e lo fa mentre lo veste, c’è chi guida mentre manda messaggi con il cellulare e c’è chi vuole fare la rivoluzione ma la fa solo su Facebook, c’è chi parcheggia la macchina nel posto riservati ai disabili “tanto sono 5 solo minuti”.
C’è chi festeggia il complemese, chi dice ciaone e chi fa l’Apericena. Ma soprattutto c’è chi crede che la terra sia piatta e probabilmente si è anche convinto che la colpa sia di Silvio.
Sono questi i piccoli segnali che fanno presagire un ritorno… quello dei Dinosauri.
Amici miei, che ci piaccia o no, siamo “DESTINATI ALL’ESTINZIONE”.

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Le allegre comari di Windsor

La scrittura di Edoardo Erba e la regia di Serena Sinigaglia riadattano, tagliano e montano con ironia Le allegre comari di Windsor, innestando brani, suonati e cantati dal vivo dal Falstaff di Verdi.

In scena solo la signora Page, la signora Ford, la giovane Anne Page e la serva Quickly, che danno parola anche ai personaggi maschili, assenti ma molto presenti: mariti, amanti, e, soprattutto, il più grande, non solo per stazza, Falstaff. Da lui tutto comincia e con lui tutto finisce. Le lettere d’amore che il Cavaliere invia identiche alle signore Page e Ford sono lo stimolo per trasformare il solito barboso e very british pomeriggio di tè in uno scatenato gioco dell’immaginazione, del desiderio, del divertimento. “Punire” quel porco di Falstaff, che osa far loro esplicite richieste d’amore, diventa il grimaldello per sentirsi ancora vive. Senza Falstaff, non ci sarebbe divertimento o sfogo per le signore Page e Ford, che, come le Desperate Housewives, sono donne di mezza età, borghesi, annoiate e un pizzico bigotte, con routine consolidate, mariti assenti e desideri sopiti.

 
«Per la sua ostentata dissolutezza in Falstaff si possono scorgere dei tratti di Don Giovanni e respirare aria buona di libertà; nella sua evidente “decadenza” si rispecchia quanto di più umano e disarmato si possa concepire», ci racconta la Sinigaglia, che ha voluto in scena anche una fisarmonicista che, oltre a suonare dal vivo le note di Verdi, interpreta Fenton, il grande amore di Anne, «un ruolo “en travesti” – prosegue – come vuole la tradizione shakespeariana (ma al contrario!)».

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Arlecchino servitore di due padroni

Un gioioso tuffo nella Commedia dell’Arte con l’Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni per la regia di Valerio Binasco, che si confronta con la grande tradizione comica italiana in questo formidabile congegno teatrale dai meccanismi vorticosi.

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THE FULL MONTY – IL MUSICAL

A vent’anni dalla prima edizione del Musical di Broadway, torna in Italia una riedizione totalmente rinnovata a firma di Massimo Romeo Piparo. Protagonisti d’eccellenza i campioni di incasso di Mamma Mia!, Paolo Conticini e Luca Ward che, con Gianni Fantoni, Jonis Bascir, Nicolas Vaporidis e un grande cast con orchestra dal vivo, daranno “corpo” e anima ai disoccupati più intraprendenti della Storia del Musical. Ovviamente, per le spettatrici più “golose”, sul finale è garantito il “full monty” (servizio completo…). Dal team creativo e i protagonisti di Mamma Mia!, un altro imperdibile successo prodotto dalla Peeparrow Entertainment che vi farà saltare sulle poltrone con una colonna sonora travolgente, tante risate e una bellissima storia di riscatto sociale.

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Giusto la fine del mondo

Una storia, quella di Louis, che si è drammaticamente intrecciata con la vicenda personale dell’autore, morto di AIDS a 38 anni. Dopo essere stato lontano da casa per dodici lunghi anni, torna nel suo paese natale per rivedere i suoi familiari e comunicare loro la notizia della sua malattia e della sua imminente morte. Ad aspettarlo, la madre vedova, i due fratelli Antoine e Suzanne, e la cognata Catherine. Una storia dell’incomunicabilità nella quale nessuno riesce ad esprimere i propri sentimenti, dove il dialogo si riduce a inutili tentativi di riempire il vuoto con le parole. Un testo dalla poetica dirompente costruito su lunghi flussi emotivi in cui ogni personaggio grida la propria insoddisfazione e frustrazione.

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Sherlock Holmes

Non tutti forse sanno che nel 1888 Sir Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, fu chiamato più volte da Scotland Yard ad offrire la sua consulenza a proposito degli efferati delitti che in quegli stessi anni coinvolgevano la Londra Vittoriana. Il noto scrittore scrisse a Scotland Yard le sue intuizioni e le sue congetture a proposito dell’identità del famoso serial killer, soprannominato Jack lo squartatore. Molti di questi scritti sono stati ritrovati da Hellen Salfas (in realtà uno pseudonimo dietro il quale si nasconde la penna di un notissimo drammaturgo
inglese) e utilizzati per la stesura di questa originale pièce di teatro che unisce la fantasia di un personaggio inventato ma noto in tutto il mondo come Sherlock Holmes con la realtà di uno dei più crudeli assassini di quegli anni. L’accostamento, seppur azzardato, è di certo molto intrigante e sorprendente, tanto che più di una volta il grande cinema ha raccontato in almeno due pellicole questo coinvolgente accostamento, Murder by degree di Bob Clark (noto in Italia con il titolo di Assassinio su commissione) con due grandi attori come Cristopher Plummer e James Mason e
A study in terror (Sherlock Holmes: notti di terrore) dove il grande detective viene chiamato ad investigare sui misteriosi delitti di Whitechappel seguendo proprio il sentiero e gli indizi realmente indagati e analizzati da Scotland Yard in quegli anni. Ricard Reguant già regista di Dieci piccoli indiani che da tre stagioni continua le repliche italiane con successo di pubblico e critica, ha adattato e diretto per il Teatro Apolo di Barcelona questa nuova ed originale avventura , mai vista sino ad ora sul palcoscenico, ricreando i personaggi dalla penna di Conan Doyle, apportando
una freschezza e modernità nei linguaggi e nei contenuti avvicinando così Sherlock Holmes anche alle nuove generazioni che da diversi anni, oramai, seguono i nuovi restyling cinematografici e televisivi sulla figura di Sherlock e del Dott. Watson. Nel 2018 sono stati celebrati i 130 anni da quando è stato pubblicato il primo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle sul famoso detective. Più di un secolo dopo Sherlock è più vivo che mai con 3 serie televisive, film d’azione con attori internazionali, cartoni animati e numerosi studi sulle applicazioni della logica impiegata dall’autore nelle indagini criminali moderne. Questo significa che il personaggio di Holmes ha oltrepassato l’epoca e la letteratura per trasformarsi in un’icona moderna dove le sue storie non sono più meri gialli polizieschi ma entrano nella realtà di tutti i giorni sollevando domande sul potere politico, investigativo e sociale.

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Mine Vaganti

Il giovane Tommaso torna nella grande casa di famiglia a Lecce con l’intenzione di comunicare al variegato clan dei parenti chi veramente è: un omosessuale con ambizioni letterarie e non un bravo studente di economia fuori sede come tutti credono. Ma la sua rivelazione viene bruciata sul tempo da una rivelazione ancora più inattesa e scioccante del fratello Antonio. Tommaso è costretto a fermarsi a Lecce, rivedere i suoi piani e lottare per la verità, contro un mondo famigliare pieno di contraddizioni e segreti.

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Felicità Tour

È un gran ritorno ai monologhi dal vivo, dopo la parentesi dello spettacolo corale ‘’Il principe abusivo a teatro’’ con Christian De Sica.

La scelta di ritornare sulle tavole del palcoscenico è stata spinta soprattutto dalla voglia di potermi confrontare con il pubblico, perché lo spettatore è l’unico vero metronomo della vita di un artista. Sentire un applauso, una pausa, guardarsi negli occhi resta ancora l’unico deterrente contro l’incomunicabilità, oggi più che mai, accentuata dalla realtà virtuale.
In questo viaggio artistico non sarò da solo ma ad accompagnarmi ci sarà il maestro e compositore Umberto Scipione che dal vivo suonerà e segnerà le tappe cinematografiche della mia carriera da Benvenuti al Sud passando per il Principe Abusivo e si Accettano Miracoli per concludersi con Mister Felicità.
I monologhi saranno l’occasione per poter raccontare non solo il dietro le quinte di queste pellicole ma anche l’opportunità per poter parlare delle differenze tra Nord e Sud, tra ricchi e poveri e di sviscerare quelle che si propongono come le nuove tendenze religiose, ma soprattutto evidenziare i tic e le manie di una società divisa tra ottimisti e pessimisti, tra disperati di professione e sognatori disoccupati.
Tutto questo per un unico obiettivo, divertirsi insieme.
Anche perché come dico nel film ‘’Mister Felicità’’ ‘’quando si è da soli la felicità dura poco, ma se condivisa dura nu’ poco e’ cchiu’’.

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Un tram che si chiama desiderio

La leggenda vuole che fosse proprio su un tram, su cui girovagava da studente, che il giovanissimo Tennessee Williams si facesse l’idea di un dramma che svelava il lato oscuro del sogno americano. Questa storia divenne il capolavoro di Williams un testo amato, odiato, comunque conosciuto in tutto il mondo, una pietra miliare del teatro e del cinema che ancora oggi si continua a leggere e a vedere rappresentato con interesse ed emozione: una storia in tre atti che alzava il velo sulla macchina oppressiva della famiglia, dell’anima ipocrita dei pregiudizi, la feroce stupidità delle paure morali.
La regia dello spettacolo è affidata ad un grande maestro di fama internazionale: Pier Luigi Pizzi, fondatore con Giorgio De Lullo, Romolo Valli e Rossella Falk della “Compagnia dei giovani”. Regista, scenografo, costumista ha dedicato le sue immense doti di creatività e sensibilità al servizio di spettacoli teatrali sia di prosa che di lirica, con lavori che hanno segnato il percorso e l’evoluzione della storia del Teatro. Ogni suo spettacolo porta il segno dell’eccezionalità.
Il ruolo di Blanche DuBois è affidato a Mariangela D’Abbraccio, grande interprete del nostro teatro, reduce dai successi di Filumena Marturano per la regia di Liliana Cavani.
Kowalsky è interpretato da Daniele Pecci, attore affermato del cinema italiano. 

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Il nodo

Un’aula di una scuola pubblica. È l’ora di ricevimento per una insegnante di una 5° classe elementare. È tesa, ha la testa altrove, è in attesa di una telefonata che non arriva mai. Al colloquio si presenta inaspettatamente la madre di un suo allievo. Vuole parlarle, ma non sarà un dialogo facile. Suo figlio alcuni giorni prima è stato sospeso, è tornato a casa pieno di lividi e lei vuole a tutti i costi capire il perché. È stato vittima di bullismo o forse lui stesso è stato un molestatore... forse l’insegnante l’ha trattato con asprezza...
Sciogliere questo nodo, cercare la verità è l’unica possibilità a cui aggrapparsi. Perché, come conseguenza del fatto, il figlio ha commesso qualcosa di tremendo, di irreparabile. E solo un confronto durissimo tra le due donne potrà dare un senso al dolore, allo smarrimento e al loro reciproco, soffocante senso di colpa.

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Roger

L’azione si svolge interamente su un campo da tennis e rappresenta un’immaginaria e tragicomica partita tra un generico numero due e l’inarrivabile numero uno del tennis di tutti i tempi, un fuoriclasse di nome Roger. Chi si trovasse a dare un’occhiata al testo letterario e poi al monologo teatrale che ne ho tratto, troverebbe una grande differenza con lo spettacolo che vedrà: tutto l’apparato realistico, compresi oggetti di scena ed effetti sonori, sulla scena non c’è. Man mano che insieme a Emilio Solfrizzi mettevamo in scena il testo ci siamo resi conto che potevamo elevare la posta della nostra scommessa puntando a una rappresentazione completamente affidata alla centralità della parola e dell’attore. Mi sono ricordato del “cuntastorie”, una arcaica forma di attore totale siciliano di cui racconta Pitré, un attore di strada provvisto di tre panche per il pubblico e di due spade, unici supporti per raccontare e rappresentare al suo pubblico l’intero ciclo della tavola rotonda. Così, forte dell’interprete che avevo, ho cominciato a togliere e a semplificare, fino a che in scena sono rimaste solo le poche righe bianche che disegnano un campo da tennis e due sedie, quelle sulle quali, nei cambi campo, i tennisti si riposano. Appena siamo stati in grado, da molto presto, abbiamo cominciato a ospitare degli spettatori. Prima due, poi quattro, dodici, trenta, per mettere a punto e verificare gli effetti comici e quelli drammatici. Gli spettatori ci hanno detto che avevano visto il campo, l’arbitro, la palla, la racchetta, i colpi e, fidandoci di loro, affrontiamo una verifica più vasta e impegnativa, sperando che la metafora, prima nascosta e poi svelata, che il testo contiene trovi in questo modo la strada per arrivare al cervello e al cuore del pubblico che vorrà condividere con noi questa esperienza.

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Angelo Duro - Da Vivo

Dopo il successo di pubblico e di critica dell’ultima tournée teatrale che ha registrato ovunque il sold out, Angelo Duro con la sua comicità dissacrante torna a calcare il palcoscenico del Teatro Brancaccio con il nuovo spettacolo (anche se lui non lo chiama spettacolo ma “stile di vita”) DA VIVO. Si annuncia esilarante il one man show del comico da quasi due milioni di followers, seguitissimo dal pubblico per la sua ironia cinica e imprevedibile che fa ridere e insieme riflettere. È lui stesso ad affermare: : “Chi vi dice che parlerò? Posso starmene pure quaranta minuti in silenzio. Chi me lo vieta?”. Bisognerà vederlo live per scoprire cosa racconterà questa volta.

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L'uomo, la bestia e la virtù

Il “trasparente” signor Paolino, professore privato, ha una doppia vita: è l'amante della signora Perella, moglie trascurata di un capitano di mare che torna raramente a casa, ha un'altra donna a Napoli ed evita di avere rapporti fisici con la moglie, usando ogni pretesto. La tresca potrebbe durare a lungo e indisturbata ma, inaspettatamente, la signora Perella rimane incinta del professore.

Paolino è costretto dunque ad adoperarsi per gettare la sua amante fra le braccia del marito, studiando tutti i possibili espedienti. Il caso è drammatico, perché il Capitano Perella si fermerà in casa una sola notte e poi resterà lontano almeno altri due mesi. Paolino dovrà allora ingegnarsi per salvare la propria dignità e quella della signora Perella, a qualsiasi costo, per obbligarne il marito ai doveri coniugali e far passare suo figlio per figlio legittimo del Capitano Perella e della moglie.

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Imitation of Life

Arriva sul palco dell’Argentina Imitation of Life, il capolavoro iperrealista di Kornél Mundruczó, rinomato regista e sceneggiatore cinematografico ungherese tra i più significativi e apprezzati nel panorama contemporaneo internazionale. Un docudramma intenso e avvincente, di eccezionale intensità, che posa uno sguardo lucido sulle contraddizioni di una società – ungherese e non solo – in cui sempre più la violenza e la discriminazione si presentano come risposte ad un disagio profondo, strutturato, radicato. Opera multimediale, suggestiva ma di spirito fortemente naturalista, lo spettacolo ha ricevuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti internazionali, che ne hanno premiata la sorprendente proposta scenica, che abbandona la violenza e la
provocazione per offrire uno scorcio intimo e silenzioso del destino degli individui. 

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Musicanti

Musicanti racconta la storia di Antonio, un uomo che torna a Napoli dopo 25 anni, quando ancora era bambino a seguito della morte della madre. Detesta questa città, ma ha ricevuto un lascito testamentario dal padre, uno storico locale del porto, oggi in crisi. Si chiama Ue’ Man, tutti temono che lui non veda l’ora di chiuderlo, ma...

Sul palco un cast di talentuosissimi artisti e le più belle melodie di Pino Daniele che verranno suonate live da una band resident d’eccezione composta da celebri nomi e “amici” di Pino.

Lo spettacolo mette in relazione le canzoni più significative dei primi album del cantautore napoletano - il suo rock, il blues, il jazz, il soul - con la drammaturgia e la tradizione partenopea per dare vita a un’esperienza musicale-teatrale unica nel suo genere.

Ogni sera il pubblico potrà ascoltare, negli arrangiamenti originali, tra le altre: NA TAZZULELLA ‘E CAFE’, A ME ME PIACE ’O BLUES, I SAY I STO ‘CCA, NAPULE E’, VIENTO, YES I KNOW MY WAY, JE SO’ PAZZO, CAMMINA CAMMINA, LAZZARI FELICI, MUSICA MUSICA, TUTTA N’ATA STORIA, QUANNO CHIOVE e molte ancora...?

In Musicanti la storia svela le molteplici identità di una città difficile, densa di culture e ricca di contraddizioni in cui potersi specchiare attraverso i temi dell’amore, del coraggio, dell’amicizia, dell’integrazione, la lotta per i propri ideali e la libertà di poter essere se stessi.

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Rugantino

Il grande successo di ogni tempo torna al Sistina con una nuova coppia. Serena Autieri e Michele La Ginestra saranno i protagonisti di uno dei titoli storici dei padri fondatori del Sistina Garinei & Giovannini: RUGANTINO con le indimenticabili musiche del M° Armando Trovajoli. Il Sistina prosegue la propria tradizione riportando sul palco l’allestimento storico originale con le scene e i costumi di Giulio Coltellacci che hanno fatto gioire tre generazioni di romani e non solo. La versione in scena è una nuova straordinaria occasione di rivivere un grande classico nella sua confezione integra. Lo spettacolo spesso sold-out nella scorsa stagione ai conferma con il suo grande cast e con Edy Angelillo e Giulio Farnese nei ruoli di Eusebia e Don Niccolò.

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Bartleby lo scrivano

Un ufficio. A Wall Street o in qualunque altra parte del mondo, poco cambia. È una giornata qualunque nello studio di un avvocato, un uomo buono, gentile, così anonimo che non ne conosciamo nemmeno il nome. Ogni giorno scorre identico, noioso e paziente, secondo le regole di un moto perpetuo beatamente burocratico, ovvero: meccanico e insensato. 
In questo ufficio popolato da una curiosa umanità – due impiegati che si odiano fra di loro e cercano di rubarsi l’un l’altro preziosi centimetri della scrivania che condividono, una segretaria civettuola che si fa corteggiare a turno da entrambi ma che spasima per il datore di lavoro, e una donna delle pulizie molto attiva e fin troppo invadente – un giorno, viene assunto un nuovo scrivano. 
Bartleby si chiama, e fa lo scrivano. Copia e compila diligentemente le carte che il suo padrone gli passa. Finché un po’ di sabbia finisce nell’ingranaggio e tutto si blocca. Senza una ragione. Senza un perché.
Un giorno Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta, dalla più semplice alla più normale in ambito lavorativo, con una frase che è rimasta nella storia: “Avrei preferenza di no”. Solo quattro parole, dette sottovoce, senza violenza e senza senso, ma tanto basta. Un gentile rifiuto che paralizza il lavoro e la logica: una sorta di inattesa turbolenza atmosferica che sconvolge tanto l’ufficio che la vita intima del datore di lavoro

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The Opera Locos

Dopo il grande successo in Spagna, Francia e Messico arriva in Italia THE OPERA LOCOS per poi proseguire la sua tournee in Usa, Canada e Gran Bretagna!

Cinque tra i più famosi cantanti lirici del mondo sono convocati per un evento unico che ripercorre i più grandi classici dell'opera. Le premesse sono quelle per una serata gloriosa… o così sarebbe dovuto essere. L'evento inizia alla grande ma ben presto sembra chiaro che il palcoscenico è troppo piccolo per accogliere degli ego così ingombranti. Il caotico risvolto dello spettacolo originerà momenti di incredibile comicità per il pubblico che sarà testimone di un inesorabile scontro di cinque vanesie “prime donne” in una sfida fino all’ultima Aria. Sarà una serata da ricordare!
La trama segue cinque personaggi pazzi che si esprimono attraverso frammenti di Arie di opere famose, mescolate tra di loro o con temi di varietà, riorganizzati o parodiati.

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Morte di un commesso viaggiatore

Tracciando bilanci del secolo che si concludeva, agli inizi dell’anno 2000 la rivista Time elencò i dieci lavori teatrali più significativi del Novecento. Il primo posto assoluto toccò a I sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello. Il secondo andò a Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller: senza alcun dubbio la Grande commedia americana, quella che gli americani sentono come più autenticamente “loro”. Viene ripresa in continuazione in tutto il mondo, ma con Broadway ha un rapporto particolare. In una occasione particolarmente solenne, cinque o sei anni fa, il grande Mike Nichols la mise in scena riproducendo meticolosamente scene, costumi, musica e regia dell’edizione originale del 1948, con un interprete di eccezione come Philip Seymour Hoffman. Alla fine dell’ultima replica di questa produzione il pubblico come se si fosse dato un segnale non applaudì ma si alzò in piedi compatto, come davanti a un rito. 

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Che disastro Peter Pan

Dal 2016 il pubblico di tutta Italia apprezza ed applaude il “tragico” cast di Che disastro di commedia - versione Italiana del pluripremiato successo planetario The play that goes wrong, - rappresentata con successo al Teatro Brancaccio, dove una compagnia amatoriale nel corso della recita è sottoposta a una serie di imprevisti che mettono a dura prova la loro professionalità.

Dagli stessi autori, arriva CHE DISASTRO PETER PAN, versione Italiana della commedia inglese campione d’incassi Peter Pan goes wrong e promette di aumentare il caos e le risate che ne scaturiscono, determinando l’ennesimo fallimento della sgangherata Compagnia amatoriale dello sperduto “Sant’Eufrasio Piedimonte”, compagnia che si ripropone ancora più ambiziosa rispetto al passato.  Quando il regista apparirà sul palcoscenico, con il suo assistente/co-regista si inizieranno a percepire le tensioni alla base di questa ennesima, tentata, impresa teatrale. Come per Che disastro di commedia, le porte non si apriranno, gli oggetti scompariranno per ricomparire altrove, gli effetti sonori saranno inevitabilmente anticipati o ritardati e gli attori, impegnati in ruoli multipli, combatteranno ancora una volta contro inconvenienti tecnici e non ricordando le battute, intrappoleranno gli altri in “loop” esasperanti. Una farsa che cela un intenso lavoro sugli attori e trucchi teatrali sorprendenti.

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Che disastro Peter Pan

Dal 2016 il pubblico di tutta Italia apprezza ed applaude il “tragico” cast di Che disastro di commedia - versione Italiana del pluripremiato successo planetario The play that goes wrong, - rappresentata con successo al Teatro Brancaccio, dove una compagnia amatoriale nel corso della recita è sottoposta a una serie di imprevisti che mettono a dura prova la loro professionalità.

Dagli stessi autori, arriva CHE DISASTRO PETER PAN, versione Italiana della commedia inglese campione d’incassi Peter Pan goes wrong e promette di aumentare il caos e le risate che ne scaturiscono, determinando l’ennesimo fallimento della sgangherata Compagnia amatoriale dello sperduto “Sant’Eufrasio Piedimonte”, compagnia che si ripropone ancora più ambiziosa rispetto al passato.  Quando il regista apparirà sul palcoscenico, con il suo assistente/co-regista si inizieranno a percepire le tensioni alla base di questa ennesima, tentata, impresa teatrale. Come per Che disastro di commedia, le porte non si apriranno, gli oggetti scompariranno per ricomparire altrove, gli effetti sonori saranno inevitabilmente anticipati o ritardati e gli attori, impegnati in ruoli multipli, combatteranno ancora una volta contro inconvenienti tecnici e non ricordando le battute, intrappoleranno gli altri in “loop” esasperanti. Una farsa che cela un intenso lavoro sugli attori e trucchi teatrali sorprendenti.

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Don Chisciotte

Chi è pazzo? Chi è normale?
Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. Di più: forse ci vuole una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per compiere atti eroici.
La lucida follia è quella che ti permette di sospendere, per un eterno istante, il senso del limite: quel “so che dobbiamo morire” che spoglia di senso il quotidiano umano, ma che solo ci rende umani.
L'animale non sa che dovrà morire: in ogni istante è o vita o morte. L'uomo lo sa ed è, in ogni istante, vita e morte insieme. Emblematico in questo è Amleto, coevo di Don Chisciotte, che si chiede: chi vorrebbe faticare, soffrire, lavorare indegnamente, assistere all’insolenza dei potenti, alle premiazioni degli indegni sui meritevoli, se tanto la fine è morire?
Don Chisciotte va oltre: trascende questa consapevolezza e combatte per un ideale etico, eroico. Un ideale che arricchisce di valore ogni gesto quotidiano. E che, involontariamente, l'ha reso immortale.
È forse folle tutto ciò? È meglio vivere a testa bassa, inseriti in un contesto che ci precede e ci forma, in una rete di regole pre-determinate che, a loro volta, ci determinano? Gli uomini che, nel corso dei secoli, hanno osato svincolarsi da questa rete - avvalendosi del sogno, della fantasia, dell'immaginazione - sono stati spesso considerati “pazzi”. Salvo poi venir riabilitati dalla Storia stessa. Dopotutto, sono proprio coloro che sono folli abbastanza da credere nella loro visione del mondo, da andare controcorrente, da ribaltare il tavolo, che meritano di essere ricordati in eterno: tra gli altri, Galileo, Leonardo, Mozart, Che Guevara, Mandela, Madre Teresa, Steve Jobs e, perché no, Don Chisciotte.

Alessio Boni

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Dolore sotto chiave

Un dittico con la regia di Carlo Cecchi che riunisce due atti unici di Eduardo De Filippo: Dolore sotto chiave e Sik-Sik, l’artefice magico. Due piccoli gioielli della tradizione eduardiana che sono una riflessione sul mondo del teatro come metafora della vita.
Il grande maestro del teatro Carlo Cecchi, funambolo e innovatore della scena che ha attraversato il Novecento, restituisce con questo dittico l’amarezza e il realismo di Eduardo De Filippo, la sua capacità di graffiare anche con una sola, fulminea invenzione paradossale. Un incontro tra due intelligenze severe, inflessibili e rivoluzionarie del palcoscenico che hanno da sempre combattuto, dentro e fuori la scena, per un “teatro vivente”. Un rigoroso esempio di coscienza critica nel classico gioco “del teatro nel teatro”, proprio attraverso quella contrapposizione tra realtà e finzione, spinta oltre l’asfittico dibattito tra vita e forma. Due anime artistiche vigorose si saldano così sulle tavole del palcoscenico, per entrambi “specchio” in cui la realtà si riflette nella finzione e viceversa. Con Dolore sotto chiave e Sik-Sik, l’artefice magico Carlo Cecchi offre al pubblico un doppio Eduardo, dalla prospettiva e con lo sguardo di un uomo, prima che un artista, che ha dedicato una carriera e una vita all’arte del teatro.

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La classe

I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente che ha ulteriormente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, paradossalmente, ha anche portato lavoro, non ultima la costruzione di un muro intorno al campo per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina.

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Paolo Borsellino - Essendo Stato

Arrivano per la prima volta in scena le parole pronunciate da Paolo Borsellino che gli Italiani non hanno mai ascoltato, raccontate da Ruggero Cappuccio. 

Proprio sull'ultimo secondo di vita di Paolo Borsellino, il 19 luglio del 1992, si concentra il testo di Cappuccio, che dilata questo singolare residuo di tempo e denuncia la solitudine in cui i due magistrati sono stati lasciati, perché esiste una parte deviata dello Stato che vuole controllare la piaga rappresentata dalla mafia ma non guarirla: di quell'infezione ha infatti bisogno, anche per mettere a morte le parti sane del suo corpo che desidera siano messe a morte.

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Barbara Foria in EU...FORIA

Approda  per una one night al Teatro Brancaccio la prorompente comicità dell’attrice napoletana con il meglio della sua produzione artistica e dei suoi personaggi.

“IL MEGLIO DI…” raccoglie il meglio dei monologhi che Barbara Foria ha scritto e portato in scena nell’ultimo decennio nei migliori teatri italiani.

Uno spettacolo che contiene tutte le risposte alle domande che nessuno le ha mai fatto. Perché il problema, checché ne dica la Mannoia, non è tanto quello che le donne non dicono, ma quello che le donne dicono e gli uomini non capiscono!

Per fortuna con l’età si diventa più saggi e così impari finalmente a vivere; impari a mostrare gli anni e nascondere i danni; impari che quando la vita ti offre limoni la cosa migliore è cercare qualcuno da limonare; impari che la forma dell’amore non e’ a cuore ma rotonda, un po’ come la sua pancia ed i tuoi fianchi, e ti accorgi così che innamorarsi a 20 anni significa avere tanti sogni nel cassetto, ma superati i 40 in quel cassetto trovi solo un sacco di medicine ordinanatamente disposte in ordine alfabetico.

In fondo va bene così: il compito di renderci felici non spetta agli altri, ma a noi stesse.

Dobbiamo solo cominciare a farci del bene: non fiori, ma sandali di Jimmy Choo, non massaggi, ma viaggi a Cuba!

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Processo a Gesù

In occasione del 40º anniversario della scomparsa di Diego Fabbri, la Gitiesse Artisti Riuniti e la Compagnia Molière mettono in scena da gennaio 2020 “Processo a Gesù” con la regia di Geppy Gleijeses e 19 attori (tra cui 10 allievi attori all’ultimo anno di corso delle migliori scuole di teatro d’Italia). Il capolavoro di Diego Fabbri è un testo di strabiliante attualità e ci interroga sul senso della Fede, sulla giustizia, sulla solidarietà, fruga nell’intimo delle nostre coscienze stimolandoci a una riflessione profonda sulla forza della figura di Cristo oggi, portando lo spettatore, ateo o credente che sia, a interrogare sé stesso e la propria anima.
Un gruppo di ebrei scampati alla Shoah, celebra da anni il rito ormai consunto di un processo a Gesù, con attori che di volta in volta interpretano gli apostoli, Pilato, Caifa, Maria, la Maddalena ed altri. Questo processo si è sempre concluso con un verdetto di condanna, ma stavolta gli spettatori non ci stanno, protestano, si indignano e vogliono l’assoluzione. Il testo si conclude con un’agghiacciante testimonianza di una vecchietta che si occupa delle pulizie del teatro: ha perso un figlio, ed è come se ora non volesse perderne un altro…
L’interazione tra gli attori in platea e quelli in palcoscenico ricorda testi pirandelliani come “Ciascuno a suo modo” o “Questa sera si recita a soggetto”, ma con una violenza ed una profondità modernissime.

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Omaggio a Fabrizio De André

Una delle poche band riconosciute ufficialmente dalla “Fondazione De André” che ha collezionato diversi sold out nei teatri italiani,  il prossimo 7 aprile conterà una line up di ben 7 musicisti ad accompagnare la straordinaria voce solista di Luca Cionco, affiancati per l’occasione da un eccezionale ospite d’onore: Michele Ascolese storico chitarrista di De André.

A raccontare, insieme alla voce solista, il genio intramontabile del Faber saranno presenti sul palco Edoardo Fabbretti alla batteria e percussioni, Glauco Fantini al basso, Simone Temporali alle tastiere, moog e flauto, Antonello Pacioni alla chitarra, bouzouki e mandolino, Eleonora Giosué al violino e Alessandro Famiani alla fisarmonica, Massimiliano Pioppi al pianoforte e tastiera, voce e cori Daniela di Rienzo.

 

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Le affinità elettive

Ne Le affinità elettive c’è un grande gioco di equilibri e contrasti tra essere e dover essere, tra istinto e ragione, tra sensualità e moralità, tra immediatezza e riflessione, tra destino e volontà. Il tentativo è quello di mostrare le forze che provengono dalla dissoluzione del matrimonio. La passione perde tutto il suo diritto, la sua felicità e la sua potenza quando cerca di venire a patti con l’agiata e garantita vita borghese.

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Nel Nostro Piccolo - Ale e Franz

Nel nostro piccolo è un viaggio alla ricerca del nostro punto di partenza, quello che ha mosso la nostra voglia e ricerca di comicità̀. Ma Ridendo. Il racconto di un mondo visto dalla parte di chi ha il coraggio, con le proprie idee, di vedere dentro la vita di ognuno. Raccontare le piccolezze, le sconfitte, le paure che ci accompagnano. Sempre Ridendo. Il coraggio di vivere storie non sempre vincenti. La forza di trasmettere emozioni vere: i fallimenti di una vita, la delusione degli ideali, la conoscenza profonda di sentimenti penetranti, come l’amore. La gioia della vita. Ridendo ovviamente. Ridendo riusciamo a scoprire i nostri difetti.
La risata è il nostro veicolo fondamentale per riuscire a parlare di noi senza prenderci troppo sul serio.

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Misericordia

Emma Dante porta sul palco dell’Argentina le atmosfere tragiche ed esuberanti del suo teatro per parlarci di una ferita italiana: quella della disperata e sconfinata solitudine di un popolo di donne offese dalla violenza. Sul palcoscenico la storia di «tre puttane e un ragazzo menomato che vivono in un tugurio» dà vita ad una realtà squallida, intrisa di povertà, analfabetismo e provincialismo, per esplorare l’inferno di un degrado terribile, sempre più ignorato dalla società.

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Uccio De Santis - Non so che fare prima

Lo show racconta, in forma di monologo e di sketch a due, la vita di un comico “per vocazione”. Dagli esordi per vincere la timidezza, alle feste in casa, al suo grande amore: il teatro. Un viaggio nei ricordi che dipinge tanti gustosi quadretti familiari. Si racconta il presente con divertenti siparietti tra moglie e marito sulla vita di ogni giorno. Storie in cui ognuno si può identificare e ridere di gusto con tanta buona musica.

In questa avventura Uccio De Santis sarà accompagnato dai volti storici del programma Umberto Sardella ed Antonella Genga. Non mancano le divertenti interazioni con il pubblico, vero cavallo di battaglia dell’artista pugliese, creando dei siparietti comici di gran coinvolgimento.

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Io, Don Chisciotte

Balletto di Roma si prepara ad accogliere il grande e auspicato ritorno del coreografo più applaudito d’Italia. Fabrizio Monteverde si riaffaccia sulla scena dopo l’ultimo lavoro realizzato per la storica compagnia romana nel 2014, “Il Lago dei Cigni ovvero il Canto”, ispirato a uno dei più importanti balletti del repertorio classico su musica di P. I. Čajkovskij.

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Antonello Costa - Gran Casinò

Un formidabile corpo di ballo, la soubrette Annalisa Costa, Gianpiero Perone, spalla esilarante e complice, accompagnano il comico siciliano in questa nuova peripezia scenica.

Il casinò OLIMPIC è in crisi. Le poche presenze e la concorrenza di un casinò rivale di proprietà di Don Antonino ne minacciano la chiusura.

Il direttore (Gianpiero Perone) e la sua assistente (Annalisa Costa) decidono di chiamare un comico (Antonello Costa) per organizzare degli spettacoli che attirino nuovi clienti.

Riusciranno a salvare il casinò?

L'unica cosa sicura è che il pubblico si divertirà tantissimo.

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La valle dell’Eden

Uno dei capolavori della narrativa americana al Teatro Argentina con La valle dell’Eden diretto da Antonio Latella. Una messinscena-evento dal bestseller di John Steinbeck che riflette sugli interrogativi, i timori e le speranze del nostro tempo mettendo al centro la parola: quella del grande scrittore e quella data in voce, vibrante sul palco, in lotta tra creazione e responsabilità.

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Hollywood Burger

Sotto lo sguardo impietoso di un inserviente di colore che ha subito chiare le intenzioni di due scrocconi (nessuno dei due ha nemmeno i soldi per pagarsi l’hamburger ordinato), i due disgraziati si raccontano la loro surreale “carriera” cinematografica tra parti memorabili di cui però tutti ignorano l’esistenza perché
tagliate al montaggio, o ruoli entrati nell’Olimpo di Hollywood, ma non riconducibili a nessuno dei due.

In un crescendo di battute esilaranti, situazioni imbarazzanti, ed episodi di vita narrati in maniera tragicomica, si delineano due personaggi incredibili, che man mano che la storia procede riveleranno retroscena incredibili della loro grama esistenza.

Non sapremo mai se quello che si confidano è frutto di una crudele realtà o di una delirante follia ma le loro frustrazioni, le loro aspettative disattese di una improbabile carriera cinematografica, li rende così tragici da farli diventare esilaranti, eroici clown beckettiani del nostro mondo. Dopo decenni, infatti, attendono ancora “l’occasione” e aspettano che passi di lì Jack Nicholson. Aspettando Godot degenera in Aspettando Jack Nicholson: Beckett tracima in Quentin Tarantino.

Un finale totalmente a sorpresa suggella la novità di questo testo originale di Roberto Cavosi che l’inedita coppia teatrale Enzo Iacchetti e Pino Quartullo portano in scena, regalando allo spettacolo la propria personalissima interpretazione sempre a metà tra la commedia e una visione beckettiana di personaggi che fluttuano in scena attendendo un’entità destinata a non manifestarsi mai, eppure evocata continuamente.

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Così è (se vi pare)

Filippo Dini dirige e interpreta un Pirandello (il suo primo) che guarda a Buñuel. In un claustrofobico interno borghese, il mistero della signora Frola e del signor Ponza, suo genero, assume i contorni surreali di un sogno. I veri pazzi? I pettegoli che stanno a guardare.

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